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Rassegna Stampa
Mafia: Operazione Orpheus | Mafia: Operazione Orpheus |
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A cinque indagati, già detenuti, la misura cautelare è stata notificata in carcere; due, liberi, sono finiti in manette all'alba. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di strage, associazione mafiosa, traffico di droga, detenzione illecita di arma da fuoco, estorsione aggravata e danneggiamento. Secondo quanto accertato dalle indagini, a cui hanno contribuito anche alcuni collaboratori di giustizia, i 7, che appartenevano alla stidda gelese, gestivano il traffico di stupefacenti, in particolare cocaina e hashish, e le estorsioni nella zona. Uno degli arrestati, che ora ha 20 anni, all'epoca dei fatti era minorenne. Altri cinque gelesi, a carico dei quali non è stata però emessa alcuna ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono indagati nell'ambito dello stesso procedimento.
ANSA Mafia:Operazione Orpheus 19 giugno 2008
Palermo.Per convincere una delle vittime a pagare il pizzo, i boss gelesi finiti in carcere oggi del blitz condotto dalla polizia di Caltanissetta rischiarono di compiere una strage. Dalle indagini, infatti, è emerso che nel 2005 tre dei sette affiliati alla cosca della Stidda, arrestati, Salvatore Di Maggio, Nicola Liparoti e F.F., all'epoca minorenne, entrarono nell'appartamento della vittima, diedero fuoco ai mobili e bloccarono con una spranga la porta di ingresso dello stabile per bloccare eventuali fughe. Nel palazzo vivevano tre nuclei familiari che riuscirono ad abbandonare l'immobile invaso dal fumo, solo buttando giù il portone a spallate. I tre arrestati, accusati di associazione mafioso, traffico di droga ed estorsione, per questo episodio rispondono anche del reato di strage. Il giorno successo all'attentato sul muro dello stabile venne ritrovata la scritta "Chi è qui è morto".
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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