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Berlusconi - Mills. Il processo che tormenta il Premier PDF Stampa E-mail
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Berlusconi - Mills. Il processo che tormenta il Premier
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La difesa di Berlusconi però teme soprattutto altri documenti: i file spuntati fuori dal pc di Mills nel febbraio del 2006, quando la Metropolitan police ha fatto irruzione nella sua abitazione. Uno di questi è la bozza della memoria con cui Mills aveva ritrattato la sua confessione del 2004. In due righe, non presenti nell'originale depositato, si cita un incontro, avvenuto nel novembre del 2002, tra Mills, l'attuale deputato Alfredo Messina (ex direttore finanziario di Mediaset) e gli "avvocati Fininvest" alla vigilia della deposizione del legale londinese nel processo (in cui era imputato Berlusconi) Sme-Ariosto. Un episodio che conferma come al di là degli attacchi di facciata - Mills fino ad allora era sempre stato trattato ruvidamente dai difensori del Cavaliere - i rapporti tra lui e il gruppo Berlusconi fossero in realtà più che buoni. Del resto proprio Mills, nella carta segreta di De Pasquale, un memorandum intitolato 'Il dividendo Fininvest e Carlo Bernasconi-Confidenziale', scrive: "Carlo mi assicurò che lui e il suo boss (Berlusconi, ndr) si erano resi conto che avevo fatto quel che dovevo fare e niente di più. Capì anche quanto la saga Berlusconi fosse stata distruttiva per la mia carriera". Poi prosegue, ricordando che Bernasconi "rimase inorridito" quando seppe che buona parte del denaro che gli era stato dato da Fininvest nel 1995 (i 2,4 milioni di sterline) non era stata riscossa da Mills, ma dai suoi partner di studio che lo avevano costretto a dividere la somma (1,5 milioni di sterline al netto delle tasse) con loro. Per questo Bernasconi decise di dargli mezzo milione di sterline. Vediamo come: "Nel settembre '99 Carlo mi chiamò e mi disse che aveva avuto un successo eccezionale in quell'hedge fund (che gli avevo consigliato, ndr) e voleva condividerlo con me. Disse che lui, e non soltanto lui (non fu più preciso né io insistetti - non penso intendesse Berlusconi stesso, ma altri della Fininvest), era molto dispiaciuto per me e che voleva farmi un regalo di circa 500 mila sterline. A dire il vero si scusò che (quella cifra, ndr) non fosse tanto quanto i miei partners mi avevano preso. (...) disse che il regalo sarebbe stato in parte in un hedge fund e parte in contanti. Alla fine mi trasferì 600 mila dollari, valore facciale, nel Torrey Fund (il fondo consigliato da Mills, ndr) nell'ottobre 1999 e mandò l'equivalente di 250 mila dollari alla mia banca di Londra".

Non è chiaro che cosa sia esattamente questo memorandum; Mills, come Berlusconi, rifiuta di farsi interrogare in aula. È probabile però che si tratti di una bozza delle spiegazioni preparate per il fisco inglese che proprio nella primavera del 2004 gli stava facendo le pulci. Nel documento il legale tende infatti a tenere fuori Berlusconi dal giallo politico-finanziario. Esattamente come ha scritto in una lettera ufficiale del 4 maggio inviata agli uffici delle tasse. Resta il fatto che in quei mesi, con chiunque parlasse o a chiunque scrivesse, Mills faceva risalire 'il tesoro' ai suoi affari con la Fininvest. Non con altri clienti. Federico Cecconi, l'avvocato di Mills, ostenta sicurezza: "Dagli atti risulta che quelle somme sono da ricondurre a soggetti ed entità diversi da Bernasconi o da manager Fininvest-Mediaset". Il Cavaliere, invece, è tutt'altro che tranquillo. E per essere sicuro di vincere conta sulle Camere: la legge blocca processi passerà a fine mese. n
 
ECCO IL DOCUMENTO
"Nei primi mesi del '98 vidi Carlo (Bernasconi) un paio di volte a Milano... Mi assicurò che lui e il suo boss (Berlusconi, ndr) avevano capito che avevo fatto quel che dovevo fare e niente di più. Si rese conto anche quanto la saga Berlusconi fosse stata distruttiva per la mia carriera. Era rammaricato per i fastidi che mi aveva causato... Durante la nostra conversazione lui e io discutemmo di strategie d'investimento... un hedge fund a corto-lungo termine... Come braccio destro di Berlusconi nel business della televisione (Bernasconi) era molto ricco... In quel fondo, Torrey Global Offshore, avevo messo il 35 per cento nella prima metà del 1999. Nel settembre '99 Carlo mi chiamò e mi disse che aveva avuto un successo eccezionale (investendo) in quell'hedge fund e voleva condividerlo con me. Disse che lui e non soltanto lui (non fu più preciso né io insistetti - non penso intendesse Berlusconi stesso, solo altri della Fininvest), era molto dispiaciuto per me e volle farmi un regalo di circa 500 mila sterline... Fui ovviamente imbarazzato per quel gesto. (Carlo) disse che il regalo sarebbe stato in parte in un hedge fund (Torrey: 600 mila dollari nell'ottobre '99) e in parte cash (l'equivalente di 250 mila dollari inviati alla mia banca di Londra)... Considerai con attenzione se il regalo... potesse o dovesse essere valutato reddito, o dividendo oppure un guadagno da tassare... Ne parlai con contabili e avvocati fiscalisti. Non poteva essere reddito (non stavo lavorando per la Fininvest)... né una liquidazione (non ero mai stato un dipendente Fininvest)... Considerai perfino se (quella somma) potesse essere giudicata una tangente (il che era alquanto sgradevole), ma nessuna condizione vi era attaccata... (Quindi) credo fosse un regalo proveniente da un uomo ricco, che se lo poteva permettere, a un amico a lui vicino, e che aveva comprensione per le sue difficoltà e forse sentiva di condividere qualche responsabilità, indirettamente.

No so se Berlusconi (uno degli uomini più ricchi d'Europa) fosse coinvolto: io credo che (Bernasconi) abbia assicurato che i manager più anziani della Fininvest (parecchi di loro sono stati indagati insieme a lui in vari casi) erano stati trattati generosamente, quanto a pensioni e così via. Ma Carlo non ha mai fatto cenno a una tale cosa se non per dirmi questo: Berlusconi capiva la mia posizione... L'investimento nel Torrey Fund venne venduto alla fine del 2000... per un po' ha avuto un andamento eccezionale e poi ha cominciato ad andar giù... Scambiai l'investimento con il fondo Sigma in euro... Mi resi reso conto che questa è una storia molto insolita, ma anche gli ultimi nove anni sono stati, a dir poco, insoliti.
L'ESPRESSO

 
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