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A trent'anni da Moro PDF Stampa E-mail

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di Giulietto Chiesa - 30 giugno 2008 - Megachip
"Il Partito Comunista ha indubbiamente subito un'evoluzione - parole di Aldo Moro, pronunciate a Benevento nel novembre 1977, quattro mesi prima dell'agguato di Via Fani - ma ecco, ci viene proposto lo schema di una società socialista, e indicato come il punto di arrivo di una esperienza politica che può passare per tappe diverse ...



Ma mi sia consentito dire che i lineamenti di questa democrazia socialista restano ancora indistinti, poichè essi non si esprimono in nessun modello riconosciuto (...). Sono intuizioni, stati d'animo, sono aspirazioni, della cui sincerità non vogliamo dubitare, che debbono tradursi in comportamenti, che debbono diventare realtà, che debbono inserirsi entro il contesto democratico quale noi lo concepiamo; e quindi è interessante sapere quale sarà la società socialista che potrebbe coinvolgerci al termine di un imprevedibile processo storico. Noi siamo interessati a conoscere il punto di approdo di questa sperimentazione nuova, il frutto della mediazione tra internazionalismo proletario e via al socialismo, via autonoma al socialismo. Vogliamo, cioè, capire meglio, per orientarci meglio, quale possa essere un nuovo, stabile, sicuro, difeso modo di vivere libertà e democrazia in un regime socialista".
Rileggere oggi queste parole, che sono un testamento politico, consente di capire perchè Aldo Moro non fu rapito che per essere ucciso, naturalmente dopo aver costretto la democrazia italiana, che ne uscì devastata, a ogni possibile deformazione.

Ma non è in chiave di rievocazione storica che queste parole sono importanti. Servono invece a misurare l'abisso, la profondità della distanza tra quel contesto politico e quello odierno dell'Italia.  Allora il capo del partito di maggioranza relativa,  dell'erede di De Gasperi,  riconosceva al Partito Comunista l'intera dignità di interlocutore democratico. Chiedeva garanzie, del tutto legittimamente, e voleva capire meglio cosa fosse la democrazia socialista, e le sue tappe. Ma si diceva pronto a fare un percorso comune, una volta chiariti i punti non chiari - e ce n'erano non pochi - verso una democrazia socialista, addirittura verso un regime socialista.

Eravamo in piena guerra fredda, lo ricordino i più giovani, ma non lo dimentichino i più anziani. Si può immaginare quali venti di furia parole come quelle potevano sollevare, e sollevarono, a Washington.

Ma nemmeno questo è il punto. E', invece, che in quel momento l'avanzata del Partito Comunista era avvenuta in modo interamente democratico, e si rivelava inarrestabile . Moro ne prendeva atto e, avendo scelto di restare sul terreno democratico, correggeva il proprio orologio della storia. Anche altri stavano contemporaneamente correggendo, in altra direzione, i propri. Fu allora che l'Italia fu spinta violentemente fuori dal  terreno democratico. E non c'è più ritornata.
Quattro anni prima, subito dopo gli eventi del Cile, e dell'assassinio di Allende, Enrico Berlinguer aveva scritto, su Rinascita, le sue riflessioni, quelle che portarono alla proposta del "compromesso storico". Aveva ben compreso che il 51% non sarebbe bastato per costruire un socialismo democratico in Italia. Aveva capito con largo anticipo che non glielo avrebbero consentito. Cercava di costruire uno schieramento molto più vasto, capace di reggere all'urto delle forze imperiali che non potevano consentire un passaggio democratico verso una società socialista democratica. Moro aveva capito perfettamente se non la fisionomia della democrazia socialista, certamente i limiti della democrazia occidentale. Sapeva di rischiare. Dopo il colloquio con Henry Kissinger ebbe la certezza del pericolo. Rischiò, pagò.

L'egemonia politica e culturale del socialismo fu demolita in quegli anni, successivi alla morte di Moro. Basterebbe ora confrontare quelle parole, e quei significati, con la miserevole temperie del dibattito politico italiano, ma soprattutto quello della ex sinistra che lo componeva. Invece di capire le ragioni della sconfitta sarebbe utile, nei congressi che preparano per scannarsi tra loro, che riflettessero sui motivi che hanno determinato la perdita completa di quella egemonia e la sua sostituzione con l'egemonia dell'avversario.
Moro e Berlinguer furono vinti. Il tempo della storia è stato quello di Licio Gelli. C'è dunque una spiegazione se adesso, dopo trent'anni, a dialogare tra loro ci sono Berlusconi e Veltroni .

TRATTO DA MEGACHIP.INFO
 
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    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
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    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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