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Rassegna Stampa
Spartaco non deve finire di nuovo sulla croce | Spartaco non deve finire di nuovo sulla croce |
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Il pensiero, peraltro, corre a quanto accadde in Sicilia con il maxi-processo istruito a Palermo da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. In situazioni certo dissimili (perché Cosa Nostra aveva una struttura centralizzata diversa da quella dei clan camorristi, ma alla quale i “Casalesi” si sono almeno in parte poi ispirati) con un’attenzione della stampa e della TV di ben altra proporzione, ci fu anche allora “un prima e un dopo”. A quanto era accaduto prima rispose lo straordinario lavoro del “pool” della procura, ma in quello che accadde dopo intervennero in vari modi poteri, complicità, rivalità e gelosie, i veleni all’interno della Procura e dello stesso CSM, insieme ai consolidati interessi di gruppi politici allora dominanti e ai nascenti poteri affaristici che si affacciavano alla politica, che permisero insieme l’indebolimento e la frantumazione dello stesso “pool”, l’isolamento dei magistrati più lucidi e quindi più esposti, fino alle feroci stragi degli anni ’90. E la stessa, straordinaria risposta della magistratura, con il lavoro volontario di giudici venuti dal Nord , come Giancarlo Caselli, Ilda Boccassini, Luca Tescaroli, affiancati al coraggioso impegno dei colleghi siciliani cresciuti alla scuola di Falcone e Borsellino, risultò presto vanificata da un’opera sistematica di attacchi denigratori, di tentativi di delegittimazione, di campagne mirate che seguirono e furono figlie degli eventi politici nazionali, fino a leggi sbagliate, all’isolamento e al discredito del contributo dei pentiti. Oggi, se il “prima” ha avuto un esito positivo da parte della Giustizia nella conclusione di questo eccezionale processo, finora mantenuto vergognosamente al di fuori della conoscenza dell’opinione pubblica e della ribalta dei media, il “dopo” si presenta carico di incognite, che vanno affrontate e chiarite. Come si intende procedere, da parte dello Stato, per affondare il colpo nel sistema diffuso delle protezioni, degli accordi segreti, delle connivenze da parte di amministrazioni, esponenti politici, gruppi imprenditoriali, che attraverso il controllo e la spartizione degli appalti pubblici e degli investimenti europei consentono al potere criminale di controllare il territorio, per non parlare dell’immenso affare dei rifiuti che sta inquinando gran parte della Campania e che porta con sé – come denunciato e documentato dal Presidente Napolitano – responsabilità finora inesplorate di tante imprese del Nord? Che seguito avranno nel Parlamento e da parte del governo le iniziative e le denunce frutto dell’impegno della precedente Commissione Antimafia e quando e con chi sarà ricostituito e potrà operare questo organismo? Quali misure concrete verranno prese per intaccare le fortune economiche accumulate dalle mafie e soprattutto per spezzare i circuiti finanziari del loro riciclaggio praticamente in atto in tutte le regioni italiane? E in che modo verranno aiutate le componenti oneste che in ciascuna regione ad alta presenza mafiosa continuano a battersi, ad alimentare la cultura e le iniziative della legalità, a formare cooperative, a gestire con il lavoro dei giovani i pochi beni di origine mafiosa sequestrati e resi disponibili a un impiego sociale e controllato? Quali risorse e quali interventi di migliore organizzazione si vogliono dedicare alle procure più esposte e alle stesse forze di polizia impegnate in prima linea ? Il quadro generale costruito dal governo Berlusconi non è certo di buon auspicio in questa direzione. Le scelte sulle intercettazioni telefoniche, come gli emendamenti-pirata inseriti a forza a salvaguardia degli interessi personali e dei timori giudiziari del premier, addirittura ostentati in Parlamento, non solo hanno lacerato almeno per ora una tela di possibile dialogo con l’opposizione, ma hanno indotto la magistratura a scendere in trincea e a lanciare un serio allarme per le sorti di una Giustizia fatta di eguali diritti per tutti i cittadini e che si vuole invece a più velocità, mentre si profilano pesantissimi scontri istituzionali. Non dimentichiamo dunque la lezione di Palermo, quel “prima” e soprattutto quel “dopo”. Le squadre di killer e anche spesso i loro capi operativi, si riformano rapidamente, se non si spezzano i legami perversi e le connivenze delle “zone grigie”, dei politici e dei gruppi di potere, dell’affarismo senza regole e senza scrupoli. Il parlamento e il governo della Repubblica, che un voto popolare non ha certo legittimato a picconare i fondamenti della Costituzione e gli eguali diritti dei cittadini di fronte alla legge, hanno il dovere morale e storico, ancora prima che politico, di non lasciare soli i rappresentanti dello Stato che continuano a combattere per conto di tutti noi sulla frontiera della Giustizia. E infine una grande, specifica responsabilità pesa sull’informazione, dai giornali alle emittenti radiotelevisive, quella pubblica e quelle private. Spartaco finì in croce, inchiodato dal potere, ma allora non esisteva una “pubblica opinione”… Cerchiamo dunque , con la nostra onestà, etica e professionale, tenendo bene accese le luci su quanto sta accadendo e potrà ancora accadere, di informare fino in fondo i nostri lettori e spettatori, per evitare che finisca allo stesso modo. Che Spartaco, questa volta, prevalga, per i diritti di tutti e per il futuro della democrazia. tratto da: articolo21 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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