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I complici di Mugabe | I complici di Mugabe |
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di Antonella Randazzo - 30 giugno 2008 Come al solito, anche nel caso dello Zimbabwe, i media occidentali puntano il dito contro il dittatore, evitando che si scopra chi lo ha creato e chi lo sostiene. Molti non comprendono come mai vengono denunciati i crimini di determinati dittatori, e nascosti quelli di molti altri. Il principio per capire l'esistenza delle dittature è molto semplice: il dittatore è un uomo incaricato da chi ha potere economico-finanziario di assumere poteri politici e militari. Si tratta della classica situazione in cui le persone che controllano le banche e le grandi corporations hanno messo le mani sulle ricchezze del paese, e dunque hanno convenienza a creare una dittatura che possa reprimere il popolo e proteggere i loro interessi. Di tanto in tanto saltano alla cronaca eventi funesti causati da dittatori dei paesi del Terzo Mondo. Ciò avviene per diversi motivi: perché il dittatore non obbedisce più pedissequamente ai suoi padroni, perché è troppo inviso dalla popolazione, e dunque risulta necessario prenderne le distanze indicandolo come feroce tiranno, oppure perché stanno subentrando altri fattori che rendono necessario cambiare personaggio (es: si vuole fare una nuova guerra, si vogliono inserire altri personaggi appartenenti ad una determinata famiglia, oppure non si ha più completa fiducia nel vecchio dittatore). Il dittatore protetto dalle autorità occidentali di solito non appare tale dai nostri telegiornali, che lo definiscono "presidente", anche quando sarebbe assai semplice capire la natura del suo potere politico. I dittatori indicati dai media come tali, che hanno infranto qualche regola data dai loro padroni, vengono descritti come mostri, senza però dare alle notizie una dignità storica che possa consentirne la giusta comprensione. Vengono posti due livelli di giudizio (ma le persone comuni ne percepiscono soltanto uno): uno è quello che vede il dittatore infangato e mostrato come colui che tiranneggia il popolo e produce sofferenza, l'altro è il piano che ha fatto produrre questa immagine, ossia la volontà di mettere fuori gioco il personaggio ponendolo alla gogna dell'opinione pubblica internazionale. E' ovvio che chi controlla i media non ha a cuore il rispetto dei popoli dato che in molti altri paesi crea dittature feroci e le protegge, ma è interessato al controllo dei paesi e delle loro risorse. Nel caso dello Zimbabwe, pur essendo il dittatore Robert Mugabe al potere da oltre venti anni, soltanto da recente si sono mobilitati i media occidentali, l'Onu e le autorità occidentali, specie quelle inglesi e statunitensi, a difesa della "democrazia". Cos'è accaduto per dare tutto questo spazio mediatico ad un paese africano? Emerge l'appello dell'Onu per avere elezioni "libere ed eque" (come se esistessero in altri paesi). Vengono registrate violenze perpetrate dal dittatore, come se in tutti questi anni egli fosse stato virtuoso e caritatevole. All'improvviso emerge che non c'è una vera opposizione, come se prima ci fosse. Si denuncia un "collasso economico", come se l'economia attuale non fosse nelle mani di quei pochi che possono manipolarla ed impoverire qualsiasi paese. Si dice che "Al tasso di cambio di ieri, trenta miliardi di dollari zimbabwesi valevano un dollaro Usa. La produzione di mais ammonta a un decimo rispetto al 1990 e una drammatica penuria di cibo rischia di colpire almeno cinque milioni di persone entro la fine dell'anno. In un Paese dove l'aspettativa di vita è di 34 anni per una donna e 37 per un uomo, e gli orfani sono 1,7 milioni".(1) Si racconta la situazione economica come dipendesse da un solo uomo, facendo ricadere nel dimenticatoio la "globalizzazione", o il potere degli stegocrati. L'attenzione si appunta sull'esigenza di "elezioni libere", facendo intendere che la "democrazia" si basa proprio su di esse. Si fa credere che le autorità occidentali abbiano a cuore la sovranità dei popoli, e che dunque si sentano in dovere di proteggere il sistema elettorale. E' possibile provare che le vere motivazioni dell'indicare il feroce dittatore sono ben altre, e che la sovranità popolare viene temuta come la peste proprio da quelle stesse persone che si spacciano per "democratiche". Oggi è il turno di Mugabe, come in passato lo è stato di Saddam Hussein, del dittatore pakistano Parvez Musharraf o di quello birmano Than Shwe. La domanda è: perché proprio Mugabe è messo alla gogna? Dove ha sbagliato per perdere la protezione dei suoi vecchi padroni? La situazione viene raccontata dai media come capovolta: si fa intendere che il potere dittatoriale sta rovinando il paese, e non che si sta colpendo il paese per spodestare il dittatore disobbediente e insediarne un altro. Si deresponsabilizzano le banche e le grandi società straniere (come si fa ovunque, del resto) per far apparire Mugabe come unico responsabile del crollo economico e della dittatura. Si fa credere che le dittature africane non abbiano nulla a che vedere con il potere delle autorità occidentali. Ciò, ovviamente, è un'enorme truffa. I Paesi dell'Africa meridionale, che hanno molte ricchezze minerarie, sono stati occupati e saccheggiati a partire dai viaggi di Cecil John Rhodes (1853-1902), un personaggio che aveva la protezione della Corona inglese, e riuscì a saccheggiare molte zone dell'Africa, diventando una delle persone dei più ricche del pianeta. Lo Zimbabwe, come molti altri paesi africani, è stato sottoposto alle "torture" della globalizzazione, con relativa invasione delle banche e delle società occidentali, specie inglesi e statunitensi. |
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