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Antimafia Duemila

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La Ss 106. Un nodo di appalti, 'ndrangheta e politica. PDF Stampa E-mail
Indice articolo
La Ss 106. Un nodo di appalti, 'ndrangheta e politica.
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Erano questi alcuni degli affari che le ‘ndrine stavano portando avanti. Per meglio gestire il tutto era necessaria una pace sommaria voluta soprattutto dalla potentissima famiglia Morabito. Ancora una volta sono le intercettazioni a ricostruire lo scenario: “Ci sono stati i morti, e il cuore batte, ma è giusto che facciamo finta, ci sono i figli di mezzo, andiamo d’accordo anche se dobbiamo fingere. Finché si spartisce a metà la cosa funziona…” A parlere due uomini della famiglia Vadalà di Bova Marina, da anni in lotta con i Talia. Ai Morabito le cosche riconoscono “la supremazia militare e territoriale e di fatto hanno costituito una sorta di Holding del crimine”. I Morabito mettono le proprie imprese, forniscono materiali e calcestruzzi piuttosto scadenti, come accertato dai rilevamenti. Per gestire un comitato d’affari di così grande portata è però necessaria una copertura “invisibile”. Ne parla uno dei personaggi di spicco dell’inchiesta, il consigliere comunale di Bova Marina Sebastiano "Nuccio" Altomonte. Un personaggio insospettabile che entra in scena attraverso le intercettazioni effettuate nella sua auto mentre dialoga con vari interlocutori, moglie e figlia compresi. Quello che afferma, stando agli inquirenti, apre un ampio spaccato rispetto alle contestazioni dell'accusa. Egli sarebbe stato il “promotore, il dirigente e l'organizzatore dell'organismo direttivo chiamato "Base" attraverso cui venivano coordinate le strategie criminali delle cosche Vadalà e Talia” per “eseguire il relativo programma associativo”. Sarebbe poi stato “l'anello di congiunzione fra esponenti di spicco della criminalità organizzata locale e appartenenti al settore politico-amministrativo della fascia ionica reggina, tra i quali l'ex consigliere regionale Domenico Crea”. Inoltre, avrebbe mantenuto “rapporti privilegiati con le famiglie di 'ndrangheta del comprensorio di Africo (Glicora, Micantoni, Criaco)» partecipando alla costituzione di una sorta di «cupola» con altri personaggi di vertice «quali Leone Morello, Leone Modafferi e Antonino Vadalà”, “finalizzata ad esercitare il predominio nel comprensorio di Bova Marina oltre che a gestire un gruppo politico alle loro dipendenze”. Ed è lo stesso “prufessuri” a parlare del livello occulto. In un’intercettazione con la figlia parla della massoneria: “Della Gran Loggia Regolare d’Italia, siamo una quarantina” - racconta – “Cosimo Cherubino era massone, è entrato dopo di me. Quando lo abbiamo battezzato qualcuno non voleva che entrasse perché aveva fatto la galera... L’avvocato Ciccio è massone., il dottor Squillaci, il sindaco di Bova, pure lui è massone. La massoneria è un grande potere, tutti massoni sono in Italia i più grossi. Andreotti è un massone, Berlusconi è un massone”. “Soltanto Prodi forse non è un massone”, dice la figlia. Ed Altomonte: “Agazio Mastella è massone, Agazio Loiero è massone, tutti massoni sono”. La figlia insiste: “Prodi dove cavolo deve andare”. E Altomonte conclude: “Neanche nella macelleria lo vogliono”. Successivamente “u’prufessuri, che a Natale aveva mandato un biglietto d’auguri e una cassetta di vini al boss superlatitante di San Luca Domenico Pelle, detto “Gambazza”, si sfoga e fa emergere la propria voglia di arrivare in alto: “Voglio passare i prossimi 10 anni di prestigio, pure che mi arrestano, però li voglio di pieno prestigio, fino ad ora ho lavorato una vita compare ora io voglio il riconoscimento di quello che ho dato, è giusto compare? Ma il mio ragionamento vi piace? Fino ad ora ho lavorato sempre come una formica, ora voglio un riconoscimento di quello che ritengo che merito, se poi, voglio dire, le altre persone pensano, che voglio dire che io..che mi inquisiscano e che facciano quello che vogliono, vado pure in galera ma con onestà però….però stavolta voglio una goccia di gestione, la voglio avere pure io. Per gestire 10 anni, pure che dobbiamo uscire sui giornali, però voglio che queste cose le dobbiamo fare”. A confermare i suoi legami con la criminalità organizzata c’è il colloquio, intercettato, con Pietro Verno “noto pregiudicato cognato del boss Nino Pangallo della cosca di Roccaforte del Greco, ucciso nel 2004”.

 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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