| Delitto Rostagno: non fu solo mafia |
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A vent'anni di distanza dalla morte del cronista non si è ancora arrivati alla verità. Allo stato attuale delle indagini i sospetti si concentrano sul boss trapanese Vincenzo Virga e sul suo gruppo di fuoco. A confermarlo una perizia eseguita sui proiettili recuperati dal cadavere del giornalista. Infatti l'arma usata per il delitto sarebbe la stessa con la quale sarebbero stati compiuti altri due omicidi di mafia nel trapanese. Il sostituto procuratore Antonio Ingroia in merito alla perizia ha commentato che quando l'esito diventerà pubblico <<non mancheranno le sorprese investigative>>. L'inchiesta sulla morte di Rostagno all'inizio venne portata avanti dalla Procura di Trapani, che seguì la "pista interna" della comunità con l'arresto della moglie di Rostagno, di Monica Serra, Francesco Cardella e di altre persone ospiti della comunità con l'accusa di essere gli esecutori materiali. Anche se poi il Tribunale della Libertà li ha scarcerati tutti e l'inchiesta fu definitivamente archiviata. Quando poi il fascicolo venne trasferito al pool antimafia di Palermo prese piede la pista mafiosa. Furono decisive le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Sincori, il primo a parlare del coinvolgimento dei vertici locali di Cosa Nostra. L'ex boss trapanese raccontò che quando era latitante partecipò ad un incontro a Castelvetrano tra i boss Francesco Messina Denaro e Francesco Messina, entrambi deceduti, che avrebbero deciso che sarebbe dovuto toccare alla cosca trapanese uccidere Rostagno. Alle sue dichiarazioni si associarono quelle di Antonino Patti e di Enzo Brusca. I quali hanno riferito che Rostagno stava dando fastidio a Cosa Nostra con le sue inchieste contro gli uomini di Riina in provincia di Trapani. Il pm Ingroia ha confermato che secondo la Procura di Palermo Rostagno fu ucciso dalla mafia anche se questa <<non esclude la possibile convergenza con gli interessi di altri ambienti vicini alla mafia>>. Una delle altre strade battute è quella riconducibile ad un possibile collegamento tra il delitto di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin e quello di Rostagno. Sarebbe documentato che Rostagno aveva filmato un trasporto di armi sui velivoli italiani che avevano come destinazione la Somalia. Il magistrato ha ammesso di aver indagato a lungo in merito. Inoltre ci sono <<alcuni testimoni che hanno confermato l'episodio, inclusa una visita di Rostagno a Giovanni Falcone per raccontargli tutto quello che sapeva>>. Articoli correlati: - Omicidio Rostagno, l'ultimo mistero corre dalla mafia alla Somalia |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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