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Al Presidente della Commissione sul cambiamento climatico del Parlamento Europeo | Al Presidente della Commissione sul cambiamento climatico del Parlamento Europeo |
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di Giulietto Chiesa-Megachip - 7 luglio 2008
La ringrazio intanto - e aggiungo il mio ringraziamento a tutti i funzionari che l'hanno aiutata in questo difficile lavoro - per la vastità delle acquisizioni cognitive di cui anche io ho potuto avvalermi per poter giungere a conclusioni scientificamente fondate. La relazione che lei ha presentato rappresenta un alto punto di approdo, politico e culturale, che onora la funzione legislativa del Parlamento nel suo complesso e sottolinea il ruolo dell'Europa per fronteggiare una crisi che non possiamo esitare a definire "epocale". Per questo voglio, prima di tutto, esprimere il mio apprezzamento. Tuttavia non posso non rilevare, e segnalarle, la mia preoccupazione per lo stato delle cose. Vedo, con grande inquietudine, un netto distacco tra la chiara denuncia della gravità della situazione e un insieme di provvedimenti legislativi, della Commissione che, pur lodevolmente inscritti nell'ambito della funzione di leadership dell'Unione Europea sul tema del climat change, restano molto al di sotto della necessità assoluta di produrre una riduzione delle emissioni di CO2 su scala globale. Credo che alla nostra Commssione clima spetti dunque un compito molto importante. E sono convinto che il documento che porterà la sua firma resterà comunque nella storia del Parlamento Europeo come uno dei momenti di maggiore importanza per cambiare il corso delle cose. Per questo sono convinto che sia necessario innalzare il tono dell'allarme e della preoccupazione del Parlamento, come strumento di spinta verso scelte più coraggiose e realistiche. Sono perfettamente consapevole delle obiezioni (tante volte ascoltate nei dibattiti di questi mesi) secondo cui non si devono gettare allarmi eccessivi che potrebbero incidere negativamente sull'economia e sulla società nel suo complesso. Ma ritengo che al momento attuale l'inclinazione di molti attori sociali (dai produttori automobilistici ai produttori energetici, ma anche ai sindacati) sia pericolosamente oscillante attorno al "business as usual". Mentre noi sappiamo (e so che lei condivide questo mio giudizio) che con politiche di solo "green business" e di "business as usual" non sarà possibile fare fronte ai disastri che si annunciano. Inoltre registro, da parlamentare italiano, che senza una potente spinta politica non si potrà correggere molte scelte della stessa Europa che sono state fatte anni addietro, quando ancora il problema climatico non era neppure giunto all'orizzonte della politica. Scelte che continuano a procedere, senza correzioni, sebbene sia ormai evidente che esse non sono più né compatibili con il nostro ragionamento generale sulle emissioni, né razionali rispetto alle esigenze di spesa e di organizzazione sociale e produttiva e di adattamento al climat change. Mi riferisco al problema dell'Alta Velocità: una progettazione, concepita come di lungo respiro, avviata oltre un decennio fa, ma ormai completamente inadeguata, insostenibile, errata. Eppure sostenuta dall'Europa (oltre che dai governi italiani) con previsioni di impieghi di spesa spropositati e insensati che tra pochi anni si riveleranno totalmente sbagliati. Cioè vedo una parte dell'Europa, il Parlamento, la Commissione Clima, agire in una direzione, giusta, mentre altri segmenti dell'autorità europea procedono in ordine sparso e in direzioni opposte. Come se la mano destra non sapesse neppure ciò che sta facendo la mano sinistra. Spero che lei comprenda l'esigenza che le prospetto e possa introdurre nel ragionamento che proporrà allla Commissione Clima e al Parlamento, quelle sottolineature che sono necessarie per promuovere un reale cambio di marcia dell'Unione nel suo complesso. Con i sensi della mia stima Giulietto Chiesa Tratto da megachip 7 luglio 2008 |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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