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Antimafia Duemila

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La Ss 106. Un nodo di appalti, 'ndrangheta e politica. PDF Stampa E-mail
Indice articolo
La Ss 106. Un nodo di appalti, 'ndrangheta e politica.
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“La Margherita ha avuto timore di me, compare, quando mi ha telefonato Letta – racconta - a me mi ha telefonato il senatore Viscardi che è il responsabile della Margherita del Mezzogiorno, sapete cosa mi ha detto? Tu ti devi candidare con Enrico Letta, perché abbiamo saputo da fonte certa che tu sei più forte di quel cretino, di Naccari (esponente reggino del Pd, ndr). Io ho capito che sono uno più cretino dell’altro e non mi sono candidato con nessuno, perché prima di candidarmi volevo un posto. Quando io mi candidavo all’assemblea costituente, allora Marco Minniti mi dava spazio a me? Questi sono lupi, avete capito? Minniti va solo con D’Alema, sapete dove mi dava spazio a me? Che mi mandava in galera, ecco”. Quindi con Verno programma il futuro con l’opportunità di appoggiare la candidatura di Peppe Galletta in Parlamento per Forza Italia, o in una lista collegata. “Peppe Galletta ci rispetta a noi, però se noi gli facciamo più assai voti, lui rafforza Forza Italia” - dice Pietro Verno – “Quando è venuta Stefania Craxi da Galletta, è venuto e mi ha detto Pietro voglio che ci sia pure tu, che poi mangiamo e beviamo. Lui me l’ha presentata: questo è Pietro, le ha detto, ci tengo assai. Poi siamo usciti e ci siamo fumati una sigaretta con lei”. “E’ una brava cristiana” commenta Altomonte e il Verno aggiunge: “Suo marito è un pezzo grosso di Mediaset. Sapete che vuol dire, Galletta si candida a numero uno della Calabria, lui sale, sale solo con il partito, Forza Italia”. E “u’prufessuri”: “Allora Mediaset la comandiamo noi, vogliamo mandare uno a Milano lo mandiamo a Mediaset”. Oltre ad Altomonte c’è anche un altro politico coinvolto nell’inchiesta. Il consigliere comunale di Samo, Giuseppe Natale Strati ma che sembra essere un soggetto assai più riservato. E’ questo il quadro generale che si presenta innanzi ai nostri occhi d’osservatori. E’ l’ennesima tempesta giudiziaria che si abbatte sulla Calabria e di riflesso sul nostro Paese. Il “Processo Fortugno”, le inchieste sui politici o la magistratura come “Why Not” o  “Toghe Lucane”, solo per citarne alcune. Lo scenario è talmente oscuro che non fa presagire niente di buono. Non solo la ‘Ndrangheta banchetta ai danni della povera gente. E per scoprirlo sono state determinanti le intercettazioni telefoniche, quelle ambientali. Ironia del caso le stesse che in questi giorni sono state centro di interesse della nostra politica nazionale. Il coperchio è stato leggermente sollevato e “U bellu lavuru” è solo una parte di quel che c’è dentro.

 



 
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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