| Balle ad personam |
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di Marco Travaglio - 4 luglio 2008 L’indomani Il Giornale, che fu di Montanelli e ora è di Mario Giordano (per dire l’evoluzione della specie), uscirebbe con un inserto storico sui danni inflitti all’umanità dagli uomini alti, con la lista nera delle ragazze che diversamente dalle altre democrazie insistono nel non darla al premier e con un commentario di diritto costituzionale chiosato di Saccà. Da quando lo dirige l’inventore di “Lucignolo”, il fu Giornale non è solo l’house organ ad personam di Al. E’ anche uno spasso assoluto. Imperdibile. Da scompisciarsi. Il 10 giugno titola: “Tutti gli italiani sono intercettati”. In realtà gli intercettati sono meno di 20 mila all’anno. Il Csm assolve Clementina Forleo? Un rubrichista del Giornale, quello biondo platino con le mèches, la chiama per tutto il pezzo “Caterina Forleo”, perché lui è molto preciso. Poi scrive che questa tal Caterina Forleo “difficilmente la passerà liscia” per “quella clamorosa sceneggiata da Santoro”,quando disse d’aver “passato la giornata dai carabinieri a riferire le inquietanti circostanze di cui sono stata vittima”: insomma andò “in tv a parlare di gravi pressioni subite prima ancora di aver fatto denuncia attraverso i canali che il suo delicato ruolo prevede”. Il pover’uomo deve avere seri problemi con la consecutio temporum: se la giudice ha raccontato ad Annozero di aver fatto denuncia ai carabinieri, vuol dire che quando l’ha raccontato aveva già fatto denuncia, dunque non può essere accusata di averlo raccontato “prima ancora”. L’indomani il poveretto tenta di dimostrare che il vero “magnaccia” non è Al, ma Di Pietro. La prova? “Il suo commercialista e un uomo della sua scorta furono arrestati per giro di squillo d’alto bordo”. Ecco: per lo Shirley Temple del garantismo all’italiana, le colpe dei commercialisti e degli agenti di scorta ricadono su Di Pietro (senza contare che qui nessuno contesta al premier di frequentare ragazze, ma di piazzarle a Raifiction a spese nostre). Tenetevi forte, perchè il bello deve ancora venire. Il 27 giugno, titolo a tutta pagina 7 su un articolo di Gian Marco Chiocci: “Woodcock senza limiti: indaga sulla Orlandi. I verbali dell’interrogatorio al cerimoniere del Papa” (mons. Francesco Camaldo, già segretario del cardinal Poletti, indagato per i suoi rapporti col faccendiere Massimo Pizza). A fianco, un box sul pm di Potenza: “Nel 2003 decine di vip coinvolti nell’inchiesta Inail. Molto rumore, finora per nulla”. Tutte balle. Nel processo Inail il 60% degli imputati (tra cui il presidente e l’ad) hanno confessato, patteggiato e risarcito allo Stato la bellezza di 2 milioni di euro. Quanto a Emanuela Orlandi, basta leggere l’articolo di Chiocci per scoprire che Woodcock a Camaldo non ha mai chiesto di lei, ma solo del boss della Magliana Renatino De Pedis (molto legato a Poletti, che lo fece seppellire a Sant’Apollinare). Ma il garrulo Giordano non legge nemmeno il suo Giornale (e lo si può capire). Infatti riprende il titolo farlocco e fa pure lo spiritoso con un lettore: “Woodcock si occupa anche del caso Orlandi; ma le pare possibile? Ci sono giudici che metterebbero sotto indagine anche ET, Haidi e Goldrake, se dopo fossero sicuri di trovare le telecamere ad aspettarli…”. Ogni tanto, per dare un tocco di comicità in più, scrive pure Paolo Guzzanti. In ben tre articoli in cinque giorni ripete che la giudice Gandus, quella del processo Mills, ha dichiarato: “Io a Berlusconi gli faccio un culo così”. Dove, a chi, quando l’abbia detto, e dove siano le prove, non si sa. Ma da questi garantisti a targhe alterne c’è da aspettarsi di tutto. Per Giordano, l’indulto fu “un’emerita sciocchezza”, frutto del “perdonismo tanto caro alla sinistra”. Forse gli sfugge che fu scritto a quattro mani da Mastella & Pecorella, e votato da tutta Forza Italia. Che sia di sinistra anche Al Tappone? Sarebbe gravissimo. Anche perché - come denuncia Paolo Granzotto sul Giornale “la sinistra continua a idolatrare il nano di Ajaccio”. Che poi sarebbe Napoleone. A meno che Berlusconi non abbia preso casa pure in Corsica. Ora d'Aria L'UNITA' |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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