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Antimafia Duemila

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L'appropriazione indebita dei meriti PDF Stampa E-mail
Indice articolo
L'appropriazione indebita dei meriti
Il cancro che consuma la magistratura dall'interno
Alcuni casi clamorosi
Relazioni pericolose

felice-lima-web.jpg

di Felice Lima - Micromega n.4/2008
Cosa fa la magistratura associata con i magistrati integerrimi e coraggiosi quando questi vengono assassinati si sa benissimo: si appropria dei loro meriti, dando luogo all’abuso per il quale quando qualcuno si permette di chiedere conto “alla Magistratura” di qualcosa di cui debba vergognarsi...



essa invoca la memoria dei suoi martiri, dicendo che “la Magistratura ha pagato a caro prezzo il suo eroismo”. 

Ma non è la verità, perché non è “la Magistratura” ad essere o essere stata “eroica” e men che meno ad aver pagato prezzo alcuno per nulla; a farlo sono stati alcuni singoli magistrati, che prima di essere assassinati erano stati clamorosamente e rumorosamente isolati dai loro colleghi. Per tutti, basti citare qui le vicende del Procuratore di Palermo Gaetano Costa, lasciato solo a firmare dei fermi particolarmente “impegnativi”, e del Consigliere Istruttore Rocco Chinnici, che lasciò un diario con le prove del suo isolamento da parte dei vertici degli uffici giudiziari di Palermo. Ma certo è significativa anche la storia del Sostituto Procuratore Giangiacomo Ciaccio Montalto: all’indomani del suo assassinio un collega del suo stesso ufficio è stato arrestato perché a casa gli sono stati trovati un’arma con la matricola abrasa e un mucchio di soldi incartati in un giornale. E il Procuratore Capo, vi chiederete? Promosso Presidente di Sezione in Cassazione! E in Cassazione, come Sostituto Procuratore Generale, è andato anche il Procuratore di Palermo Giammanco, che faceva fare anticamera a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Dunque, si sa benissimo cosa fa “la Magistratura” con i magistrati integerrimi DOPO che sono morti.

Non sempre si riflette su cosa aveva fatto prima dell’omicidio e su cosa fa quando l’omicidio non accade.

La vicenda di Luigi De Magistris è un occasione per riflettere su questo.

 

La persecuzione disciplinare

Ho già esposto analiticamente proprio qui, su Micromega (nel numero 2/2008), le ragioni per le quali la sentenza disciplinare che ha condannato Luigi De Magistris e che contiene tutti gli addebiti che sono riusciti a immaginare a suo carico non convince per nulla e appare tecnicamente infondata.

Una sentenza, per di più, emessa al termine di un processo dall’esito preannunziato (il Consigliere del C.S.M. Letizia Vacca che annuncia trionfalmente alla stampa che Luigi De Magistris è «un cattivo magistrato» e «va colpito» (!?)) e dalle dinamiche peculiari (sorprendente rapidità del tutto; rifiuto di attendere l’esito delle indagini in corso a Salerno, ben note allo stesso C.S.M. per averne acquisito alcuni atti; il Vicepresidente Mancino che rivela il segreto della camera di consiglio, informando la stampa che la decisione è stata presa all’unanimità).


La richiesta di archiviazione di Salerno

Su tutto questo interviene adesso la Procura di Salerno che chiede l’archiviazione delle accuse a carico di Luigi De Magistris con un provvedimento di poco meno di mille pagine che, analizzando minutamente ogni cosa, non lascia scampo a chi aveva giocato tutto sul frastuono e le invettive.

Da quel provvedimento emerge fra l’altro che:

1) Il contesto ambientale nel quale Luigi de Magistris ha svolto per anni la propria attività di P.M. era oltremodo “difficile”, caratterizzato da pesanti intrecci tra magistrati di punta degli uffici calabresi (ivi compresi gli stessi vertici degli uffici requirenti di Catanzaro) e persone sottoposte ad indagini da parte dello stesso Luigi (ivi compresi altri magistrati, soprattutto lucani).

2) Da quel medesimo contesto è scaturita una vasta, articolata e provata (sì, provata!) attività di aggressione e delegittimazione di De Magistris e del suo operato, attuata con denunce ed esposti diretti non solo alla Procura di Salerno, non solo agli organi disciplinari, ma a chiunque, ivi comprese le più alte cariche dello Stato (è davvero impressionante la lettura, nel primo capitolo della richiesta di archiviazione, della quantità di esposti, denunce, interrogazioni, querele etc. che hanno investito il collega in un arco di tempo relativamente breve).

3) In tale contesto, De Magistris si è trovato nella singolare condizione di non poter fare affidamento – all’infuori della P.G. che lo coadiuvava nelle indagini – praticamente su nessuno, stanti gli acclarati rapporti dei suoi superiori gerarchici con soggetti sottoposti a indagini, “colorati” da episodi forse interpretabili anche come interferenze nelle indagini stesse.

4) Sotto tale profilo, il provvedimento dei P.M. salernitani contiene un passaggio significativo che lascia intendere che la storia non è finita e potrebbero esserci ulteriori sviluppi (solo pochi giorni fa i giornali hanno dato conto dell’iscrizione nel registro degli indagati del dr Dolcino Favi, autore dell’avocazione che un autorevole collega ha definito “impensabile”).

5) Tutto ciò premesso, pur nella condizione di delegittimazione e isolamento in cui ha operato, non è emerso che Luigi De Magistris si sia reso responsabile non solo e non tanto dei reati a lui addebitati, ma neanche di mere “irregolarità” o violazioni di norme processuali o deontologiche: insomma, il giudizio complessivo sul suo comportamento è di estrema correttezza e scrupolosità.

6) Sul punto i P.M. di Salerno hanno approfondito alcune delle vicende per le quali Luigi è stato condannato in sede disciplinare, evidenziando come quel giudizio fosse in realtà fondato non su una valutazione parametrata al rispetto delle regole processuali e ordinamentali, ma piuttosto su una generica (nonché a volte pregiudiziale e apodittica) valutazione negativa proprio del merito della sua attività giurisdizionale, in contrasto con uno dei capisaldi teorici in tema di limiti al sindacato disciplinare sull’attività dei magistrati.

7) Ancora, con riferimento ad alcune vicende particolarmente sbandierate da “media” e commentatori con la litania sui “cattivi magistrati” (mi riferisco alla nota vicenda dei fermi non convalidati o a quella ancor più famosa della perquisizione asseritamente “ipermotivata”, ma gli esempi possono moltiplicarsi), si è sottolineato, talora anche con l’autorevole avallo della Cassazione, come grossolani errori e macroscopiche illegittimità, semmai, si rinvengono negli atti posti in essere da quei magistrati che in alcuni casi hanno sconfessato le ipotesi investigative e gli atti di Luigi (ma di questi nessuno ha detto se sono “buoni” o “cattivi magistrati”…).

8) Anche quanto alle famose “fughe di notizie”, non solo è stata ribadita l’estraneità ad esse di De Magistris (ma ciò era già riconosciuto dallo stesso C.S.M.), ma ne è stato correttamente sottolineato il carattere di oggettivo pregiudizio alle indagini da lui svolte, specie quando intervenivano in momenti “caldi” dell’attività investigativa: con buona pace, anche in questo caso, di chi ha accusato Luigi di “protagonismo”.

9) Sono emersi contatti quanto meno ineleganti tra persone sottoposte a indagini da parte di Luigi e magistrati del C.S.M., ivi compreso forse anche l’estensore della sentenza di condanna emessa nei confronti dello stesso Luigi.

10) Alla luce di tutto ciò, si sarebbe tentati di attribuire un significato sinistro alla fretta con cui il C.S.M. ha voluto aprire e chiudere il giudizio disciplinare a carico di Luigi De Magistris, comprimendone gli spazi di difesa al punto da non voler neanche attendere questi pochi mesi, che oggi avrebbero consentito un giudizio più completo, che tenesse conto delle circostanze sopra indicate (peraltro ben note al C.S.M., essendo state rappresentate sia da Luigi che dai magistrati di Salerno, auditi nel corso del processo disciplinare e le cui dichiarazioni il P.G. D’Ambrosio, di cui dirò più avanti, ha cercato di non fare ammettere agli atti).

Ho tratto questa sintesi del provvedimento di Salerno da una mail del collega Raffaele Greco che si concludeva con un interrogativo: perché – scriveva su una mailing list di magistrati – oggi, mentre è in corso il congresso dell’A.N.M. e mentre si torna a discutere delle criticità del nuovo ordinamento giudiziario, specie con riguardo all’assetto delle Procure, solo pochissimi magistrati (che si contano sulle dita di una mano) si sentono di intervenire in maniera chiara su questa vicenda?

L’interrogativo non ha avuto NESSUNA RISPOSTA.


 
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  • La Rivista
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    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
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    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
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