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Antimafia Duemila

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Mafia, intercettazioni, cronisti sotto scorta PDF Stampa E-mail

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di Alberto Spampinato - 10 luglio 2008
Si lamenta spesso la scomparsa dai nostri giornali delle inchieste giornalistiche. Si rimpiangono quelle di una volta: ampie, approfondite, a tutto campo, capaci di illuminare gli angoli bui, di offrire il quadro d'insieme e di collegare tutti gli elementi...

 capaci di indicare, alla politica, alla cultura, alla magistratura, aspetti trascurati, responsabilità da chiarire, vie da battere; in grado di osservare i fatti da un punto di vista estraneo ai giochi di interesse e di potere. Insomma, dalla parte di un lettore, considerato vero dominus, padrone del diritto di essere informato in modo completo, tempestivo ed esauriente.

  Queste inchieste ideali, così perfette, non strumentali, sono probabilmente un mito: il mito di un'età dell'oro del giornalismo forse mai esistita. Ma c'è stata indubbiamente nel nostro Paese un'epoca in cui i giornali pubblicavano grandi inchieste che non si leggono più; inchieste che aiutavano la società a capire, a fare passi avanti, a liberarsi da luoghi comuni e da percezioni distorte, a scoprirsi diversa, e a volte con la coscienza sporca, su grandi temi: l'emigrazione, lo sviluppo distorto, il sacco edilizio, il degrado delle città, la jungla retributiva, la corruzione, il rispetto della legalità, la lotta alla mafia...

  Perché queste inchieste non trovano più sui media lo spazio di una volta? Perché perfino le notizie di cronaca sulla mafia faticano a trovare lo spazio che avevano qualche anno fa? Perché il genere “inchiesta”sopravvive solo in alcuni ambiti ristretti, delimitati, sorvegliati come riserve indiane, come ad esempio Report di Milena Gabanelli?  Certamente non perché non ci sono più giornalisti bravi e coraggiosi come Giorgio Bocca, Enzo Forcella, Mario Pastore, Enzo Biagi ed altri. Tanto è vero che alcune inchieste di alto livello ancora si fanno, ma sempre più spesso non finiscono sui giornali, ma in libri, documentari, al cinema. Allora è giusto fermarsi a riflettere e chiedersi cosa sono diventati i quotidiani, i settimanali, l'informazione giornalistica, nell'era del pluralismo reso possibile più di prima dalla rivoluzione digitale, nell’era delle mille televisioni locali, dell'informazione globale, delle nuove tecnologie informatiche, delle reti interconnesse...

  Questi sono i temi impliciti del convegno su "Mafia, intercettazioni, cronisti sotto scorta" che si svolgerà venerdì prossimo 11 luglio alle 10:30 a Palermo (Villa Zito, via Libertà 52)  per iniziativa del Centro Studi Pio La Torre, della Fnsi e dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti. Il convegno è già in sé stesso un evento, perché è la prima volta che le organizzazioni più rappresentative dei giornalisti si fanno promotori di una iniziativa specifica sul tema non nuovo e sempre più drammaticamente attuale dei giornalisti minacciati dalla mafia. Il titolo indica esplicitamente questa tematica, il sottotitolo indica una proposta che sarà trattata dai relatori: la nascita di un'antimafia dell'informazione, di un osservatorio alto, indipendente che si ponga l'obiettivo di indagare una situazione di rischio drammatica e di grave oscuramento dell’informazione; tema finora trascurato se non proprio rimosso dalla coscienza collettiva, di individuare cause e problemi. E’ importante che si cominci a parlarne , per cercare di porre rimedio, per sostenere le iniziative di chi crede nella funzione sociale insostituibile dell'informazione di cronaca in una società democratica, dove i cittadini hanno il diritto di essere informati dai media in modo indipendente, tempestivo, completo, plurale.

   Gli interrogativi a cui rispondere sono tanti. Vediamone alcuni.

Come rendere più sicuro il lavoro di chi raccoglie informazioni di prima linea sulla criminalità organizzata? Quanto contano sull'attuale condizione di informazione incompleta gli assetti editoriali, la presenza di editori sempre più "impuri", titolari di forti interessi nell'economia e nella politica? Quanto conta una concezione forse troppo elastica del requisito della completezza dell'informazione e degli obblighi che essa comporta?
Quanto influisce un finanziamento pubblico a pioggia, erogato a prescindere dall'imparzialità  e dalla completezza dell'informazione prodotta? Quanto contano leggi e norme sulla libertà di stampa che non prevedono l'accesso diretto del  giornalista alle fonti documentali e agli atti giudiziari, un diritto che i nuovi progetti di legge del governo Berlusconi in materia di intercettazioni e di limitazioni della cronaca giudiziaria rende ancor più ridotto? Quanto influisce il potere economico sulla libertà di stampa sancita dalla Costituzione? Su questa tematica il convegno di Palermo proporrà alcune risposte e  spunti di analisi e di riflessione, partendo dagli incisivi saggi pubblicati sull’argomento dalla rivista del Mulino “Problemi dell’Informazione”.

tratto da: liberainformazione.org 

 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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