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Criminalità di massa e gestione piramidale del flusso degli affari PDF Stampa E-mail
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Criminalità di massa e gestione piramidale del flusso degli affari
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Si è detto che l’intervento penale non sarebbe sufficiente per risolvere il problema del riciclaggio, poiché agisce su una realtà storica già conclusa, nel senso che si limiterebbe a trarre le conseguenze sotto il profilo punitivo di fatti già avvenuti. A prescindere da ogni considerazione sulle finalità del diritto penale - che sarebbe fuor di luogo adesso - non bisognerebbe però confondere la consumazione di determinati delitti con l’esaurimento delle conseguenze degli stessi e, comunque, dovrebbe tenersi a mente che non si può in alcun modo prescindere dall’intervento penale se determinati fenomeni concretano, anzitutto, fattispecie penalmente rilevanti. 
Il problema è piuttosto di far sì che gli accertamenti in sede penale possano essere compiuti efficacemente; e qui si pone il primo grave interrogativo derivante dalla insoddisfacente resa degli uffici competenti ad effettuare indagini di tal fatta. Va ricordato in proposito che l’art.330 del codice di procedura penale è esplicito nel senso che l’attività diretta a prendere cognizione dei reati spetta tanto alla polizia giudiziaria quanto al pubblico ministero, ma che sono estremamente rari gli esempi di iniziative di questi organi dirette al perseguimento di queste attività squisitamente criminali. Sotto il profilo metodologico, quindi, nell’accingerci a compiere accertamenti in ordine ad attività di riciclaggio nella Regione Lazio, sembra opportuno ricordare che bisognerà tenere sempre presente che si sta operando su una materia avente rilevanza penale e che ne possono derivare conseguenze in termini soprattutto di obbligo di informativa alla competente autorità giudiziaria.
Per quanto riguarda, poi, il tema dei pubblici appalti non si può negare che da un certo tempo esiste tutto un fiorire di iniziative dirette a rendere sempre più trasparente l’attività della pubblica amministrazione, per evitare quella commistione tra politica affaristica e criminalità comune che, purtroppo, è un problema sempre più grave nel nostro Paese. Occorre tenere ben presente, tuttavia, che per quante norme vengano introdotte a tal fine e per quanti sforzi si facciano per tentare di impedire collusioni con la criminalità nella aggiudicazione degli appalti, sarà sempre possibile eludere ed aggirare dette norme. Da una indagine sui pubblici appalti in Sicilia, recentemente effettuata dai carabinieri, è emerso che nella esecuzione di opere pubbliche in Sicilia tutte le imprese, a prescindere dalla loro provenienza e perfino quelle straniere, devono sottostare al controllo sulle assegnazioni degli appalti operato dalle organizzazioni mafiose. Questa è sicuramente una realtà tutta siciliana – e comunque meridionale - , e mi sentirei di escludere che la  stessa sussista  anche nel Lazio. Recentemente, dalla Associazione tra le piccole e medie imprese è stato curato un seminario, nel quale è emerso un quadro esauriente ed allarmante di tante elusioni e corruzioni che allignano nel campo dei pubblici appalti. Tutto ciò deve indubbiamente far riflettere, ma occorre evitare di confondere situazioni di generale corruzione con fenomeni mafiosi, che hanno una loro valenza specifica e peculiari caratteristiche.


Articolo pubblicato sul numero di ANTIMAFIAduemila luglio-agosto 2000



 
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