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Antimafia Duemila

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"Stupor Mundi". La ‘Ndrangheta in Piemonte PDF Stampa E-mail

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di Aaron Pettinari – 23 giugno 2008
Reggio Calabria.
Ne parla il pentito Rocco Varacalli. E’ una vera e propria espansione verso il Nord Italia.




Da anni la ‘ndrangheta della Locride ha colonizzato il Piemonte sviluppando una struttura satellite che si basa sulle stesse regole del ceppo originario così come nel passato aveva esportato il proprio “marchio” anche all’estero. Regole sociali, locali, apparati, riti di iniziazione, organizzazione e controllo delle attività delittuose. Niente era lasciato al caso. E’ questo ciò che emerge dalle dichiarazioni del pentito Rocco Varacalli, riversate nel procedimento denominato "Stupor mondi", giunto alla sua fase preliminare, nato dall'inchiesta del Goa della Guardia di Finanza sulle attività di un'organizzazione di narcotraffico con al vertice elementi delle 'ndrine di Platì e Natile di Careri. Le dichiarazioni depositate dal sostituto procuratore della Dda Nicola Gratteri sono contenute nei numerosi verbali redatti dai pubblici ministeri della procura distrettuale antimafia di Torino con i quali Varacalli ha cominciato a collaborare da tempo.
Inoltre il pentito mette in evidenza come il traffico di droga fosse gestito, sempre con la stessa metodologia delle strutture satellite, da soggetti che già facevano parte della 'Ndrangheta. E’ solo attraverso questi che era possibile approvvigionarsi delle grandi quantità di cocaina attraverso i cartelli. Inoltre Varacalli ha spiegato i riti di iniziazione che decretavano l’ingresso nelle famiglie organizzate in maniera gerarchica e di come questo fosse alla base, come garanzia, per poter svolgere certe attività. A suggellare ogni legame vi era quindi una legge a cui non si poteva venir meno. In caso contrario potevano essere attuati anche metodi di punizione piuttosto drastici. Un esempio significativo il contrasto tra Pasquale Marando e i propri cognati, riconnesso alla gestione dei proventi del traffico di sostanze stupefacenti. A causa dei contrasti, secondo il collaboratore di giustizia, Marando non aveva esitato a eliminare i
 propri cognati cadendo poi vittima della ritorsione degli altri congiunti”.
 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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