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Tendenze attuali del fenomeno mafioso e problemi conseguenti PDF Stampa E-mail
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Tendenze attuali del fenomeno mafioso e problemi conseguenti
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Le più recenti acquisizioni probatorie hanno consentito, infatti, di stabilire con certezza che Cosa nostra - e cioè l'organizzazione mafiosa per eccellenza - ha salde radici in tutta la Sicilia e propaggini in diverse città d'Italia, e che da oltre un decennio le attività dell'organizzazione sono dirette e regolate da un organismo di vertice, la Commissione  regionale, ferma restando una larga autonomia operativa delle varie "famiglie", su base locale e provinciale, per gli affari che non riguardano l'organizzazione nel suo complesso. Quindi per riallacciarsi all'affermazione di Sciascia, si dovrebbe parlare più appropriatamente, anziché di confederazione di Stati, di Stato federale. Tale struttura verticistica, a seguito della recente "guerra di mafia" e per effetto delle incisive indagini giudiziarie, è, tuttavia, divenuta ancora più monolitica ed impermeabile alle indagini stesse.
Avevamo appreso da imputati appartenenti all'organizzazione che gli organismi direttivi di Cosa nostra, articolata in "famiglie" coordinate su base provinciale e regionale, ad un certo punto, erano divenuti strumento formale di ratifica delle decisioni prese da un gruppo egemone, che aveva assoggettato tutta l'organizzazione. Adesso è da ritenere molto probabile che questi meccanismi si siano ulteriormente accentuati con la istituzione, in ogni parte del territorio siciliano, di fiduciari del gruppo egemone che gestiscono il potere e dirigono l'organizzazione a livello locale, rispondendone direttamente a un vertice unitario ed inaccessibile. In altre parole, si è creato un sistema di compartimentazione, che rende più salda l'organizzazione e difficili le indagini. E', poi, divenuta più rigida la regola del segreto, e ciò come conseguenza delle dichiarazioni dei "pentiti", talché circolano pochissime notizie riguardanti i membri e le attività dell'organizzazione, e gli stessi capi delle varie "famiglie" tengono rigorosamente segreti, a differenza del passato, i nomi degli affiliati. Sembra importante, altresì, notare che l'individuazione, in sede giudiziaria, di diversi membri di Cosa nostra, non ha prodotto, come a prima vista sarebbe sembrato logico, un decadimento della qualità dell'organizzazione, dovuto alla necessità di rimpiazzare i vuoti con soggetti non sempre dotati delle caratteristiche necessarie per divenire "uomini d'onore". L'organizzazione, infatti, si è chiusa a riccio, e così, mentre si avvale stabilmente, per le meno impegnative attività illecite, della delinquenza comune, procede ad arruolamento di nuovi "uomini d'onore" dopo una verifica molto più rigorosa delle loro qualità. Si sta realizzando, così, insieme con una maggiore coesione delle strutture di Cosa nostra, un collegamento tra l'organizzazione e la criminalità comune, la cui pericolosità è di tutta evidenza.
Va rilevato, infine, che esistono ed operano in varie zone della Sicilia, altre organizzazioni che possono essere definite, senz'altro, di tipo mafioso, ma che, tuttavia, non appartengono a Cosa nostra, non essendo dalla stessa riconosciute, e che non hanno di per sé pari dimensioni e pericolosità. Tale precisazione, frutto di approfondite indagini, appare di notevole importanza
pratica, poiché, da un lato, fornisce la chiave interpretativa di diverse vicende mafiose di rilievo; dall'altro, consente di distinguere con precisione gli appartenenti a Cosa nostra dai membri di organizzazioni similari. Una situazione del genere, però, non è stata riscontrata, almeno allo stato attuale delle indagini, nella provincia di Palermo, in cui la presenza di Cosa nostra è totalizzante nelle vicende della criminalità organizzata; per contro, ricorre in diversi centri della Sicilia, con la conseguenza che quelli che, nel passato, venivano etichettati indistintamente come scontri tra opposte fazioni mafiose, in realtà erano spesso faide tra la "famiglia" locale di Cosa nostra ed altre organizzazioni ad essa non appartenenti, il cui esito era, ovviamente, scontato. Queste conoscenze sulla struttura essenzialmente unitaria di Cosa nostra, potranno consentire, insieme con altre risultanze probatorie, notevoli passi avanti nelle istruttorie di gravi procedimenti penali, fornendo una chiave di lettura puntuale di episodi criminosi finora avvolti nel mistero.
Ma non meno importanti sembrano le conoscenze acquisite sulle principali attività criminose attuali di Cosa nostra. Negli ultimi anni, il traffico nazionale ed internazionale degli stupefacenti è sembrato - ed era - la più lucrosa delle attività illecite della mafia. Ma forse, si è commesso un errore di segno opposto rispetto a quello compiuto nella sottovalutazione della pericolosità del contrabbando di tabacchi. Si intende dire che, probabilmente, la necessaria attenzione ed il particolare impegno profusi dalle forze dell'ordine nel tentativo di stroncare il traffico di stupefacenti ha fatto perdere di vista altre rilevanti attività illecite della mafia, che sono proseguite indisturbate. Era forse inevitabile che ciò accadesse e non si intende muovere, per ciò, critica o censura a chicchessia, ma, adesso che le cognizioni del fenomeno mafioso sono più complete del passato, occorre rivolgere l'attenzione anche alle altre attività criminali, non meno importanti del traffico di stupefacenti, e forse, ancora più destabilizzanti dello stesso commercio della droga. Nel settore dei pubblici appalti, ad esempio, gli interventi investigativi e gli approfondimenti istruttori sono assolutamente  insoddisfacenti, mentre è certo che trattasi di attività fortemente inquinate dall'intervento mafioso ed in cui si realizzano inquietanti saldature con oscuri centri di interessi economici, in grado di influenzare i pubblici poteri. Né vanno trascurate le cosiddette truffe comunitarie che, a parte il discredito per l'immagine dell'Italia nel contesto europeo, in Sicilia sono quasi sempre di matrice mafiosa e costituiscono, altresì, fonte di elevati profitti e, come è stato dimostrato dalle indagini istruttorie, comodo canale per il riciclaggio di danaro proveniente da traffico di stupefacenti. La piaga, poi, delle estorsioni sistematizzate ha raggiunto livelli ancora superiori rispetto al passato, e la determinazione delle cosche nel pretendere i "balzelli" è provata dai numerosi omicidi di imprenditori, recentemente avvenuti soprattutto a Palermo. Né va trascurato che questo fenomeno costituisce un grave fattore inquinante della stessa classe imprenditoriale, perché spesso si producono interessate familiarità tra i vari imprenditori soggetti alle estorsioni e gli stessi mafiosi, generalmente nella speranza che questi ultimi siano meno esosi  nelle loro richieste estorsive; e , al  momento opportuno, tale  familiarità viene utilizzata spregiudicatamente dagli  "uomini d'onore" per ottenere protezioni ed appoggi di ogni genere, nonché per sfuggire alle investigazioni e per mantenersi latitanti.
E', questo, uno dei campi in cui più subdola ed inquietante è l'infiltrazione della mafia nel tessuto sociale, tanto che è arduo distinguere, nei casi concreti, fino a che punto l'imprenditore sia una vittima della mafia e non si sia trasformato, invece, in una ruota dell'ingranaggio, divenendo funzionale ed attivo nel sistema di potere mafioso. Ed ancora, la cosiddetta microcriminalità - che tanto è a cuore della stampa locale - costituisce, almeno alla stato attuale, un problema non già distinto rispetto a quello della repressione della criminalità mafiosa, ma, per diversi aspetti, connesso. Non si vuol dire, sia chiaro, che le numerosissime rapine commesse quotidianamente nei maggiori centri siciliani siano tutte da ascrivere ad attività di Cosa nostra, né che vi sia un disegno unitario preesistente. Non vi è dubbio però che, avendo Cosa nostra il controllo del territorio, la consumazione di fatti illeciti senza reazione alcuna da parte della "famiglia" locale, è possibile solo in quanto tali fatti, per motivi più disparati, sono stati consentiti o voluti o tollerati dalla "famiglia".Va poi sottolineato che il generalizzato clima di allarme sociale determinato dalla consumazione di questi gravi reati - che , a mio avviso non vengono adeguatamente puniti nei rari casi in cui se ne sono individuati gli autori - finisce con l'essere funzionale al sistema mafioso. Infatti, l'attenzione dell'opinione pubblica viene distolta dai temi della repressione della grande criminalità e concentrata sull'insicurezza dei cittadini, sul mancato intervento delle forze dell'ordine, sull'eccessivo peso dato alle indagini su una criminalità mafiosa oramai in ginocchio e non più pericolosa, e cosi via. […]

 
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    In questo numero:
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  • Terzo Millennio

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    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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