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Tendenze attuali del fenomeno mafioso e problemi conseguenti PDF Stampa E-mail
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Tendenze attuali del fenomeno mafioso e problemi conseguenti
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Tirando a questo punto le fila del mio discorso, vorrei ribadire che bisogna finalmente smetterla di parlare di "emergenza-mafia " e cercare di attrezzarci in modo serio per affrontare una situazione che, ancora per lunghi anni, impegnerà le strutture repressive statuali. Gli interventi di bonifica e di promozione sociale sono indubbiamente  indispensabili e costituiscono, probabilmente, la chiave di volta per affrontare alla radice il fenomeno mafioso; e il funzionamento più efficiente della macchina statale, in tutte le sue articolazioni, costituirebbe il segno più tangibile della presenza delle istituzioni in vaste zone del Mezzogiorno d'Italia dove, finora, lo Stato ha brillato solo per la sua assenza. Ma questi interventi, senz'altro auspicabili, da un lato non sono in alcun modo ricollegabili con l'esercizio della funzione giurisdizionale e, dall'altro, non debbono costituire il comodo alibi per giustificare la sostanziale inazione dell'autorità giudiziaria nel perseguimento di crimini che, per numero e gravità, non hanno pari nella storia dello Stato unitario. Ci sono voluti lunghi decenni per renderci conto che non solo la mafia esiste, ma che ha terribili potenzialità criminali e costituisce grave fattore destabilizzante per le istituzioni democratiche; è sperabile che non ci voglia un periodo altrettanto lungo per attrezzarci in modo adeguato per poter vincere questa autentica sfida allo Stato democratico. Nel concreto, bisognerà porre ogni attenzione per poter circoscrivere ed isolare il fenomeno, tenendo sempre ben presente che comportamenti e attività illecite che in altre parti d'Italia sono espressione di comune devianza, in Sicilia, e, in genere, nel Mezzogiorno, acquistano ben diverso significato. Occorre, in altri termini, che i centri di poteri e di interessi - che finora, al di là di mere affermazioni verbali, hanno ritenuto possibile la convivenza con la mafia - si rendano conto che i tempi sono ormai maturi per ripudiare qualsiasi intesa con organizzazioni ormai anacronistiche per un Paese civile come il nostro. Solo così ridotto a puro fatto criminale, il fenomeno mafioso potrà  essere affrontato e represso giudiziariamente senza quelle interferenze e quelle pressioni che purtroppo ben conosce chiunque si occupi di processi contro organizzazioni mafiose.
In questa ottica, a mio avviso, gli uffici giudiziari nelle zone costituenti l'epicentro delle organizzazioni mafiose  dovrebbero essere strutturati in modo da assicurare in modo stabile e continuo il flusso delle necessarie informazioni e notizie fra i vari magistrati incaricati delle istruttorie, tenendo  ben presente che, nelle zone ad alta densità mafiosa, ogni inquirente deve essere professionalmente attrezzato per comprendere ed affrontare i molteplici problemi derivanti dalla presenza della mafia. E tali esigenze di razionalità organizzativa saranno esaltate dalla prossima riforma del codice di rito penale, come sicuramente sarà evidenziato dalle altre relazioni. Dovrebbe, infine, essere compiuto ogni sforzo per ottenere la costituzione di nuclei di polizia giudiziaria, altamente specializzati, centralizzati e strutturati, in grado di intervenire in ogni parte del territorio nazionale in stretto raccordo con l'autorità giudiziaria e di polizia giudiziaria locali. Organismi centralizzati e sgravati dalle esigenze della quotidianità avrebbero il duplice pregio di attuare una continua attività di  intelligence informativa e di assicurare, in una visione finalmente globale ed unitaria del fenomeno mafioso, i necessari raccordi con le unità territoriali, individuate volta per volta sulla base delle esigenze contingenti. Solo così potrà essere assicurata una seria e razionale attività di polizia giudiziaria, in relazione alla gravità dei problemi.


Articolo pubblicato sul numero di ANTIMAFIAduemila giugno 2000

 



 
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