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Criminalità di massa e gestione piramidale del flusso degli affari PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Criminalità di massa e gestione piramidale del flusso degli affari
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La gravità di quanto sta accadendo è così evidente che non è il caso di spendere altre parole sull’argomento; sembra opportuno, invece, esaminare rapidamente le principali questioni determinate dalla criminalità degli affari che si possono riassumere soprattutto nei temi del riciclaggio, dei pubblici appalti e della corruzione politica. Ma ancora prima di trattare questi argomenti, bisognerebbe ricordare che, contrariamente alle affermazioni ed alle certezze di taluni, la Regione Lazio non è purtroppo un’isola felice nel contesto italiano per quanto attiene a questi problemi. Nel Lazio, infatti, hanno operato da tempo importanti membri di organizzazioni criminali meridionali, come è dimostrato da indagini giudiziarie accurate e molto significative. Basterà ricordare che, come hanno affermato diversi “pentiti”, a Roma  esiste  da tempo una “decina” ( e cioè un raggruppamento) della “famiglia” mafiosa palermitana di S.Maria di Gesù, che a Roma sono stati arrestati personaggi mafiosi di grande spessore come Pippo Calò ed Antonino Rotolo, e che a Roma costoro non si limitavano a nascondersi, ma mantenevano contatti e collegamenti con la malavita locale (vedi banda della Magliana, ferimento di Roberto Rosone a Milano ad opera di Danilo Abbruciati ed altri gravi episodi); che personaggi di notevole spessore mafioso hanno acquistato a Roma e nel Lazio immobili di notevole importo; che membri della mafia catanese come i Ferrera, dediti al traffico di stupefacenti, da tempo avevano eletto Roma ed il suo hinterland come teatro delle loro  attività illecite; che personaggi di spicco della camorra da tempo operano nel Lazio. Vi è dunque l’imbarazzo della scelta per indicare gli elementi che smentiscono inconfutabilmente la pretesa estraneità del Lazio ai problemi della criminalità organizzata e, in particolare, a quelli del riciclaggio. Sarebbe importante, anzi, se si potessero mettere insieme tutti questi elementi su presenze delle organizzazioni criminali nel Lazio per trarne più adeguate conclusioni, sia sotto il piano strettamente repressivo sia sotto quello preventivo e conoscitivo. Cominciando dal riciclaggio, va ricordato che se è vero che lo stesso si concreta in quella attività diretta a disperdere le tracce della provenienza del danaro sporco, e che concettualmente si distingue dal reinvestimento del danaro in attività lecite, non è men vero, tuttavia, che non infrequentemente il reinvestimento è uno dei mezzi per l’esercizio del riciclaggio e cioè per far disperdere le tracce della provenienza del danaro. Di ciò dovremo tenere conto metodologicamente nel compimento della ricerca.

 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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