Dossier
Paolo Borsellino
Criminalità di massa e gestione piramidale del flusso degli affari | Criminalità di massa e gestione piramidale del flusso degli affari |
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Pagina 3 di 3 Si è detto che l’intervento penale non sarebbe sufficiente per risolvere il problema del riciclaggio, poiché agisce su una realtà storica già conclusa, nel senso che si limiterebbe a trarre le conseguenze sotto il profilo punitivo di fatti già avvenuti. A prescindere da ogni considerazione sulle finalità del diritto penale - che sarebbe fuor di luogo adesso - non bisognerebbe però confondere la consumazione di determinati delitti con l’esaurimento delle conseguenze degli stessi e, comunque, dovrebbe tenersi a mente che non si può in alcun modo prescindere dall’intervento penale se determinati fenomeni concretano, anzitutto, fattispecie penalmente rilevanti. Il problema è piuttosto di far sì che gli accertamenti in sede penale possano essere compiuti efficacemente; e qui si pone il primo grave interrogativo derivante dalla insoddisfacente resa degli uffici competenti ad effettuare indagini di tal fatta. Va ricordato in proposito che l’art.330 del codice di procedura penale è esplicito nel senso che l’attività diretta a prendere cognizione dei reati spetta tanto alla polizia giudiziaria quanto al pubblico ministero, ma che sono estremamente rari gli esempi di iniziative di questi organi dirette al perseguimento di queste attività squisitamente criminali. Sotto il profilo metodologico, quindi, nell’accingerci a compiere accertamenti in ordine ad attività di riciclaggio nella Regione Lazio, sembra opportuno ricordare che bisognerà tenere sempre presente che si sta operando su una materia avente rilevanza penale e che ne possono derivare conseguenze in termini soprattutto di obbligo di informativa alla competente autorità giudiziaria. Per quanto riguarda, poi, il tema dei pubblici appalti non si può negare che da un certo tempo esiste tutto un fiorire di iniziative dirette a rendere sempre più trasparente l’attività della pubblica amministrazione, per evitare quella commistione tra politica affaristica e criminalità comune che, purtroppo, è un problema sempre più grave nel nostro Paese. Occorre tenere ben presente, tuttavia, che per quante norme vengano introdotte a tal fine e per quanti sforzi si facciano per tentare di impedire collusioni con la criminalità nella aggiudicazione degli appalti, sarà sempre possibile eludere ed aggirare dette norme. Da una indagine sui pubblici appalti in Sicilia, recentemente effettuata dai carabinieri, è emerso che nella esecuzione di opere pubbliche in Sicilia tutte le imprese, a prescindere dalla loro provenienza e perfino quelle straniere, devono sottostare al controllo sulle assegnazioni degli appalti operato dalle organizzazioni mafiose. Questa è sicuramente una realtà tutta siciliana – e comunque meridionale - , e mi sentirei di escludere che la stessa sussista anche nel Lazio. Recentemente, dalla Associazione tra le piccole e medie imprese è stato curato un seminario, nel quale è emerso un quadro esauriente ed allarmante di tante elusioni e corruzioni che allignano nel campo dei pubblici appalti. Tutto ciò deve indubbiamente far riflettere, ma occorre evitare di confondere situazioni di generale corruzione con fenomeni mafiosi, che hanno una loro valenza specifica e peculiari caratteristiche.
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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