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Orlandi: uccisa e gettata in una betoniera? PDF Stampa E-mail

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di Dora Quaranta - 24 giugno 2008
Roma.
C’è una supertestimone che sta rilasciando dichiarazioni ai magistrati su Emanuela Orlandi, figlia di un funzionario del Vaticano scomparsa nel nulla all’età di quindici anni il 22 giugno del 1983.

 

Si tratta di Sabrina Minardi, ex compagna del boss della Magliana Enrico De Pedis. Al procuratore aggiunto Italo Ormanni ed ai pm Andrea De Gasperis e Simona Maisto la Minardi ha rivelato che Emanuela, rapita su richiesta di monsignor Marcinkus allora presidente dello Ior, sarebbe stata uccisa, messa in un sacco e gettata in una betoniera a Torvaianica. Nel sacco, sempre secondo il racconto della supertestimone, vi era anche il corpo di un bambino di 11 anni, ucciso per vendetta: Domenico Nicitra, figlio di Salvatore storico esponente della banda. Gli inquirenti hanno avviato un supplemento di indagini perché le dichiarazioni rese dalla Minardi sono sufficientemente circostanziate anche se vi è confusione sulle date. Il bambino infatti è scomparso nel giugno del 1993 quando De Pedis era già morto (ucciso all’inizio del 1990). La donna ricorda anche che sei, sette mesi prima che la ragazza venisse uccisa la consegnò ad un sacerdote. <<Arrivai al bar del Gianicolo in macchina – ha detto ai giudici la Minardi – Renatino mi aveva detto che avrei incontrato una ragazza che dovevo accompagnare al benzinaio del Vaticano. Arriva ‘sta ragazzina: era confusa, non stava bene, piangeva e rideva insieme. All’appuntamento c’era uno che sembrava un sacerdote: scese da una Mercedes targata Città del Vaticano e prese la ragazza. A casa domandai: a Renà, ma quella non era… Se l’hai conosciuta, mi rispose, è meglio che te la scordi. Fatti gli affari tuoi>>. Sul motivo del rapimento della Orlandi la donna ha parlato di un messaggio rivolto a qualcuno: <<Quello che so è che (la decisione ndr) era partita da alte vette.. tipo monsignor Marcinkus.. E’ come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro. Era lo sconvolgimento che avrebbe creato la notizia>> ed ha aggiunto che De Pedis: <<era molto ammanicato con il Vaticano, però i motivi posso immaginare che fossero quelli di riciclare il denaro. Mi sembra che Marcinkus allora era il presidente dello Ior… però sono ricordi così. Gli rimetteva questi soldi… Io a monsignor Marcinkus a volte portavo anche le ragazze lì, in un appartamento di fronte, a via Porta Angelica… Sarà successo in totale quattro o cinque volte, tre-quattro volte… Lui era vestito come una persona normale>>. La Minardi avrebbe anche affermato che Emanuela sarebbe stata sequestrata perché il padre Ercole avrebbe avuto tra le mani alcuni documenti che non avrebbe dovuto vedere.

 

Nel 2005 è arrivata alla redazione di “Chi l’ha visto?” una telefonata anonima. Uno sconosciuto dice che per risolvere il caso bisogna andare a vedere nella tomba di De Pedis all’interno della Basilica di Sant’Apollinare a Roma. In passato il Vaticano non ha mai risposto agli inquirenti sulla motivazione di tale sepoltura all’interno della Basilica. Nel 2005 inoltre il Vicariato di Roma non ha autorizzato la riesumazione del cadavere. Ora però gli inquirenti della Procura di Roma stanno valutando la possibilità di una nuova richiesta di ispezione della tomba.

Otello Lupacchini, giudice istruttore al processo della banda della Magliana e gip al processo Calvi, intervistato dal Corriere della Sera invita alla cautela <<perché – dice – le dichiarazioni di questa nuova supertestimone sconfinano nel soprannaturale>>. Lupacchini fa un’altra ricostruzione del caso Orlandi: <<Cosa Nostra investe denaro nelle spericolate operazioni finanziarie di Roberto Calvi. Calvi muore a Londra (giugno 1982) e i soldi diventano non più esigibili. Un’organizzazione che controlla il territorio come la banda della Magliana, a questo punto, può effettuare il sequestro della figlia di un dipendente del Vaticano o può decidere di “gestire” il sequestro. Il Vaticano, tramite lo Ior diretto da monsignor Marcinkus, aveva investito copiosi capitali nell’Ambrosiano. Il sequestro poteva essere un modo, da parte della banda della Magliana per conto della mafia, per ricattare, per rivalersi su una sorta di “socio” del debitore Calvi>>. Lupacchini ritiene verosimile quanto affermato dal pentito Antonio Mancini, cioè che la sepoltura in Sant’Apollinare di De Pedis sia stato il riconoscimento del suo intervento per interrompere il ricatto al Vaticano. 

 
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