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Antimafia Duemila

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Il caso Schifani comincia ora
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«Il vero Bertinotti oggi si è presentato con il suo preoccupante pensiero politico liberticida. Disprezza la volontà popolare espressa con un referendum e delinea la soppressione di reti Mediaset e la loro libertà di palinsesto, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. Le battaglie di religione di Bertinotti, con il loro oscuro sapore fondamentalista e veterocomunista dimenticano di non potere contare su una maggioranza al Senato e ci motivano ancor di più per una opposizione durissima e senza sconti. Bertinotti inizia male il suo ruolo preteso di presidente della Camera» (Ansa, 23-4-2006).
«Prodi è come Alì il comico [Muhammad Said al-Sahhaf, il ministro di Saddam Hussein che ogni giorno comunicava in tv di avere vinto la guerra]: annuncia un governo stabile e lungo e pretende di coprire le macerie dell’Unione» (Ansa, 23-4-2006).
«Quel che sta succedendo al Senato [per l’elezione del presidente Franco Marini] è sconcertante. Il presidente facente funzioni della seduta, il senatore Scalfaro, con un colpo di mano ha disposto d’autorità il rinvio di una seduta già precedentemente fissata alle 20.15 per consentire a numerosi parlamentari del centro-sinistra di tornare in tempo per votare. Un atteggiamento gravissimo, che prosegue il vulnus di elezioni già inficiate da irregolarità. Noi lanciamo un allarme, pensiamo alle regole che sono state violate. Vogliamo che questa fase si svolga in un clima di regolarità, trasparenza, serenità. Un clima che non c’è» (Ansa, 28-4-2006).
«Un atto di profonda ingiustizia. La sentenza che ha visto la condanna di Cesare Previti si basa su teoremi che non hanno riscontri e motivazioni credibili. La sua unica colpa è evidentemente quella di appartenere a Forza Italia. L’estraneità di Previti alla vicenda è dimostrata anche dalla sua coraggiosa decisione di dimettersi da parlamentare. A lui va tutta la mia solidarietà personale e politica» (Ansa, 5-5-2006).
«Con l’elezione di Napolitano, l’Unione, anziché dare un segnale di unificazione del paese, ha ritenuto di dover eleggere al Quirinale, solamente con i propri voti, un personaggio la cui storia e la cui militanza politica parlano chiaro» (Ansa, 10-5-2006).
«Il governo Prodi è il figlio più becero della più violenta partitocrazia» (Ansa, 19-5-2006).
«La presidente Finocchiaro cambia la realtà delle cose. Inaccettabili sono i toni dei signori della sinistra. Berlusconi, vorrei ricordare alla collega Finocchiaro, ha il consenso della maggioranza degli elettori italiani, è il vero vincitore delle ultime politiche» (Ansa, 25-5-2006).
«Come parlamentare non mi sento più garantito al Senato. L’Unione ha mandato un commissario [Marini] per soffocare la democrazia parlamentare. Siamo di fronte a un colpo di Stato. In aula mi è stato impedito di parlare sull’ordine dei lavori, cosa inaudita. Un fatto gravissimo. È a rischio la nostra democrazia parlamentare. Reiteriamo la nostra richiesta di essere ricevuti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano» (Ansa, 28-6-2006).
«Anna Finocchiaro dice cose gravissime. Se usare le libertà dialettiche previste dal regolamento di Palazzo Madama significa trasformare il Senato in un pantano, allora la Finocchiaro ha una visione della democrazia preoccupante e riduttiva» (Ansa, 20-9-2006).
«Ove il disegno di legge Gentiloni non dovesse essere sostanzialmente modificato alla Camera, Forza Italia in Senato si difenderà in tutti i modi ricorrendo anche ad atteggiamenti che vorrebbe evitare, come quello di rallentare l’iter legislativo di qualunque provvedimento. Il ddl Gentiloni è un vero e proprio esproprio da parte del governo contro Mediaset, azienda che dà lavoro ad oltre trentamila dipendenti. Dobbiamo difenderci da un’aggressione che non ha precedenti» (Ansa, 13-10-2006).
«Rispettiamo il presidente Napolitano, ma ciò non ci esime dal confermare che la sua è stata una dichiarazione politica [un blando auspicio al pluralismo nell’informazione]. Dispiace doverlo ribadire, ma le parole del presidente Ciampi sui principi di libertà e pluralismo furono precedenti alla legge Gasparri e quindi in assenza di una aggiornata disciplina della materia televisiva. Oggi invece quella legge esiste ed il nuovo richiamo a quei princìpi da parte del presidente Napolitano è una evidente affermazione critica nei confronti della legge vigente. E che i problemi di libertà e pluralismo sussistano è quindi una dichiarazione politica» (Ansa, 14-10-2006).
«Che le più alte cariche dello Stato [Napolitano] oggi entrino all’unisono nel dibattito politico per dare un sostegno al disegno di legge Gentiloni è un fatto grave. Questo atteggiamento «conferma come l’occupazione delle più alte cariche dello Stato l’indomani delle elezioni costituisca un preciso disegno strategico della sinistra. Espropriare una rete televisiva al leader dell’opposizione è un gesto che verrà contrastato in parlamento in maniera decisa e determinata» (Ansa, 14-10-2006).
«Il voto dei senatori a vita è un diritto costituzionalmente garantito, ma ci sono delle perplessità sull’opportunità politica dell’esercizio di questo voto nel momento in cui c’è un’aula divisa in due, così come lo è stato il paese alle elezioni politiche» (Ansa, 22-11-2006, presentando la proposta di legge per togliere il diritto di voto ai senatori a vita).
«La sinistra non può dare alcuna lezione di moralità. Il senatore De Gregorio [eletto con la maggioranza, ma votando contro la finanziaria con l’opposizione] si è comportato con una coerenza che nella maggioranza è mancata a tanti. Non si può criticare la Finanziaria come hanno fatto molti senatori dell’Unione e poi votarla come se niente fosse» (Ansa, 18-12-2006).
«Follini, votando per il governo Prodi, tradisce il patto con gli elettori» (Ansa, 1-3-2007).
«Il modo in cui si è arrivati alla liberazione di Daniele Mastrogiacomo [il giornalista di Repubblica rapito dai terroristi in Afghanistan] offende le nostre istituzioni» (Ansa, 21-3-2007).
«La decisione del governo di sfiduciare il consigliere della Rai Angelo Maria Petroni sarebbe un golpe senza precedenti, in palese contrasto con la legge. Di fronte ad una simile gravissima iniziativa saremmo costretti a rispondere paralizzando i lavori del Senato» (Ansa, 11-5-2007).

Tratto da Micromega 4/2008

 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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