La Rivista
Salvatore Borsellino
Disegno di legge "LAZZATI" | Disegno di legge "LAZZATI" |
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di Salvatore Borsellino - 22 Giugno 2008 Non si sa cosa gli comunicò o gli propose Mancino il giorno 1° Luglio, alle ore 19, nel corso dell'incontro, testimoniato da quanto scrisse lo stesso Paolo nella sua agenda grigia, per provocare la reazione di Paolo testimoniata da Gaspare Mutolo quando il Giudice rientrò da quell'incontro. Non si sa ancora chi e da dove abbia azionato il telecomando, da dove provenisse quest'ultimo, chi dall'osservatorio privilegiato del castello Utveggio dove c'era un centro del SISDE frettolosamente sgomberato pochi giorni dopo la strage abbia osservato in tempo reale la sua esecuzione e comunicato telefonicamente l'accaduto ai partecipanti di una gita in barca nel golfo di Palermo alla quale, oltre a Bruno Contrada, erano stati invitati alcuni componenti, appunto, dei Servizi Segreti. Non si sa, e forse mai riusciremo a sapere, se non sarà accettato il ricorso in Cassazione della Procura di Caltanissetta avverso l'assoluzione del Capitano Arcangioli, se quest'ultimo, una volta prelevata dalla macchina del Giudice Borsellino la borsa di cuoio contenente l'agenda rossa, abbia poi consegnato la stessa agenda a qualcuno in attesa in Via dell' Autonomia Siciliana, dove terminano la serie di sequenze fotografiche e video che lo ritraggono mentre si allontana speditamente e con aria decisa, dal luogo della strage, per nulla turbato, almeno a giudicare dalle sequenza fotografiche, dal sangue e dai brandelli di carne che aveva dovuto calpestare. Non si sanno i motivi per cui in Via D'Amelio non era stato predisposto il divieto di sosta, quasi a facilitare il compito di chi avesse intenzione di predisporre la strage in quello che era sicuramente, e diversamente da quanto affermano le varie autorità preposte e poi premiate con il trasferimento e la contemporanea promozione a incarichi più prestigiosi, un obiettivo a rischio per l'abitudine del Giudice ad andare a trovare la madre almeno due o tre volte la settimana. Non si sa che cosa disse Pietro Giammanco a Paolo nel corso di una inusuale telefonata fattagli alle 7 del mattino del 19 Luglio 1992 per provocare la violenta reazione di Paolo che fu sentito dalla moglie gridargli al telefono, con voce alterata, "la partita comincia adesso". Non sia sa perchè lo stesso Pietro Giammanco gli comunicò solo quel giorno quella delega per condurre in prima persona le indagini in corso a Palermo che fino a quel momento gli aveva negato e perchè lo fece solo dopo aver saputo da una informativa, non comunicata a Paolo, che era arrivato a Palermo il carico di tritolo necessario per l'attentato che lo avrebbe eliminato. Non si sa perchè per Paolo non venne mai organizzato un servizio di scorta adeguato nonostante le richieste, fino al giorno prima della strage, degli stessi componenti delle scorte che si erano offerti di organizzarlo in maniera adeguata a fronte dell'evidente inefficienza, dal punto di vista dei mezzi e dell'addestramento non certo del coraggio e dall'abnegazione, di chi è stato volutamente mandato a sacrificare la propria vita insieme a lui e a difenderlo facendo uso solamente del proprio corpo. Sono passati quasi 16 anni come mi ha raccontato il Dott. Romano De Grazia, insieme al quale ho avuto l'onore di partecipare a un incontro in Calabria, a Petronà, da quando per la prima volta è stato depositato in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare che permetterebbe di risolvere nella maniera più semplice un paradosso giuridico che vieta ai sottoposti alla misura di prevenzione di sorveglianza speciale perchè indiziati di appartenere alla mafia o ad altre organizzazioni criminali, di esercitare il diritto di voto consentendogli tuttavia di svolgere propaganda elettorale. E' evidente come ciò favorisca i perversi interessi esistenti e spesso accertati tra criminalità organizzata e uomini politici ad essa legati, ma nonostante si tratti di un provvedimento semplice, a costo zero e dai molteplici effetti positivi come dimostrato dalla documentazione che il Magistrato mi ha fornito e che riporto di seguito, non si è mai arrivati a discutere il disegno di legge in alula e a farlo diventare legge dello stato. Sembrano argomenti diversi ma sono legati da un unica causa che entrambi li origina, cioè la mancata volontà autonoma dello Stato Italiano di combattere in maniera costante, determinata e decisa, la criminalità organizzata e questo a causa dei complessi intrecci che legano quest'ultima alla nostra classe politica e a tutte le altre "entita" deviate che minano alle radici la nostra democrazia. E' quanto denuncia Giancarlo Caselli in un commento all'ultimo libro di Saverio Lodato in un altro post di questo sito quanto, riferendo le parole di Salvatore Lupo sostiene una verità che è di solito occultata, cioè come non si possa dire che "i risultati nel contrasto alla mafia siano stati ottenuti dallo Stato, che anzi ha ampiamente ostacolato il lavoro svolto da altri. Quei risultati sono frutto di un gruppo composto di rappresentanti dell'opinione pubblica, di uomini delle istituzioni e di uomini della politica, probabilmente minoritario in tutti e tre i settori; che tuttavia - pur col suo peso ridotto - ha ottenuto quella che Lupo definisce «una grande vittoria», la dimostrazione che la mafia si può sconfiggere, almeno ciclicamente. Se la sconfitta non è stata definitiva, ciò è dipeso anche dal fatto che ad un certo punto l'isolamento - invece che verso Cosa nostra - si è indirizzato verso coloro che cercavano di contrastarla". A completamento della documentazione su progetto di legge riporto anche due articoli di Vittorio Grevi che, a distanza di ben 13 anni continuano a parlare di questo progetto di legge ad orecchie che purtroppo non possono o non vogliono sentire. ********* |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
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parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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