La Rivista
Marco Travaglio
Quei comunisti dell'Fbi | Quei comunisti dell'Fbi |
|
|
|
|
di Marco Travaglio - 21 giugno 2008 I due protagonisti dello scandalo, Mattew Tannin e Ralph Cioffi, sono stati trascinati per strada in manette davanti alle telecamere e ai flash, perché tutto il mondo vedesse cosa rischia chi commette reati finanziari, mettendo a repentaglio il sistema capitalistico. Un trattamento che i due non avrebbero subito nemmeno se avessero ammazzato le rispettive consorti. Fortuna che la cosa non è avvenuta in Italia (dove peraltro non potrebbe avvenire, visto che si stanno abolendo le intercettazioni per i reati finanziari e, per chi è già stato preso, si rinviano per legge i processi, a cominciare dal caso Cirio, per rallentarli un altro po’). Altrimenti avremmo giornali e tv intasati dai commenti sdegnati dei principali supporter del sistema americano, cioè i Panebianco, gli Ostellino, i Platinette Barbuti, i Teodori, i Galli della Loggia e i Polli del Balcone, tutti urlanti contro le manette facili, la gogna pubblica, il circuito mediatico giudiziario, gli abusi della custodia cautelare, la giustizia spettacolo, il protagonismo delle toghe, il nuovo caso Tortora, i danni all’economia e all’immagine del Paese. I reati contestati nella retata di quei comunisti dell’Fbi, che ricorda quella immortalata nel film Wall Street con Michael Douglas, sono la frode e l’insider trading: gli stessi che in Italia non si potranno più scoprire con le intercettazioni perché considerati «minori» e di scarso «allarme sociale». In America chi commette quei reati viene intercettato dall’Fbi e dalla Sec (l’autorità di borsa), finisce dentro e buttano la chiave. In Italia finisce in Parlamento, ultimo arrivato Ciarrapico. Se poi ha la fortuna di diventare presidente del Consiglio, scrive una lettera al suo riporto personale, il noto Schifani detto Lodo, e invoca una legge per autoimmunizzarsi dai processi. Dopodichè sguinzaglia i suoi giannizzeri a spiegare che lo fa per noi e per la Giustizia. Uno dei più solerti e prolifici è l’Insetto, al secolo Bruno Vespa, che non potendo più infestare Rai1 per la chiusura estiva di Porta a Porta, scrive tre articoli uguali in un giorno su tre giornali diversi in difesa del suo amico ed editore. Che, incidentalmente, è anche il presidente del Consiglio. Ieri su Panorama, Quotidiano Nazionale e Mattino comparivano tre editoriali dell’Insetto uno e trino, scritti col copia-incolla. Non bastando i tre onorevoli avvocati Ghedini, Pecorella e Longo, Vespa s’è voluto gentilmente associare al collegio di difesa berlusconiano al processo Mills. Le sue tesi sono avvincenti. 1) «Ci suona strano che un imprenditore straricco abbia bisogno di corrompere un proprio avvocato quando ce l’ha a libro paga». Forse Vespa non sa che, quando Mills ricevette 600 mila dollari dalla Fininvest tramite il manager berlusconiano Carlo Bernasconi, non era più a libro paga della Fininvest, dunque non riceveva più parcelle. Inoltre, a dire che quei soldi non erano parcelle, ma un regalo in cambio delle sue false testimonianze ai processi milanesi sulle tangenti alla Guardia di Finanza e sui fondi neri di All Iberian, non è stata una toga rossa: è stato lo stesso Mills in una lettera super-riservata del 2 febbraio 2004 al suo commercialista Bob Drennan (che però - come si usa in Inghilterra - l’ha denunciato al fisco, che ha aperto un procedimento, passando poi tutte le carte ai pm di Milano): «Nella mia testimonianza - scrive Mills, ignaro del fatto che sarebbe stato presto chiamato a risponderne - non ho mentito, ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo delicato. E ho tenuto Mr B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quel che sapevo. Alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi, che avrei dovuto considerare come un prestito a lungo termine o un regalo: 600 mila dollari furono messi in un hedge fund e mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione». 2) Anche Vespa ricusa la giudice Gandus, «star di Magistratura democratica», colpevole di aver invocato l’abrogazione delle leggi vergogna sulla giustizia e di aver financo insinuato che servissero all’«interesse personale di pochi»: cioè di aver detto ciò che tutti sanno e pensano, perché è la verità. Dunque, conclude l’insetto, «un dichiarato avversario politico» non può giudicare «il capo del governo che combatte»: un’eventuale condanna diventerebbe «una sentenza che sarebbe molto difficile non con- siderare politica». Il fatto che Mills abbia confessato in privato, per iscritto, di essere stato corrotto per non dire la verità sotto giuramento dall’attuale presidente del Consiglio italiano, a Vespa non fa né caldo né freddo. Mica siamo a New York o a Londra. Siamo in Italia, dove gl’insetti fanno i giornalisti e si preoccupano non di un premier possibile corruttore, ma di ciò che pensa un giudice delle leggi vergogna. E lo scrivono in stereofonia su tre giornali. Paghi tre, leggi uno. Ora d'Aria L'UNITA' |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Scorie e papellidi Giorgio Bongiovanni Guardare l’Italia oggi è un po’ come guardare un Giano bifronte. Un paesaggio naturale da togliere il fiato dall’alto delle montagne giù per le colline fino al mare. Un patrimonio artistico unico al mondo, con bellezze eterne, prodotto dell’ingegno creativo di Maestri inimitabili. Culla del pensiero, della filosofia e delle arti, terra di Dante, di Leonardo, di Giordano Bruno e di un numero ineguagliato di intelletti stupefacenti. Ma allo stesso modo un paesaggio naturale deturpato, depredato, inquinato che si ribella con la violenza del suolo e dell’acqua alla sua devastazione. |
|
| Leggi tutto... |
ENTRA NELLA SEZIONE ABBONAMENTI: CLICCA QUI!
| IL MEGLIO DELLA 5ª SETTIMANA DEL 2010 | |
|
Il vero
volto di Cosa Nostra Anna Petrozzi e Lorenzo Baldo |
|
| Un'altra
minaccia a un rompiballe di razza. 23 pallottole davanti al teatro dove va in scena Cavalli Pietro Orsatti |
|
|
Le
linee dirette di casa Ciancimino Silvia Cordella e Lorenzo Baldo |
|
|
Ciancimino:
''Era Dell'Utri il nuovo referente della trattativa'' Anna Petrozzi e Lorenzo Baldo |
|
| Tonino
Di Pietro, davanti e di dietro Marco Travaglio |
|
|
Ingroia:
Il pentito Spatuzza e la tv spazzatura Antonio Ingroia |
|
| Il
ventriloquo e il pupazzo Giulietto Chiesa |