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Disegno di legge "LAZZATI"
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Corriere della Sera - 21 Marzo 1993

POLITICA E MALAFFARE

di Vittorio Grevi

Merita di essere segnalata la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal Centro Studi "Giuseppe Lazzati" di Lamezia Terme (presieduto dal Magistrato Romano De Grazia), e già sorretta da vaste adesioni, con uno scopo molto chiaro. Quello cioè, di introdurre nella disciplina della misura di prevenzione della sorveglianza speciale anche il divieto di "svolgere propaganda elettorale in favore o in pregiudizio di candidati o simboli, con qualsiasi mezzo, direttamente o indirettamente".
Col che si verrebbe a incidere su uno dei nodi cruciali nei delicati rapporti tra politica e malaffare, che in diverse regioni d' Italia proiettano ombra nefasta sulle istituzioni democratiche.
Non può non stupire, in realtà, che le persone sottoposte a sorveglianza speciale di polizia in forza di apposito decreto del tribunale (tali, per esempio, gli indiziati di appartenere alla mafia o ad altre organizzazioni similari) siano per legge private dell'elettorato attivo e passivo, ma rimangano del tutto libere di svolgere propaganda elettorale e quindi di esercitare una loro influenza sul terreno politico.
Circostanza questa che offre alle stesse persone ampi spazi di pressione, soprattutto nei piccoli centri, sugli orientamenti dell'elettorato. E poichè si tratta di persone riconosciute socialmente pericolose è fin troppo evidente come, in ipotesi del genere (si pensi, soprattutto, in certe zone, ai fiancheggiatori di gruppi mafiosi), possano risultarne favoriti perversi intrecci di interesse tra le medesime e gli uomini politici ad esse legati,
E' questo, per l'appunto, ciò che la proposta di legge vuole evitare, avendo evidentemente lo sguardo rivolto a situazioni concrete di reciproco condizionamento tra piccoli o grandi boss del malaffare e uomini politici eletti grazie alla "protezione" dei primi, ovvero successivamente bisognosi del loro appoggio, che sarebbe difficile immaginare disinteressato. Sembra poco, ma si tratta di una proposta importante, che mira a colmare una lacuna del sistema, assicurando una più efficace tutela della trasparenza nella vita politica. Ed è sintomatico che l'iniziativa provenga da un Centro studi calabrese che si richiama al nome di Giuseppe Lazzati, il non dimenticato rettore dell' Università Cattolica di Milano e al suo impegno civile e di pulizia morale.

*********

Corriere della Sera
- 15 Ottobre 2006

Sospetti di mafia ed elezioni inquinate

di Vittorio Grevi

Preceduto pochi giorni fa dalla visita a Locri del presidente Prodi, il primo anniversario (domani) dell'assassinio del vice presidente del consiglio regionale calabrese. Francesco Fortugno, richiama l'attenzione di tutti sui gravi problemi (troppo spesso sottovalutati) nascenti dalla presenza in Calabria di un'organizzazione criminale come la 'ndrangheta, per certi versi più potente e pericolosa della stessa mafia siciliana,
La via per affrontare e risolvere questi gravi problemi è quella indicata da Prodi quando ha promesso un "piano sistemico" e "di lungo periodo"" contro la criminalità organizzata. Allo scopo è certo importante la prospettiva della repressione dei più gravi delitti (oltrechè di quella fascia di illecità minore che spesso ne costituisce il corollario), ed è quindi essenziale che vengano assicurate le necessarie risorse di uomini e di mezzi. Senonché è altrettanto importante la prospettiva volta all'affermazione del primato della legalità, come costume di vita e come regola di comportamento. E ciò alla luce della consapevolezza, sempre più diffusa anche tra i giovani (è difficile dimenticare la magnifica testimonianza offerta l'anno scorso dai ragazzi di Locri), che il valore della legalità, in quanto presupposto della sicurezza, rappresenta una condizione imprescindibile per lo sviluppo economico e per il progresso sociale delle zone infestate dall'ipoteca dei poteri criminali.
In questo senso è evidentemente essenziale, soprattutto per rompere certi sotterranei intrecci tra la criminalità organizzata (in Calabria come altrove) e il mondo degli affari, che venga dato sempre maggiore impulso alla strategia giudiziaria imperniata sugli accertamenti di natura economico-finanziaria e sulla ricerca dei patrimoni di non legittima provenienza, anche in vista del sequestro e della confisca dei beni "sospetti". Si tratta di affinare al massimo questi strumenti,e nel contempo di introdurre nuove normative, semplici e snelle, dirette a rendere più trasparenti, e perciò più controllabili, le procedure dei pubblici appalti.
Quanto agli intrecci perversi tra criminalità organizzata e politica, sullo sfondo dei quali è maturato anche il delitto Fortugno, tra le altre possibili iniziative suscita grande interesse quella proposta dal centro studi "Giuseppe Lazzati" di Lamezia Terme, e dal suo fondatore Romano De Grazia, diretta a sancire il "divieto di propaganda elettorale" a carico dei soggetti sottoposti a sorveglianza speciale di polizia (tali, per esempio gli indiziati di appartenere ad associazioni mafiose), pertanto già a oggi privati dell'elettorato attivo e passivo.
Una iniziativa sostenuta anche dall'intero consiglio regionale della Calabria che si è tradotta negli ultimi mesi in diverse identiche proposte di legge, sottoscritte dai parlamentari di tutti gli schieramenti a dimostrazione di un'esigenza sentita e largamente condivisa, dinanzi al rischio di interferenze mafiose sul terreno politico-elettorale. Se si volesse basterebbero pochi giorni perchè tali proposte diventassero legge (a costo zero), e così si offrirebbe un segnale importante nel contrasto dello Stato contro ogni subdolo rapporto tra politica e ambienti criminali.

Tratto da: 19luglio1992.com

 
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