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L'analisi del giudice Scarpinato | L'analisi del giudice Scarpinato |
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Pagina 2 di 2 Roberto Scarpinato, magistrato siciliano ormai estromesso dal pool antimafia, è stato uno degli allievi più acuti di Giovanni Falcone. Nel suo libro intervista con un grande cronista di mafia, Saverio Lodato, Scarpinato parte dalla lezione del suo maestro per leggere tutto quanto è accaduto nel sistema di potere italiano dopo le stragi di Capaci e via D´Amelio, ma anche prima. Il ritorno del Principe (Chiare Lettere, pagg. 368, euro 15,60) riguarda tratti oscenamente naturali del potere in Italia. In primis, l´uso della violenza da parte delle classi dirigenti per dirimere questioni politiche. Un uso teorizzato per primo da Machiavelli allo scopo di unificare il Paese, com´è stato del resto in quasi tutti i processi di nascita degli stati nazionali. Ma che in Italia è diventato «il» metodo eterno di gestione della cosa pubblica. Con brevi periodi di rottura provocati da élites culturali, come il liberalismo risorgimentale e l´assemblea costituente, la storia del potere in Italia è storia di mafia, di una violenza e di un´illegalità iscritte nel genoma delle classi dirigenti, declinate nelle pratiche parallele della corruzione di massa e dello stragismo di Stato. Quello di Scarpinato non è un «teorema» giudiziario, ma il frutto dell´esperienza di una vita da magistrato. Le sue teorie affondano le radici nella carne e nel sangue di decine di inchieste, centinaia di interrogatori, migliaia di ore d´intercettazioni, decenni trascorsi a studiare il grande laboratorio politico criminale della Sicilia. I racconti in presa diretta sulla borghesia mafiosa di Palermo, sul Guttadauro rispettabile chirurgo di giorno e feroce capo mandamento la sera, oppure sui rapporti internazionali delle mafie nell´epoca della globalizzazione, dipingono affreschi potenti di una realtà cruciale e sconosciuta all´opinione pubblica. Quando Scarpinato lascia parlare i fatti, come faceva Falcone, il quadro si chiarisce nella sua devastante verità. La mafia è veloce nel capire la storia, con la S maiuscola, purtroppo in anticipo sull´antimafia. Dopo l´ingresso dell´Italia in Maastricht, i boss e i comandanti in capo sono i primi a capire che il freno all´espansione del debito pubblico stravolgerà il mercato degli appalti, e si buttano anima e corpo sui due nuovi affari. La sanità pubblica, che continua a spendere e spesso a sprecare novanta miliardi di euro all´anno, con una crescente quota di regali clientelari alla sanità privata. E i fondi europei, che altrove, come in Spagna e nell´ingrata Irlanda, sono serviti a porre le basi di un boom economico, mentre da noi si sono tradotti in un boom di appalti criminali, senza alcuno sviluppo. Le conclusioni di Scarpinato sono all´apparenza di totale disperazione. Con qualche lievissimo tocco di ottimismo sullo sfondo, più che altro riferito al vincolo esterno dell´Europa. Quasi l´Italia da sola non sia geneticamente capace di ribellarsi alla malavita delle classi dirigenti. In realtà, è già accaduto in passato. Le stragi di Falcone e Borsellino nell´estate del ´92 hanno evocato per la prima volta forse nella storia d´Italia la nascita di un´opinione pubblica democratica in grado di voltare pagina. Senza la ribellione morale contro quelle stragi e la loro coda di bombe del ´93, non sarebbero stati possibili lo sviluppo di Mani Pulite, la scomparsa dei partiti della prima Repubblica, la fine della lunga stagione stragista cominciata nel dopoguerra a Portella della Ginestra e proseguita con una scia di sangue da Piazza Fontana in poi. Per quindici anni la reazione dell´opinione pubblica a Capaci e via D´Amelio ha immesso nella fragile democrazia italiana gli anticorpi necessari a resistere al ritorno del Principe, ovvero all´instaurarsi di un regime criminale legalizzato e anzi costituzionalizzato. Per questo quando il ventriloquo Dell´Utri manda qualcuno a dire che bisogna levare quei due nomi dall´aeroporto di Punta Raisi, c´è da tremare per il futuro, per gli anni che ci toccherà di vivere qui. LA REPUBBLICA EDIZIONE NAZIONALE |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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