| La nostra bandiera non e' Di Pietro |
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Il quale ha ben capito che il PD non fa alcuna opposizione, e non la farà nemmeno domani, e quindi si propone lui, in prospettiva, come alternativa. Un bello scontro tra titani: Berlusconi e Di Pietro! Tutti e due favorevoli al Ponte sullo Stretto, tutti e due favorevoli alla TAV, tutti e due favorevoli alla base di Vicenza, tutti e due favorevoli a tutte le guerre dell'impero, tutti e due capi di partiti personali, che gestiscono l'uno con i denari privati, carpiti al pubblico attraverso attività economiche ampiamente sospette di vari inquinamenti, e in primo luogo dal conflitto d'interessi; l'altro con i denari pubblici recepiti dal finanziamento pubblico dei partiti, dei giornali, etc e incamerati da un partito (l'Italia dei Valori di Di Pietro, intendendosi i suoi personali) in cui non c'è traccia alcuna di democrazia interna. Un'altra padella e un'altra brace. Con una parte dei girotondini che corre dietro a Di Pietro, con l'idea di "guidarlo" da qualche parte. E anche Grillo, e anche Travaglio, sembrano pensare che sia utile cavalcarlo, forse per un pò. Mi fanno venire in mente i "democratici" russi, che abbatterono Gorbaciov e portarono al potere, in trionfo, Boris Eltsin. Anche loro pensavano di "guidare" e invece furono solo delle mosche cocchiere. La Costituzione autoritaria di Russia l'hanno scritta loro. Dunque torniamo a noi. Di Pietro, non dimentichiamolo, è stato uno degli artefici del "successo" di Veltroni. E' un suo alleato. Se vivessimo in un paese normale la prima cosa che il pubblico di Piazza Navona avrebbe dovuto chiedergli, a gran voce, sarebbe stata di spiegare perchè è entrato nel "pacchetto" di Veltroni. Si è sbagliato? Lo dica. Altrimenti saremo costretti a pensare che ci sta prendendo tutti per i fondelli. Una cosa è certa: non può essere Di Pietro la nostra bandiera. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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