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Omicidio Agostino: scoperti nuovi documenti PDF Stampa E-mail

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di Dora Quaranta – 2 luglio 2008

Palermo. Nuovo impulso alle indagini sulla morte misteriosa dell’agente della polizia palermitana Nino Agostino risalente al 5 agosto 1989.



I giudici Domenico Gozzo e Nino Di Matteo titolari dell’inchiesta hanno acquisito nuovi documenti rinvenuti negli archivi della Squadra Mobile che attesterebbero l’attività di antimafia del poliziotto tra le fila dei servizi segreti sempre negata dal Sismi. Sul contenuto di queste carte vige il più stretto segreto istruttorio. Ai primi di giugno è stata scoperta una nota riservata del 1993 a firma del capo del centro di controspionaggio di Palermo alla prima divisione Sismi di Roma. I servizi segreti tenevano sotto controllo l’agire dei giudici. Si legge infatti nella nota: <<Centro controspionaggio di Palermo. Riservato. Oggetto: riapre l’indagine sul delitto Agostino. Data 5 marzo 1993. Secondo quanto è stato possibile apprendere il gip titolare dell’inchiesta sarebbe in possesso di due memoriali consegnati dai familiari dell’Agostino e del Piazza che avrebbero indotto il magistrato a riaprire i due casi, unificandoli. Nei memoriali di cui sopra, acquisiti dal gip, pare che siano contenute affermazioni di una certa gravità in merito al noto episodio del rinvenimento di un ordigno esplosivo nell’estate del 1989 presso la villa all’Addaura del dottor Falcone>>. Sorge spontanea la domanda del perché tanto interessamento da parte del Sismi sul caso Agostino. Permangono ancora i misteri sui viaggi di Agostino a Trapani riferiti da un suo parente e sulle dichiarazioni rese da un suo collega: <<Nino mi disse che collaborava con i servizi segreti per la cattura di Bernardo Provenzano. Nell’ultimo periodo della sua vita appariva molto preoccupato, tanto da portare con sé la pistola anche in occasione di uscite in mare>>.
Nell’inchiesta risulta intanto indagato per l’omicidio Agostino con l’accusa di favoreggiamento aggravato e continuato per aver favorito Cosa Nostra Guido Paolilli, poliziotto ora in pensione che indagò proprio sull’omicidio Agostino fornendo la pista di un delitto passionale. La sua iscrizione nel registro degli indagati è scattata in seguito ad una conversazione intercettata a marzo nella sua casa di Montesilvano a Pescara. In quell’occasione il televisore di Paolilli era sintonizzato su Rai 1 e stava trasmettendo la testimonianza del padre di Agostino che ricordava l’esistenza di un biglietto trovato  nel portafogli di Nino: “Se mi succede qualcosa – era scritto in quel pezzo di carta – andate a cercare nell’armadio di casa”. Il figlio di Paolilli allora chiese al padre: <<Cosa c’era in quell’armadio?>> e il padre rispose: <<Una freca di carte che ho distrutto>>. I pm Gozzo e Di Matteo hanno autorizzato la perquisizione dell’abitazione di Paolilli. Il padre del poliziotto ucciso ha raccontato che <<un giorno Guido Paolilli, che era amico di mio figlio, insistette per venire con noi al cimitero. Incalzato dalle nostre domande sulle indagini, disse che la scoperta della verità non avrebbe fatto piacere. Disse pure che avrebbe fatto il possibile per mostrarci sei fogli>>. Di questi fogli non si è saputo più nulla. In una relazione di servizio diretta ai suoi superiori e redatta ai tempi delle prime indagini Paolilli avrebbe scritto che <<erano state effettuate tre perquisizioni e solo nel corso della terza, in uno stanzino, erano stati rinvenuti sei fogli su cui Agostino scriveva, tra l’altro, di temere per la sua incolumità. I sei fogli vennero sequestrati>>. Negli atti della Squadra Mobile però risultano solo due perquisizioni.
Paolilli interrogato dai pm ha detto che svolgeva servizio scorte. In realtà diversi colleghi lo hanno smentito: <<Svolgeva attività antimafia>>. Paolilli era persona di fiducia di Bruno Contrada ed ha testimoniato a sua difesa nel processo a suo carico. Si riferiva proprio a Paolilli l’agente Agostino quando disse <<Sto collaborando con un amico per la cattura di latitanti>>?
La morte dell’agente Agostino è ancora avvolta dal mistero. Vi è un solo pentito che ha raccontato di questo omicidio, Oreste Pagano, il quale ha affermato: <<Ero al matrimonio di Nicola Rizzuto, in Canada. C’era un rappresentante dei clan palermitani, Gaetano Scotto. Alfonso Caruana mi disse che aveva ucciso un poliziotto perché aveva scoperto i collegamenti fra le cosche ed alcuni componenti della questura. Anche la moglie sapeva, per questo morì>>.
Vincenzo Agostino, il padre dell’agente ucciso, ha promesso di non tagliarsi la barba fino a quando i killer di suo figlio non saranno assicurati alla giustizia. Dopo aver appreso la notizia della incriminazione di Paolilli ha commentato: <<L’ho sempre saputo che la verità bisognava cercarla dentro lo Stato. Non è un caso che i collaboratori di giustizia hanno saputo dire sempre molto poco o niente dell’omicidio di mio figlio e di mia nuora. Probabilmente la mafia è stato il braccio armato di alcuni apparati. Ma quali? E perché? Mio figlio indossava la divisa con onore e dedizione, ma molti suoi colleghi non facevano altrettanto>>.

 
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