Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Friday
Nov 21st
Home arrow Informazione arrow Cronaca arrow La Costituzione? Top secret
La Costituzione? Top secret PDF Stampa E-mail

travaglio1.jpg

di Marco Travaglio - 27 giugno 2008
In attesa di abrogare il Codice penale per tutti, onde evitare che lo applichino a lui, Al Tappone ha, nell’indifferenza generale, abolito la logica. È la sua unica, vera riforma istituzionale in 30 anni di tv commerciale e in 15 anni di politica. Con buona pace di Aristotele, se A è uguale a B e B è uguale a C, tutto è possibile: anche che A sia diversa da C perchè C è comunista e fa un uso politico dell’alfabeto. Decide lui, di volta in volta.


E tutti gli altri dietro. «Se ne può discutere. Pacatamente. Siamo disposti a rinunciare ad A, o a C, in nome del dialogo. A può essere uguale a C, ma anche no». Fa un pacchetto sicurezza per punire furti, scippi, rapine, sfruttamenti della prostituzione, immigrazioni clandestine e altri delitti che definisce, a capriccio, «di grave allarme sociale». Poi, nello stesso pacchetto, blocca i processi già in corso (anche alla vigilia della sentenza) per gli stessi delitti di «grave allarme sociale» commessi entro il giugno 2002 (la data l’ha decisa lui). Intanto per gli stessi delitti abolisce pure le intercettazioni, rendendo molto difficile scoprirli e/o punirli. Come fare un «pacchetto anti-incendi» e inserirci l’abrogazione degli estintori o un «pacchetto chirurgia» con il divieto di bisturi. La destra e la sinistra, lo «scontro fra politica e giustizia», il «dialogo sulle riforme» non c’entrano nulla. Ma di tutto questo, a parte il Csm, l’Anm e Di Pietro, nessuno parla. Se i magistrati fanno notare che nel 1999 lo stesso Al Tappone, in compagnia dell’Ulivo, infilò nella Costituzione l’articolo 111 sul «giusto processo» che ne impone la «ragionevole durata», e ora ne allunga di anni la già irragionevole durata, dunque la legge è incostituzionale, apriti cielo. Nessuno va a vedere se è vero che la Costituzione dice una cosa e la legge dice il contrario. Se il Csm dà un parere sgradito al governo, allora è un «attacco al governo». E se qualche consigliere anticipa alla stampa che la blocca-processi va contro l’art. 111, si scatena il finimondo: «fuga di notizie», ovviamente «per fini di lotta politica». Come se la Costituzione fosse coperta dal segreto istruttorio, o di Stato. Dal Colle il solito disco rotto invita al «riserbo» e al «dialogo», mentre il governo chiede la testa del vicepresidente Mancino, reo di non aver bloccato la «fuga di notizie», e Mancino se la prende coi consiglieri che «parlano con la stampa», come se qualche legge vietasse di discutere di un tema pubblico, e pure un po’ vecchiotto, come la Costituzione. Il punto è che tutti sanno che la legge è incostituzionale: tant’è che persino alcuni membri del governo, come il sottosegretario Castelli, ne offrono il ritiro in cambio del lodo Schifani-Alfano, cioè Schifano. Ma Berlusconi non ne vuol sapere: «Ritirarla significa ammettere che è una legge ad personam». Cosa che sanno tutti, ma non si deve dire. Intanto i picciotti di Al Tappone si scatenano a caccia di precedenti al bloccaprocessi, per dimostrare che il padrone non c’entra. Credevano di averne trovato uno nella circolare del procuratore di Torino Maddalena che, dopo l’indulto, aveva indicato ai suoi pm un criterio: trattare prima i reati commessi dopo il giugno 2006, quelli non indultati. Niente di automatico: prima si fa una cosa, poi se ne fa un’altra. Nulla di paragonabile alla legge in questio- ne, che obbliga tutti i tribunali, anche se disoccupati, a sospendere per un anno i processi per reati fino al 2002, anche se manca un’ora alla sentenza. E poi a riprenderli tra un anno. Una follia tale che Maddalena ne prende subito le distanze. Ma subito Il Giornale spara un’altra balla: «Il salvaprocessi? L’inventò Prodi. Nel 1998 approvò una norma uguale. I magistrati non aprirono bocca». Di che si tratta? Di una norma che invitava le procure a comunicare al Csm «i criteri di priorità ai quali si atterranno per la trattazione dei procedimenti. Per assicurare la rapida definizione dei processi pendenti si tiene conto della gravità e offensività del reato». Se devi scegliere se processare prima il tizio beccato a timbrare due volte il biglietto della metro o quell’altro che sulla metro ha scannato una ragazza, parti dal secondo. Niente a che vedere con una legge che impone a un giudice già chiuso in camera di consiglio di lasciar perdere la sentenza e ripartire daccapo un anno dopo. La legge Prodi puntava ad accorciare i processi, la legge Al Tappone ad allungarli. Forse, chissà, magari perché Prodi non commette reati.

Ora d'Aria

L'UNITA'
 
< Prec.   Pros. >
Advertisement
  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

    LEGGI TUTTO...
     
 

Approfondimento quotidiano

newsletter-home.jpg


Video

IL VIDEO/TUTORIAL DEL SITO ANTIMAFIADUEMILA

tutorial-web.jpg
banner-processi-ok.gif

Link

comitato_addiopizzo.gif



liberainformazione.jpg



ilresto_banner.jpg



telejatoweb.jpg



banner_corrierenews_web1.png



banner-u-cuntu-web.jpg




APPELLO

contro-il-lodo-alfano-web0.jpg

Statistiche

Utenti: 891
Notizie: 6430
Collegamenti web: 68
Visitatori: 2895594

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Rss Feed

rss_web.png



Google Adv


Libri

solo-per-giustizia-home.jpg

Libri

e-la-stampa-bellezza-home.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-big--web1.jpg

E' successo oggi

clock.jpg