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Immondizia: il disastro infinito | Immondizia: il disastro infinito |
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di Giuseppe Lo Bianco - 20 giugno 2008 In Campania la crisi prosegue ininterrotta da Natale e solo il maltempo impedisce che si trasformi in dramma. Il caos però si insinua più in giù lungo la Penisola, verso la Calabria e la Sicilia. Una piena di sacchetti che rischia di fare breccia nella stessa falla: i consorzi incaricati della raccolta. Nelle due regioni non ci sono problemi di discariche ma tanti guai nelle società che devono gestire lo smaltimento e che rischiano di trasformarsi in una catastrofe per i bilanci dei comuni, chiamati ad accollarsi debiti e crisi. La Corte dei conti ha appena definito gli enti siciliani strumenti di "governance di scelte politiche" che "sommano sia i difetti del pubblico sia i difetti del privato". Nel mirino la gestione clientelare dei partiti. E l'infiltrazione mafiosa diventa concreta nelle indagini condotte in Calabria. Abisso Campania Nonostante gli annunci la situazione peggiora sempre più a Napoli e, soprattutto, in provincia. Non si contano più le tonnellate di rifiuti, ma i metri lineari che invadono le strade o quelli che si inerpicano fin sotto i balconi dei palazzoni di periferia. Lungo via Nazionale delle Puglie, che da Poggioreale alla periferia di Napoli attraversa una decina di comuni fino a Nola, lo spartitraffico tra le due corsie di marcia è ormai fatto di sacchetti. A Ercolano, il sindaco Nino Daniele ha chiesto l'aiuto del capo dello Stato: "Il Parco del Vesuvio rischia il collasso e le presenze dei turisti negli scavi archeologici sono crollate". E anche con l'apertura delle discariche sono in molti a temere che non tornerà l'ordine. Perché il vero problema è la raccolta straordinaria. Gli uomini e i mezzi dell'esercito da soli non bastano a ripulire le città dalla monnezza ammassata, almeno prima che il caldo renda l'aria irrespirabile. Servirebbero rinforzi per svuotare gli stoccaggi temporanei e azzerare la marea nera. Per ora, l'unica certezza è che a Napoli arriveranno nei prossimi giorni un migliaio di volontari della Protezione civile per avviare il porta a porta della raccolta differenziata. Mentre sono già sbarcati squadre speciali di vigili del fuoco per rafforzare le misure di controllo sui rifiuti che vanno in discarica. Ora è lo Iodio 131 il nemico da battere. È saltato fuori tre volte in una settimana. Prima ad Amburgo, dove finiscono i treni che portano i rifiuti nel cuore d'Europa. Poi a Marcianise, su un treno in partenza. Infine a Savignano Irpino, proprio nella prima delle discariche inaugurate dopo mesi e che dovrebbe contribuire a portare la Campania fuori dall'emergenza. In attesa che si avvii anche quella di Sant'Arcangelo a Trimonte, nel Beneventano, resta solo da annunciare formalmente il via libera per Chiaiano. Aprirà, perché ormai è un simbolo, anche se funzionerà a scartamento ridotto. Non sembrano esserci problemi eccessivi, tranne i costi per la messa a norma di un sito 'osservato speciale' da gestire con oculatezza. L'imperativo è: avanti adagio. Così, rispetto al progetto originario, a Chiaiano finirà poco più della metà dei rifiuti previsti: 400 delle 700 tonnellate annunciate. Ma è il ritrovamento di quei rifiuti speciali ospedalieri a preoccupare. C'è chi grida addirittura al complotto o alla messinscena. I meno preoccupati sembrano gli esperti di Bertolaso. A segnalare la presenza di quei rifiuti provenienti da qualche laboratorio di radiologia, infatti, erano stati proprio gli uomini della task force del generale Giannini. Segno, è il ragionamento, che ora c'è chi controlla e i cittadini possono fidarsi. Sos Sicilia A Enna è allarme sanitario, certificato dal dipartimento di igiene in una nota inviata al sindaco Rino Agnello: i netturbini sono senza stipendio da tre mesi e molti cucinano con un fornellino da campeggio, visto che l'azienda del gas ha tagliato la fornitura della mensa per morosità. Così, aggrediti dal caldo e ormai in putrefazione i sacchetti ricolmi di immondizia stazionano ovunque, ai bordi delle strade di Enna bassa, in mezzo alle viuzze del centro storico, a tracimare dai cassonetti strapieni per 11 giorni. A Palermo la Procura ha dovuto aprire un'inchiesta, l'ennesima, sull'azienda di raccolta dei rifiuti: gli 'operatori ecologici' hanno incrociato le braccia nelle ore di straordinario, ma il risultato è stato lo stesso: in una notte sono stati incendiati venti cassonetti e l'immondizia circonda il Palazzo di giustizia, l'ospedale Civico, le strade a ridosso via Libertà, il salotto del capoluogo siciliano. "Vogliamo chiarire come sia possibile che sottraendo solo il tempo degli straordinari la situazione possa degenerare in modo così imponente", ha detto il procuratore Francesco Messineo . Enna e la sua provincia, da Piazza Armerina ad Assoro, sono diventati il simbolo dell'emergenza rifiuti, prevedibile fin dall'inverno scorso per il caos gestionale in cui navigano gli Ato, i consorzi per la raccolta e lo smaltimento ormai alla bancarotta, certificata anche dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo: "La questione rifiuti ad Enna ha assunto contorni preoccupanti. Gli Ato si sono rivelati una fabbrica di poltrone e di posti assolutamente inadeguati sul piano gestionale". I comuni non pagano il servizio e a Enna operai e amministrativi sono senza stipendio da tre mesi. Qui, dove la raccolta differenziata raggiunge percentuali infinitesimali, il primo Ato sorto in Sicilia conta ben 660 dipendenti, dei quali 120 amministrativi, e ha fatto lievitare le bollette del 300 per cento per le utenze domestiche e fino al 500-600 per quelle industriali. Risultato: nessuno paga più, e il contenzioso ha dato ragione ai cittadini inferociti, che in larga parte non versano più la tassa dal 2003. Il buco nero Sotto accusa il primo consiglio di amministrazione dell'Ato, che con i suoi 70 milioni di debiti assorbe un quarto del buco di tutti e 27 gli Ambiti Territoriali preposti alla raccolta in Sicilia, sette membri indagati per 101 assunzioni ritenute di favore, per reati societari e contabili nella costituzione del rapporto con i comuni. A presiederlo Serafino Cucuzza, vicino al Pd, "adesso premiato con la presidenza dell'Ato idrico", dice ironicamente Ilaria De Simone, animatrice di Assoutenti. Anche la Corte dei conti ha condannato gli Ato senza appello: i camion e i mezzi sono vecchi e insufficienti, le discariche poche e non autorizzate, la prestazione massima di spazzamento dei netturbini (2,5 km lineari), appare "decisamente bassa". Sarà per questo che il neo governatore siciliano Raffaele Lombardo tra i suoi primi atti di governo ha firmato il decreto che prevede la riduzione degli Ato da 27 a 10, ovvero uno per provincia con l'aggiunta di un decimo per le isole minori. Entro ottobre dovranno costituirsi i nuovi consorzi ed entro il 31 dicembre le 27 attuali società dovranno essere liquidate e i debiti accollati dai Comuni. Una mazzata per le amministrazioni, costrette ad assorbire i buchi di bilancio che pregiudicano il pagamento delle buste paga. Raccolta al rallentatore Senza stipendi sono infatti da mesi anche i dipendenti di MessinaAmbiente, la società su cui indaga la Procura per i suoi rapporti con l'Ato3 dopo gli episodi di guerriglia urbana delle scorse settimane, quando vennero bruciate decine di cassonetti. E scioperi all'orizzonte si profilano anche a Ragusa, dove gli operai della Icom di Vittoria da un mese senza stipendio hanno scelto per ora il 'lavoro al rallentatore'. Ma la magistratura contabile va oltre e si chiede perché esistano Ato come quello di Palermo "atteso che il servizio continua ad essere organizzato e svolto dalla precedente azienda municipalizzata Amia", anch'essa sull'orlo della bancarotta, con un buco che sfiora i 95 milioni e che cresce, secondo i contabili del Comune, di 3 milioni al mese. Voragine che non ha impedito al presidente Enzo Galioto, coordinatore provinciale di Forza Italia di riconoscere un premio di 356 mila euro diviso tra 28 dirigenti dell'Amia per aver raggiunto non meglio precisati 'obiettivi qualitativi' nella gestione dell'azienda. Bidoni calibro nove Dieci anni di commissariamento e oltre mezzo miliardo di euro in investimenti: ma ora la gestione dei rifiuti in Calabria, almeno dal punto di vista amministrativo, sta uscendo dall'emergenza. Il rapporto Ecomafia di Legambiente mostra una situazione pericolosa: è al secondo posto nella classifica di reati ambientali, subito dopo la Campania. Il poco invidiabile primato è dovuto a 4.141 infrazioni accertate, 816 sequestri, pari al 13,7 per cento dei delitti ambientali commessi in Italia. La fine dell'era commissariale riapre il nodo irrisolto dell'affaire rifiuti in Calabria: le società miste della raccolta, che anche qui hanno generato debiti su debiti. Anche perché non è mai stata convocata la commissione tecnica regionale che avrebbe dovuto monitorare il loro operato. Con il risultato che la maggioranza societaria detenuta dai comuni è diventata pressoché inutile, lasciando mano libera ai privati. L'elenco delle società miste finite sul lastrico e mandate in liquidazione è già lungo. La regione è divisa in due macrosistemi, ma da Reggio a Catanzaro, il problema è sempre lo stesso: le società miste. Parecchie zone d'ombra, poi, si addensano sulle possibili infiltrazioni mafiose. Nella mani degli inquirenti le tracce, più o meno evidenti, degli interessi mafiosi nella gestione del business spazzatura. Le inchieste, sia a Catanzaro che a Reggio, vanno avanti da un paio d'anni, ma hanno subito una rapida accelerazione con la cattura di Pasquale Condello, superlatitante della 'ndrangheta preso lo scorso febbraio dagli uomini del Ros. I 'pizzini' di Condello offrono uno spaccato dell'infiltrazione della mafia nella pubblica amministrazione. E dell'interesse delle cosche calabresi per il ciclo dei rifiuti. Raccomandazioni, consigli e indicazioni riferibili alla Leonia, la società pubblico privata che gestisce la raccolta a Reggio, sono ora nelle mani della Dda. Proprio la Leonia era finita nel mirino degli investigatori già lo scorso anno, nella maxi-inchiesta contro le cosche del reggino, che portò a un mandato di cattura, con l'accusa di concorso esterno per associazione mafiosa, per un consigliere comunale di An, l'ex poliziotto Massimo Labate. Il politico ricopriva anche l'incarico di presidente della commissione tecnica di controllo della Leonia per conto dell'amministrazione comunale. Più che di conflitto d'interessi, una convergenza vera e propria. Tanto che nell'ordinanza di custodia cautelare, il gip Concettina Garraffa sottolineava il possibile interesse di Labate per favorire l'assunzione di alcune persone segnalate dalla cosca Libri. Sempre la Leonia è al centro di episodi di cronaca avvolti nel più totale mistero. "Qui succedono cose che non ho visto neanche a Palermo, con assalti armati ai camion dei rifiuti", sottolinea il capo della squadra mobile di Reggio, Renato Cortese. L'uomo che catturò Bernardo Provenzano: "Aspettiamo i risultati delle indagini in corso, ma qui per il controllo dei rifiuti si spara". E chi muore spesso viene dimenticato. Come Alessandro Abruzzese. Con i colleghi della cooperativa Rom 95 si occupava della raccolta differenziata porta a porta. Il loro lavoro dava fastidio: erano riusciti a ottenere immobili requisiti alle cosche. Abruzzese è stato ucciso a colpi di pistola mentre si recava al lavoro. Dimenticato in un silenzio assordante. ha collaborato Claudio Pappaianni Emergenza Toscana Il conto alla rovescia per la Toscana è già cominciato: entro tre anni la capacità delle discariche comincerà a segnare il limite. E di termovalorizzatori ancora non si vede traccia: si prevede che il primo apra dopo il 2012. Il che delinea scenari di crisi all'orizzonte. La scadenza può apparire lontana, ma in realtà i problemi possono materializzarsi anche prima. Perché Firenze è rimasta senza impianti: la discarica di Casa Passerini è satura, senza che sia sorto un impianto alternativo per trattare i rifiuti. L'export della spazzatura in altre discariche haun costo significativo. Ma ora, stando al presidente della Commissione speciale d'inchiesta del consiglio regionale, Paolo Marcheschi (Pdl), il costo per lo smaltimento dei rifiuti fiorentini potrebbe salire a 176 euro a tonnellata. Adesso tutto ricade su Peccioli (Pisa), capacità di circa due milioni di tonnellate l'anno, e su Casa Rota a Terranova Bracciolini (Arezzo), che può inghiottirne circa la metà. Livio Giannotti, amministratore delegato di Quadrifoglio, l'azienda fiorentina dei servizi ambientali, ha spiegato che il contratto stipulato dal 2005 in previsione della chiusura della discarica fiorentina prevedeva il conferimento di 160 mila tonnellate l'anno per circa 120 euro a tonnellata. "Una cifra che tiene dentro la parte relativa alla discarica (poco più di 60 euro), l'indennità di disagio per Provincia e Ato (circa 18 euro ciascuno), l'ecotassa regionale (mediamente intorno ai 15 euro)". L'extra piomberà nelle tasche dei fiorentini. Che dovranno fare fronte alla crescita dei costi per almeno sette milioni. E il nuovo inceneritore di Case Passerini? Si stima che non verrà consegnato prima del 2012-13. Una situazione criticata da Cgil-Cisl e Uil, che contestano il proliferare di soggetti coinvolti nella gestione: oltre 50. "Servono tempi certi. Il rischio emergenza c'è in Toscana e Napoli potrebbe non essere troppo lontana", hanno dichiarato i responsabili regionali: "Occorre aumentare la raccolta differenziata e chiudere il ciclo con i termovalorizzatori. Questi ultimi non devono essere costruiti troppo tardi, quando le nostre discariche si esauriranno e potremmo cominciare ad avere problemi". Aspettando il commissario In Calabria potrebbero essere commissariate sei aziende miste, metà pubbliche e metà private, impegnate nella raccolta e nello smaltimento a Cosenza, Catanzaro, Crotone e in oltre cento comuni. Sei società per azioni (Akros, Ambiente & Servizi, Sibaritide, Alto Tirreno Cosentino, Appennino Paolano, Schillacium) in cui la parte privata è, in larga misura, rappresentata da due società dei fratelli Raffaele e Giovanni Vrenna: la Sovreco Spa e la Salvaguardia Ambientale Spa (per il 23 per cento controllata dalla stessa Sovreco, ndr). In almeno tre casi, l'amministratore delegato delle società miste è espressione diretta dei Venna. Ce ne è abbastanza per un possibile intervento della Prefettura nella gestione delle aziende, dopo che la condanna di Raffaele Vrenna a 4 anni di reclusione per falso, corruzione elettorale e associazione esterna di stampo mafioso. Accuse pesanti per lui, vicepresidente regionale di Confindustria, presidente dell'Assoindustria di Crotone e del Crotone Calcio. Una settimana fa si è dimesso dalle cariche associative dopo la condanna e una ridda di polemiche. Nel processo il pm Pierpaolo Bruni aveva chiesto dieci anni per l'imprenditore accusato di essere organico alla coscadei Maesano di Isola Capo Rizzuto che aveva messo le mani sul villaggio turistico Praialonga. Coinvolti e condannati anche politici locali, di destra e di sinistra. C. P. L'ESPRESSO |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Il coraggio di Paolo Borsellino
di Antonino Di Matteo - 19 luglio 2008*
"Paolo Borsellino era un magistrato che con la passione e il rigore morale che lo contraddistinguevano rappresentava il concretizzarsi del principio costituzionale della "legge uguale per tutti"
Io appartengo a quel gruppo di giovani siciliani che si sono
determinati ad affrontare la dura avventura del concorso in
magistratura negli anni Ottanta, proprio perché affascinati dalla
inebriante brezza, anzi, dal forte vento di pulizia e di ribellione che
era rappresentato dalla esperienza del pool antimafia di Palermo. E
quindi il nome, il lavoro, il carisma di Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino rappresentavano già allora per me, ma vi assicuro per molti
altri magistrati che sono anche qui oggi in questa sala, l’ideale punto
di riferimento di un cammino appena intrapreso con la decisione di
dedicare tutte le nostre forze al perseguimento di un sogno, quello di
diventare magistrato.
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Uno studio sulla finanza mondiale
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