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Antimafia Duemila

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Le mani della mafia sul mercato della carne PDF Stampa E-mail

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di Dora Quaranta – 27 giugno 2008
Palermo.
 Dodici gli arresti dell’operazione “Michelangelo” messa a segno ieri contro il clan Tumminia del mandamento della Noce.




Il clan era attivo non solo nel racket e nel traffico degli stupefacenti ma gestiva anche i prezzi dei generi alimentari come la carne che era venduta a 10-11 euro al chilo. In manette sono finiti: Alessandro Alessi, 33 anni, elemento di spicco della famiglia mafiosa di Altarello; Marcello Carrozza, 33 anni, narcotrafficante, vicino alla famiglia Cruillas, domiciliato a Lodi; Paolo Castelluccio, 25 anni, affiliato alla cosca di Altarello; Antonio Di Martino, 37 anni; Domenico Di Giovanni, 40 anni, entrambi affiliati alla famiglia Cruillas; Alessandro Di Grusa, 38 anni, affiliato alla famiglia Altarello; Giovanni Giordano, 36 anni, elemento di spicco della famiglia della Noce; Gaetano Leto, 28 anni, narcotrafficante vicino alla famiglia di Porta Nuova; Salvatore Sansone, 21 anni, elemento di spicco della famiglia di Altarello. L´ordinanza di custodia cautelare ha raggiunto in carcere Pietro Tumminia, 37 anni, reggente della famiglia mafiosa di Altarello; Daniele Formisano, 34 anni elemento di spicco della stessa famiglia, e Girolamo Monti, 33 anni, ex reggente della famiglia di Borgo Vecchio.

Dalle intercettazioni è emerso che gli incontri dei boss avvenivano in una casupola abbandonata nel quartiere Cruillas. Pietro Tumminia impartiva lezioni di racket ai suoi accoliti: <<Non bisogna mai chiedere al capocantiere, può essere un carabiniere. Bisogna parlare con il padrone, con il titolare. E se il capocantiere è reticente, bisogna spaventarlo, per incontrare il titolare. Se persevera, rompetegli le corna>>. Tre le estorsioni accertate dai carabinieri: alla Costruzioni meccaniche Palermo, al supermercato Conad spesafacile, alla concessionaria Centineo auto; ed una tentata estorsione alla farmacia di Via Vanvitelli. Antonio Di Martino e Domenico Di Giovanni erano molto irruenti nella riscossione del pizzo tanto da suscitare le preoccupazioni del reggente del mandamento della Noce Giovanni Seidita. In un mese solo i due esattori avevano raccolto 50 mila euro. In un summit, intercettato dalle forze dell’ordine, tra Seidita, Luigi Caravello, membro autorevole della famiglia di Malaspina e Giovanni Giordano, punto di riferimento di Di Martino e Di Giovanni <<Vedete che qua – dice Seidita – loro se ne vanno con gli altri… e a noi ci vengono a prendere dentro. Siamo tutti nei guai!>> Caravello gli risponde <<Questi due si devono dare una calmata. Li dovete fermare subito>>. I due esattori appaiono consapevoli di avere un po’ esagerato e decidono un mese di fermo per riprendere a novembre: <<Il mese prossimo – dicono Di Martino e Di Giovanni – “cafuddiamo” dall’altra parte della Circonvallazione>>.

Il senatore del Pd Giuseppe Lumia ha definito l’operazione Michelangelo come <<l’ennesima dimostrazione che per sconfiggere le mafie è necessario colpire con durezza la zona grigia di professionisti, funzionari e imprenditori che si sono messi al servizio degli interessi criminali delle cosche>>. Per Lumia la prossima Commissione Antimafia dovrebbe occuparsi di questo come mai fatto in precedenza.

Nel giorno degli arresti la Coldiretti ha ricordato che i furti di bestiame e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, discariche abusive, macellazioni clandestine, danni alle colture, aggressioni, truffe ai danni dell’Unione europea, caporalato fruttano ogni anno alla mafia 7,5 miliardi. Alfredo Mulè, presidente della Col diretti Sicilia, ha denunciato che <<in Sicilia l’abigeato continua ad essere un reato diffuso con punte allarmanti nelle province zootecniche a cui si associano il furto di trattori e delle altre attrezzature agricole>>.

 
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    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
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    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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