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L'analisi del giudice Scarpinato | L'analisi del giudice Scarpinato |
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Nel pieno dell´ultima campagna elettorale Silvio Berlusconi ha definito «un eroe» Vittorio Mangano, boss morto nel carcere di Pisa con una condanna per tre omicidi. In un altro paese sarebbe stata la fine di una carriera politica. Le elezioni sono state invece un trionfo personale del premier. Marcello Dell´Utri, fondatore di Forza Italia, ha fatto dire al suo messo siciliano Miccicchè che «faceva tristezza» sbarcare a Palermo e vedere l´aeroporto intitolato a Falcone e Borsellino. Nelle elezioni siciliane la destra ha ricevuto un plebiscito. Il primo atto del governo, ancora prima di ricevere la fiducia, è stato l´annuncio della ripresa dei lavori per il ponte sullo stretto. «Un favore dovuto a mafia e ´ndrangheta» ha commentato il professor Giovanni Sartori. Stavolta non ci sarà neppure bisogno di un´uscita alla Lunardi sulla necessità di «convivere con la mafia» per capire l´aria che tira. La mafia ha vinto. Non è la prima volta. La mafia è sopravvissuta in Italia a ogni cambio di regime, dal Risorgimento al fascismo, dalla prima alla seconda Repubblica. Ma la vittoria culturale della mafia di ora, in tutti gli strati del potere e della società, non ha precedenti. Il sistema mafioso è diventato il metodo del potere delle classi dirigenti, come si evince da ogni intercettazione pubblicata, ma anche il modello di grandi pezzi di borghesia media e piccola. L´ordine mafioso è sopportato e in qualche caso apprezzato dai ceti popolari, rassegnati a vivere nell´omertà in paese governato dalla sopraffazione e dagli interessi privati. L´abilità del potere nel controllare i media è poi riuscito nell´impresa più spettacolare e impensabile fino a pochi anni fa. Quella di rovesciare il rapporto fra guardie e ladri davanti all´opinione pubblica, di negare la criminalità delle classi dirigenti attraverso il suo esatto contrario: la questione giudiziaria, l´eccesso di protagonismo delle procure. Qualcuno potrebbe ora obiettare: e gli arresti di Riina, Provenzano, Lo Piccolo, le retate di capi della ´ndrangheta in Calabria, le condanne esemplari ai casalesi, al cospetto di Roberto Saviano in aula? Successi importanti, ma ottenuti soltanto contro i capi militari, colonnelli e generali di un esercito i cui comandanti in capo siedono in Parlamento, nei consigli di amministrazione aziendali, alla guida di banche, e scendendo nel territorio nelle Asl, negli enti locali, nelle sezioni di partito. Le mafie hanno un fatturato annuo di 70 miliardi di euro, il 7 per cento del Pil, equivalente di tre o quattro finanziarie, controllano militarmente tre regioni, possiedono pezzi di economia del Nord e immense proprietà immobiliari a Milano, Torino, nel Veneto, in Liguria, in Valle d´Aosta. Riina, Provenzano, Lo Piccolo, sono le maschere di questo potere. Maschere terribili, mostri da prima pagina. Maschere significative, anche. Con il loro sgrammaticato anticomunismo buono per giustificare ogni sporco affare, l´odio viscerale per la magistratura «rossa», il cattolicesimo esibito dai piccoli santuari nei covi, la fedeltà assoluta a santa madre Chiesa, il familismo amorale, le pretese paradossali d´essere riconosciuti dalla società come esemplari padri di famiglia, imprenditori che danno lavoro, gente che «s´è fatta da sé», i boss incarnano la caricatura di tanti rispettabili uomini di potere, esprimono la versione analfabeta ed esteticamente insopportabile di un´egemonia culturale della criminalità largamente dominante e accettata. Dicono in fondo le stesse cose che dice Berlusconi, ma senza fronzoli televisivi e codazzi di cortigiani ben vestiti. C´è chi si contenta della rappresentazione, la maggioranza. Pochi spingono la propria curiosità a indagare l´«oscenità del potere». Alla lettera, ciò che accade fuori dalla scena. Fra questi, rari intellettuali come Pier Paolo Pasolini e Leonardo Sciascia, che hanno pagato un caro prezzo per questo, da vivi e da morti. Un altro grande intellettuale che era anche magistrato, Giovanni Falcone, con l´amico fraterno Paolo Borsellino ha provato non solo a capire ma a rivelare e smontare il vero meccanismo del potere mafioso, rivelandone il ferreo legame con le classi dirigenti. |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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