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Un nuovo rinascimento
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di Antonella Randazzo - 24 giugno 2008



Già all'inizio degli anni Novanta del secolo scorso, lo studioso Edward de Bono iniziò a parlare di "Nuovo Rinascimento", ad intendere la possibilità di superamento delle vecchie griglie epistemologiche e gnoseologiche poste nel mondo occidentale dai pensatori dell'antica Grecia. Secondo de Bono sarebbe possibile superare il modo classico di intendere la logica, la verità e persino la ragione stessa.
Uscendo dai parametri precostituiti, l'uomo finirebbe per accorgersi di avere potenzialità mai considerate prima, e di poter osservare la prospettiva del mondo e di se stesso in modo nuovo e straordinariamente efficace in termini di crescita e cambiamento.

Negli ultimi decenni, anche molti altri studiosi di discipline scientifiche e umanistiche hanno parlato di "segni di progresso" presenti in molti paesi del mondo.
Si tratterebbe di una nuova sensibilità emersa da recente, che vede l'idea di una universalità umana, e di un nuovo livello evolutivo per il pianeta. Ad esempio, molti occidentali sono diventati più sensibili alle problematiche del Terzo Mondo, e molte persone di ogni nazionalità si sono poste il problema di eliminare le guerre, individuandole come utili all'attuale sistema di potere e distruttive per tutti i popoli.
Dunque, il Nuovo Rinascimento offrirebbe una nuova mente, libera da schemi di potere ingiusto, e una nuova realtà, libera dalla sopraffazione e dalla violenza.

Questo Nuovo Rinascimento riguarderebbe molti paesi del mondo, e sarebbe una sorta di evento simile a quello della "centesima scimmia". Tale fenomeno sostiene che se un numero significativo di persone apprende una nuova capacità o un nuovo pensiero, avverrà, ad un certo punto, che l'intera categoria verrà trasformata dalla nuova acquisizione.

Non si tratterebbe soltanto di un fenomeno che riguarda la conoscenza del mondo, ma anche il problema della sopravvivenza, inteso in modo ampio, anche come possibilità dell'uomo di esprimere liberamente le sue potenzialità, mentali o creative, uscendo dai parametri preposti dal sistema, che possono imprigionarlo senza dargli modo di accorgersene.

Dunque, mentre il Rinascimento italiano si fondò sulla riscoperta dei classici latini e greci, e sulla loro esatta interpretazione, per superare i limiti posti dal pensiero religioso, il Nuovo Rinascimento potrebbe superare anche i parametri posti dal pensiero occidentale e dalla scienza, che hanno creato dogmi e paradigmi spesso non visti come tali.

Secondo questo punto di vista, per la prima volta nella Storia, gli esseri umani potrebbero diventare capaci di accorgersi che la loro realtà non può essere appiattita all'interno delle griglie metodologiche scientifiche, e che possono essere riesaminate le abitudini di pensiero, per individuare i condizionamenti subiti e far emergere nuove potenzialità e nuove attitudini mentali.
Il pensiero critico, anziché sfociare nei contrasti sterili, nello scontro verbale, o nel modo dicotomico di ragionare ("io ho ragione e dunque tu hai torto"), sarà articolato, ad esempio, sui fenomeni diacronici o sulle basi epistemologiche dogmatiche, in modo tale da demolire i limiti conoscitivi imposti all'uomo.
Ciò permetterà di individuare nuove risorse, nuove potenzialità e dunque una possibile nuova realtà. Infatti, cambiare la realtà significa cambiare se stessi, e cambiare se stessi non è possibile senza demolire il "vecchio" e far emergere il "nuovo".
Alla base ci sarà la conoscenza di se stessi, che permetterà di creare la nuova realtà, nella consapevolezza che si è capaci di vedere soltanto ciò che si è pronti a vedere, e che si possono costruire nuove conoscenze sulla base del livello mentale/emotivo/cognitivo raggiunto.

In questo contesto non è l'aver ragione a contare, o la polemica su ciò che è vero o falso, ma i fatti: il benessere di tutti gli esseri umani, la crescita delle loro potenzialità, empatiche, logiche, artistiche, ecc.
Non ci sarà più la vecchia disputa su ciò che è possibile e su ciò che non lo è: il principio sarà che "quello che tu vuoi per te stesso deve essere quello che tutti dovrebbero avere". Se tu hai da mangiare, tutti dovrebbero averne, se tu vivi una vita dignitosa, tutti dovrebbero poterla vivere. Altrimenti esisterebbe, come nel mondo attuale, una doppia morale o una realtà di sopraffazione e violenza. Non si può creare ciò che si ritiene impossibile, e non si può cambiare se si è prigionieri della vecchia logica. La realtà attuale esiste proprio perché molti la ritengono immodificabile; nel momento in cui coloro che la riterranno assurda saranno abbastanza, essa sarà destinata inevitabilmente a cambiare.


 
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    Gioco criminale

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    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
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