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Antimafia Duemila

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Il caso Schifani comincia ora
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«Il modello italiano di propaganda ulivista esportato in Europa. Il vero scandalo di oggi è che, per la sinistra, all’europarlamento c’è libertà di killeraggio politico, ma non c’è diritto di replica. Il presidente del Consiglio ha doverosamente risposto agli attacchi inaccettabili e premeditati inscenati dai compagni ulivisti di Strasburgo» (Ansa, 2-7-2003, a proposito di Berlusconi che ha dato del «kapò nazista» al socialdemocratico Martin Schulz che aveva osato evocare il suo conflitto d’interessi).
«D’Alema è un pubblico mentitore di professione» (Ansa, 4-7-2003).
«Se l’onorevole Fassino avesse rispetto per la verità, dovrebbe chiedere scusa al presidente del Consiglio. Le sue gravissime insinuazioni non serviranno a nascondere lo scandalo politico dell’operazione Telekom-Serbia firmata dal governo Prodi, che ha aiutato direttamente o indirettamente l’azione criminale di Milos?evic´ passata alla storia per le sue campagne di pulizia etnica» (Ansa, 31-8-2003).
«Prodi non poteva non sapere. Comincia a crollare il castello “omertoso” dei grandi silenzi dei governanti dell’epoca sulla vicenda. Dini scarica Fassino e si tira fuori sostenendo che Fassino sapeva e lui no. Fassino viene poi smentito dall’ambasciatore americano dell’epoca. Da questa sinistra non accettiamo lezioni di moralità: è buona ad infangare ma poi si chiude a riccio quando viene travolta dagli scandali assumendo atteggiamenti omertosi. […] Quelle di Lamberto Dini [sempre su Telekom Serbia] sono tesi semplicemente incredibili. Lui mi invita poi a tacere, ma forse dovrebbe rendersi conto che invece del mio silenzio gli italiani si aspettano una sua ampia ed articolata spiegazione sul reale accadimento dei fatti. Giorno dopo giorno le difese dei protagonisti dello scandalo Telekom Serbia diventano sempre più imbarazzate, contraddittorie ed incredibili. Quanto durerà?» (Ansa, 5-9-2003).
«Sono disgustato e amareggiato. Le signore Maria Falcone e Rita Borsellino, con le loro dichiarazioni [sull’intervista di Berlusconi allo Spectator, in cui il premier ha dato dei “mentalmente disturbati e antropologicamente diversi dal resto della razza umana” a tutti i magistrati], hanno offeso la memoria dei loro eroici fratelli. Le due signore, entrambi militanti a sinistra, non solo hanno finto di non avere capito che il presidente Berlusconi si è chiaramente riferito ad una ristrettissima cerchia di magistrati ma, con una disinvoltura che preferisco non commentare, hanno strumentalizzato due eroi civili che, per fortuna di tutti, sono patrimonio della collettività. La signora Rita Borsellino, infine, nella sua dichiarazione ospitata senza contraddittore al Tg3 e registrata in via D’Amelio, ha detto di trovarsi sul luogo in cui era stato ucciso un uomo che il presidente del Consiglio aveva definito un matto. Lascio a chiunque abbia libertà di pensiero giudicare l’iniziativa della signora» (Ansa, 5-9-2003. Le sorelle dei due giudici assassinati querelano Schifani per diffamazione).
«Sono proprio i gravissimi ed irresponsabili attacchi di Violante ad aiutare la mafia, perché quando si delegittimano le istituzioni si dà ossigeno alla criminalità organizzata» (Ansa, 14-10-2003).
«Oggi più che mai è evidente che la Corte costituzionale [che ha appena cancellato il suo lodo dell’impunità] è un organo politico a maggioranza ulivista. Molti magistrati della Consulta sono di nomina presidenziale, di presidenti eletti dal centro-sinistra. È un verdetto politico contro Silvio Berlusconi. Prendiamo atto che una grossa componente di poteri forti del nostro paese è contro Berlusconi. Ma per fortuna la gente è con Berlusconi» (Ansa, 13-1-2004).
«Fassino, anziché attaccare il premier con metodi maniacali, anziché fuggire nascondendosi dietro scuse e pretesti, vada a deporre in commissione Telekom Serbia, a dire la verità con un atto di onestà politica. O forse vuole nascondere il malaffare firmato dal governo Prodi che ha fatto finire 900 miliardi pubblici nei conti del dittatore sanguinario Milos?evic´?» (Ansa, 26-2-2004).
«Fassino spera di vincere le elezioni a colpi di cialtronate?» (Ansa, 2-4-2004).
«Il contenuto e il tono incendiario di Prodi lo mettono purtroppo alla sinistra di Bertinotti. La richiesta di ritiro dei nostri militari dall’Iraq contrasta con il buon senso etico e politico. È un gravissimo regalo al terrorismo internazionale» (Ansa, 11-10-2004).
«Le parole di Mario Luzi [il poeta e senatore a vita ha criticato Berlusconi] sono gravi quanto l’aggressione fisica a piazza Navona perché alimentano un pericoloso clima d’odio che non va affatto incoraggiato. Parole pronunziate da un parlamentare di sinistra che, non essendo stato eletto, non rappresenta una parte politica, ma dovrebbe testimoniare solo valori alti ed esemplari. Di conseguenza questa gravissima intolleranza verbale ci deve far riflettere sull’opportunità di rivedere l’istituzione dei senatori a vita. Fa male alla democrazia concedere una totale irresponsabilità a chi, come oggi Luzi, manifesta tutt’altro che alta statura morale» (Ansa, 3-1-2005).
«D’Alema ha un gran bel coraggio a parlare di Unipol, quando lui stesso c’è invischiato fino al collo. Farebbe bene a chiarire, principalmente ai suoi, i risvolti preoccupanti della finanza rossa della quale parla Rutelli, prima che la verità che ogni giorno viene a galla sempre di più sullo scandalo Unipol e cooperative lo travolga del tutto» (Ansa, 21-1-2006).
«Se c’è qualcosa di diabolico è il non pensiero del professor Prodi» (Ansa, 26-4-2005).
«Un piccolo tribuno senza avvenire. Così è apparso il professor Prodi a piazza del Popolo. La violenza delle sue parole e la volgarità dei concetti espressi sono state senza precedenti. Non sappiamo se sia frutto di irresponsabilità o di disperazione, ma questo sostanziale incitamento allo scontro civile di cui il paese non ha bisogno è respinto dalla maggioranza degli italiani. Non crediamo che l’Unione meriti un leader così estremista» (Ansa, 9-10-2005).
«Prodi è un coniglio, ha paura di andare in tv e confrontarsi con Berlusconi. È un coniglio e i conigli non possono governare il paese» (Ansa, 28-1-2006).
«Il presidente Berlusconi a Vicenza ha parlato al cuore degli industriali, evidenziando l’assurdità dell’alleanza concordata dai vertici di Confindustria con la sinistra. C’è una questione aperta: la palese delegittimazione da parte della base degli industriali nei confronti di chi è chiamato a rappresentarne gli umori e le istanze« (Ansa, 21-3-2006).
«Il presidente Berlusconi non ha mai avuto a che fare con la mafia. Se Violante tira fuori in campagna elettorale la vecchia storia dello stalliere vuol dire davvero che è a corto di argomenti seri. Sa fare solo chiacchiere. Un vizio di oggi e di ieri, quando fu costretto a dimettersi da presidente della commissione Antimafia per aver anticipato alla stampa la notizia di un’indagine in corso» (Ansa, 22-3-2006).

 
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    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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