Dossier
Giovanni Falcone
Tendenze attuali del fenomeno mafioso e problemi conseguenti | Tendenze attuali del fenomeno mafioso e problemi conseguenti |
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Pagina 2 di 4 Le più recenti acquisizioni probatorie hanno consentito, infatti, di stabilire con certezza che Cosa nostra - e cioè l'organizzazione mafiosa per eccellenza - ha salde radici in tutta la Sicilia e propaggini in diverse città d'Italia, e che da oltre un decennio le attività dell'organizzazione sono dirette e regolate da un organismo di vertice, la Commissione regionale, ferma restando una larga autonomia operativa delle varie "famiglie", su base locale e provinciale, per gli affari che non riguardano l'organizzazione nel suo complesso. Quindi per riallacciarsi all'affermazione di Sciascia, si dovrebbe parlare più appropriatamente, anziché di confederazione di Stati, di Stato federale. Tale struttura verticistica, a seguito della recente "guerra di mafia" e per effetto delle incisive indagini giudiziarie, è, tuttavia, divenuta ancora più monolitica ed impermeabile alle indagini stesse. Avevamo appreso da imputati appartenenti all'organizzazione che gli organismi direttivi di Cosa nostra, articolata in "famiglie" coordinate su base provinciale e regionale, ad un certo punto, erano divenuti strumento formale di ratifica delle decisioni prese da un gruppo egemone, che aveva assoggettato tutta l'organizzazione. Adesso è da ritenere molto probabile che questi meccanismi si siano ulteriormente accentuati con la istituzione, in ogni parte del territorio siciliano, di fiduciari del gruppo egemone che gestiscono il potere e dirigono l'organizzazione a livello locale, rispondendone direttamente a un vertice unitario ed inaccessibile. In altre parole, si è creato un sistema di compartimentazione, che rende più salda l'organizzazione e difficili le indagini. E', poi, divenuta più rigida la regola del segreto, e ciò come conseguenza delle dichiarazioni dei "pentiti", talché circolano pochissime notizie riguardanti i membri e le attività dell'organizzazione, e gli stessi capi delle varie "famiglie" tengono rigorosamente segreti, a differenza del passato, i nomi degli affiliati. Sembra importante, altresì, notare che l'individuazione, in sede giudiziaria, di diversi membri di Cosa nostra, non ha prodotto, come a prima vista sarebbe sembrato logico, un decadimento della qualità dell'organizzazione, dovuto alla necessità di rimpiazzare i vuoti con soggetti non sempre dotati delle caratteristiche necessarie per divenire "uomini d'onore". L'organizzazione, infatti, si è chiusa a riccio, e così, mentre si avvale stabilmente, per le meno impegnative attività illecite, della delinquenza comune, procede ad arruolamento di nuovi "uomini d'onore" dopo una verifica molto più rigorosa delle loro qualità. Si sta realizzando, così, insieme con una maggiore coesione delle strutture di Cosa nostra, un collegamento tra l'organizzazione e la criminalità comune, la cui pericolosità è di tutta evidenza. Va rilevato, infine, che esistono ed operano in varie zone della Sicilia, altre organizzazioni che possono essere definite, senz'altro, di tipo mafioso, ma che, tuttavia, non appartengono a Cosa nostra, non essendo dalla stessa riconosciute, e che non hanno di per sé pari dimensioni e pericolosità. Tale precisazione, frutto di approfondite indagini, appare di notevole importanza pratica, poiché, da un lato, fornisce la chiave interpretativa di diverse vicende mafiose di rilievo; dall'altro, consente di distinguere con precisione gli appartenenti a Cosa nostra dai membri di organizzazioni similari. Una situazione del genere, però, non è stata riscontrata, almeno allo stato attuale delle indagini, nella provincia di Palermo, in cui la presenza di Cosa nostra è totalizzante nelle vicende della criminalità organizzata; per contro, ricorre in diversi centri della Sicilia, con la conseguenza che quelli che, nel passato, venivano etichettati indistintamente come scontri tra opposte fazioni mafiose, in realtà erano spesso faide tra la "famiglia" locale di Cosa nostra ed altre organizzazioni ad essa non appartenenti, il cui esito era, ovviamente, scontato. Queste conoscenze sulla struttura essenzialmente unitaria di Cosa nostra, potranno consentire, insieme con altre risultanze probatorie, notevoli passi avanti nelle istruttorie di gravi procedimenti penali, fornendo una chiave di lettura puntuale di episodi criminosi finora avvolti nel mistero. Ma non meno importanti sembrano le conoscenze acquisite sulle principali attività criminose attuali di Cosa nostra. Negli ultimi anni, il traffico nazionale ed internazionale degli stupefacenti è sembrato - ed era - la più lucrosa delle attività illecite della mafia. Ma forse, si è commesso un errore di segno opposto rispetto a quello compiuto nella sottovalutazione della pericolosità del contrabbando di tabacchi. Si intende dire che, probabilmente, la necessaria attenzione ed il particolare impegno profusi dalle forze dell'ordine nel tentativo di stroncare il traffico di stupefacenti ha fatto perdere di vista altre rilevanti attività illecite della mafia, che sono proseguite indisturbate. Era forse inevitabile che ciò accadesse e non si intende muovere, per ciò, critica o censura a chicchessia, ma, adesso che le cognizioni del fenomeno mafioso sono più complete del passato, occorre rivolgere l'attenzione anche alle altre attività criminali, non meno importanti del traffico di stupefacenti, e forse, ancora più destabilizzanti dello stesso commercio della droga. Nel settore dei pubblici appalti, ad esempio, gli interventi investigativi e gli approfondimenti istruttori sono assolutamente insoddisfacenti, mentre è certo che trattasi di attività fortemente inquinate dall'intervento mafioso ed in cui si realizzano inquietanti saldature con oscuri centri di interessi economici, in grado di influenzare i pubblici poteri. Né vanno trascurate le cosiddette truffe comunitarie che, a parte il discredito per l'immagine dell'Italia nel contesto europeo, in Sicilia sono quasi sempre di matrice mafiosa e costituiscono, altresì, fonte di elevati profitti e, come è stato dimostrato dalle indagini istruttorie, comodo canale per il riciclaggio di danaro proveniente da traffico di stupefacenti. La piaga, poi, delle estorsioni sistematizzate ha raggiunto livelli ancora superiori rispetto al passato, e la determinazione delle cosche nel pretendere i "balzelli" è provata dai numerosi omicidi di imprenditori, recentemente avvenuti soprattutto a Palermo. Né va trascurato che questo fenomeno costituisce un grave fattore inquinante della stessa classe imprenditoriale, perché spesso si producono interessate familiarità tra i vari imprenditori soggetti alle estorsioni e gli stessi mafiosi, generalmente nella speranza che questi ultimi siano meno esosi nelle loro richieste estorsive; e , al momento opportuno, tale familiarità viene utilizzata spregiudicatamente dagli "uomini d'onore" per ottenere protezioni ed appoggi di ogni genere, nonché per sfuggire alle investigazioni e per mantenersi latitanti. E', questo, uno dei campi in cui più subdola ed inquietante è l'infiltrazione della mafia nel tessuto sociale, tanto che è arduo distinguere, nei casi concreti, fino a che punto l'imprenditore sia una vittima della mafia e non si sia trasformato, invece, in una ruota dell'ingranaggio, divenendo funzionale ed attivo nel sistema di potere mafioso. Ed ancora, la cosiddetta microcriminalità - che tanto è a cuore della stampa locale - costituisce, almeno alla stato attuale, un problema non già distinto rispetto a quello della repressione della criminalità mafiosa, ma, per diversi aspetti, connesso. Non si vuol dire, sia chiaro, che le numerosissime rapine commesse quotidianamente nei maggiori centri siciliani siano tutte da ascrivere ad attività di Cosa nostra, né che vi sia un disegno unitario preesistente. Non vi è dubbio però che, avendo Cosa nostra il controllo del territorio, la consumazione di fatti illeciti senza reazione alcuna da parte della "famiglia" locale, è possibile solo in quanto tali fatti, per motivi più disparati, sono stati consentiti o voluti o tollerati dalla "famiglia".Va poi sottolineato che il generalizzato clima di allarme sociale determinato dalla consumazione di questi gravi reati - che , a mio avviso non vengono adeguatamente puniti nei rari casi in cui se ne sono individuati gli autori - finisce con l'essere funzionale al sistema mafioso. Infatti, l'attenzione dell'opinione pubblica viene distolta dai temi della repressione della grande criminalità e concentrata sull'insicurezza dei cittadini, sul mancato intervento delle forze dell'ordine, sull'eccessivo peso dato alle indagini su una criminalità mafiosa oramai in ginocchio e non più pericolosa, e cosi via. […] |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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