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Le strade dell'impegno responsabile
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di Stefano Fantino - 27 giugno 2008
Al via il festival le Terre di Don Diana
Il tentativo è il primo in Italia, organizzare un festival della legalità nel nome di Peppe Diana, partendo da location molto particolari: i beni confiscati ai camorristi.



Nel segno di questa particolarità è stato dato il via questa mattina nel palazzo della provincia di Caserta al festival di impegno civile “Le Terre di Don Diana” organizzato da Libera Caserta e dal comitato Don Peppe Diana. Ad aprire l’incontro dibattito “Una Libera Terra: Io ci credo” con l’intervento introduttivo del padrone di casa, il presidente della provincia Sandro De Franciscis che ha appoggiato un grande tentativo di far emergere il terzo settore come speranza per una terra che ha la necessità di costruire un futuro. A presenziare all’apertura del festival, Tonino Palmese, referente di Libera per la Campania, Roberto Morrione, presidente di Libera Informazione, Tano Grasso, presidente onorario della F.A.I., Beppe Giulietti, senatore e anima di Articolo 21, Anna Ceprano della Legacoop e Valerio Taglione, del comitato Don Peppe Diana, promotore dell’evento.

Non luoghi di morte, ma di riscatto
Ad introdurre la giornata non poteva che essere Valerio Taglione  che ha voluto sottolineare l’unicità di un festival che vuole partire dai beni confiscati, luoghi spesso sfondo di vicende losche e di morte, oggi trasformate nel “riscatto di una terra”. Perché come sottolinea Valerio, non si può accettare il sopruso e si deve valorizzare un territorio, con lo spirito di coloro che non potranno mai rimproverarsi di averci provato.

Riflettori accesi, soprattutto in questo momento
Provare a fare cosa? A far sentire la voce di una società civile proprio a ridosso di alcuni accadimenti che hanno catapultato il casertano sulle prime pagine di giornali e telegiornali. Perché è proprio all’indomani della sentenza di appello di Spartacus che vi è la maggior necessità di non isolare e dimenticare un discorso importante di riscatto e di rinascita. Lo sottolinea Roberto Morrione, presidente di Libera Informazione, parlando, e così è in effetti, del primo grande evento nelle terre dei Casalesi dopo l’appello del processo Spartacus. Morrione, lucidamente, pone un parallelo interessante tra la situazione del post Maxi processo a Palermo e quella che si potrebbe delineare ora dopo il processo ai casalesi. Un clima che come accadde in Sicilia, potrebbe portare, se non ben supportato dalla società civile e responsabile a una «delegittimazione e una divisione con il rischio di isolare le forze dell’ordine e la magistratura». «La presenza – chiosa Morrione – di grande manovalanza criminale, facilmente reclutabile deve essere la spia per mantenere alta l’attenzione e far valere quel “potere dei segni” che sono indispensabili per la crescita civica di un paese». Segni che non mancano certamente in iniziative come questa e che si stanno riorganizzando per contribuire attivamente anche alla costituzione di una nuova cooperativa sociale. tra Cancello ed Arnone e Grazianise.


 
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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