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Antimafia Duemila

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Tendenze attuali del fenomeno mafioso e problemi conseguenti PDF Stampa E-mail
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Tendenze attuali del fenomeno mafioso e problemi conseguenti
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E' indiscutibile che Cosa nostra è un organizzazione unica, radicata in tutta la Sicilia, con importanti ramificazioni nel resto d'Italia e con ambito di operatività anche all'estero; ed è parimenti provato - ed è stato riconosciuto dalla sentenza del cosiddetto maxiprocesso di Palermo - che l'organizzazione mafiosa è sotto il domino assoluto dei palermitani che ne dirigono ed orientano le attività. Ora, poiché il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale impone di perseguire tutti i responsabili di reati e, quindi, tutti gli appartenenti a Cosa nostra, sia per gli specifici reati-fine commessi, sia per i reati associativi, ci si chiede quale sia la soluzione processualmente praticabile. E' di tutta evidenza che un accentramento di tutti i procedimenti per i reati riferibili a Cosa nostra in un'unica sede giudiziaria, oltre ad essere un grave errore tattico, si risolverebbe, in definitiva, in un ulteriore regalo alla mafia per l'assoluta ingestibilità del processo.[…]
Io ritengo che la riconosciuta unità di Cosa nostra impone, nel quadro normativo della obbligatorietà dell'azione penale, l'attribuzione ad un'unica autorità giudiziaria - e cioè a quella della sede dell'associazione - della competenza a giudicare il delitto di associazione mafiosa, salva la possibilità di devolvere ad altro giudice, territorialmente competente, il giudizio sui singoli reati-mezzo dell'organizzazione. Ma in ogni caso, a prescindere dalle soluzioni concrete che, caso per caso, possono essere adottate, non è chi non veda che il nocciolo della questione non è tanto quello della individuazione in concreto delle autorità competenti in ordine a determinate fattispecie di reato, bensì quello della possibilità di avere, in ogni momento, un quadro, per quanto possibile, unitario e completo dell'organizzazione e delle attività di Cosa nostra, in modo da poter cogliere i nessi ed i collegamenti tra vicende apparentemente slegate tra loro. Ed allora, non è certamente la celebrazione di uno o più processi presso distinte autorità giudiziarie che potrà contribuire apprezzabilmente ad alleviare l'enorme carico di lavoro gravante sull'autorità giudiziaria del luogo in cui ha sede Cosa nostra, in quanto quest'ultimo giudice avrà sempre la necessità di prendere cognizione dei separati incarti processuali che spesso, si rivelano utili ai fini delle indagini sulla associazione solo dopo notevole lasso di tempo. La individuazione dell'autorità giudiziaria competente appare poi ancor più problematica per quelle associazioni, di cui si è constatata l'esistenza, diverse da Cosa nostra ma con questa collegate. Per esempio, non è infrequente che uno o più "uomini d'onore" si avvalgano di associazioni criminali esterne, e cioè composte di membri non appartenenti a Cosa nostra; oppure che, per specifiche attività illecite (traffico di stupefacenti, etc.) vengano costituite associazioni criminose che, sia pure sotto il manto protettivo di Cosa nostra, con la stessa non si identificano e sono composte, oltre che da mafiosi, anche da appartenenti alla criminalità comune e collegate con organizzazioni diverse (ad esempio, organizzazioni dedite al riciclaggio del danaro sporco).
Questa complessa realtà criminale è stata espressamente riconosciuta anche dalla Suprema Corte che, più di una volta, ha ritenuto giuridicamente possibile la contemporanea appartenenza del medesimo soggetto a più organizzazioni criminali.
E' chiaro, ovviamente, che tale teorica possibilità, di cui nessuno dubita, va poi verificata nel concreto; e si tratta di una indagine estremamente delicata che, per difetto di specifiche conoscenze, comporta il rischio, da un lato di dedurre l'esistenza di pretese e non meglio qualificate associazioni mafiose da vicende associative che vanno più esattamente inquadrate in Cosa nostra, e, dall'altro, di non cogliere l'esistenza di organizzazioni criminali distinte da Cosa nostra, seppur con la stessa collegate. La situazione è, poi, resa ancora più complessa dalla proliferazione normativa di fattispecie associative, il che impone una approfondita analisi e distinzione di vicende che, tutto sommato, potrebbero essere trattate unitariamente. Il nodo centrale, comunque, resta sempre quello di coniugare le specifiche previsioni normative di reati associativi con il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, nei confronti di tutti i membri dell'associazione criminale. Non intendo qui pronunciarmi, né a favore della discrezionalità dell'azione penale, né a favore dell'abolizione o di una drastica riduzione dei reati associativi; desidero soltanto osservare che, anche col nuovo codice, il problema dei processi-inchiesta, come sono stati efficacemente chiamati, rimarrà irrisolto e forse sarà aggravato, se resterà immutato questo quadro normativo, sostanziale e processuale.[…]

 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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