| La Ss 106. Un nodo di appalti, 'ndrangheta e politica. |
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Pagina 2 di 3 Erano questi alcuni degli affari che le ‘ndrine stavano
portando avanti. Per meglio gestire il tutto era necessaria una pace sommaria
voluta soprattutto dalla potentissima famiglia Morabito. Ancora una volta sono
le intercettazioni a ricostruire lo scenario: “Ci sono stati i morti, e il
cuore batte, ma è giusto che facciamo finta, ci sono i figli di mezzo, andiamo
d’accordo anche se dobbiamo fingere. Finché si spartisce a metà la cosa
funziona…” A parlere due uomini della famiglia Vadalà di Bova Marina, da anni
in lotta con i Talia. Ai Morabito le cosche riconoscono “la supremazia militare
e territoriale e di fatto hanno costituito una sorta di Holding del crimine”. I
Morabito mettono le proprie imprese, forniscono materiali e calcestruzzi
piuttosto scadenti, come accertato dai rilevamenti. Per gestire un comitato
d’affari di così grande portata è però necessaria una copertura “invisibile”. Ne
parla uno dei personaggi di spicco dell’inchiesta, il
consigliere comunale di Bova Marina Sebastiano "Nuccio" Altomonte. Un
personaggio insospettabile che entra in scena attraverso le intercettazioni effettuate
nella sua auto mentre dialoga con vari interlocutori, moglie e figlia compresi.
Quello che afferma, stando agli inquirenti, apre un ampio spaccato rispetto
alle contestazioni dell'accusa. Egli sarebbe stato il “promotore, il dirigente
e l'organizzatore dell'organismo direttivo chiamato "Base" attraverso
cui venivano coordinate le strategie criminali delle cosche Vadalà e Talia” per
“eseguire il relativo programma associativo”. Sarebbe poi stato “l'anello di
congiunzione fra esponenti di spicco della criminalità organizzata locale e
appartenenti al settore politico-amministrativo della fascia ionica reggina,
tra i quali l'ex consigliere regionale Domenico Crea”. Inoltre, avrebbe
mantenuto “rapporti privilegiati con le famiglie di 'ndrangheta del comprensorio
di Africo (Glicora, Micantoni, Criaco)» partecipando alla costituzione di una
sorta di «cupola» con altri personaggi di vertice «quali Leone Morello, Leone
Modafferi e Antonino Vadalà”, “finalizzata ad esercitare il predominio nel
comprensorio di Bova Marina oltre che a gestire un gruppo politico alle loro
dipendenze”. Ed è lo stesso “prufessuri” a parlare del livello occulto. In
un’intercettazione con la figlia parla della massoneria: “Della Gran Loggia
Regolare d’Italia, siamo una quarantina” - racconta – “Cosimo Cherubino era
massone, è entrato dopo di me. Quando lo abbiamo battezzato qualcuno non voleva
che entrasse perché aveva fatto la galera... L’avvocato Ciccio è massone., il
dottor Squillaci, il sindaco di Bova, pure lui è massone. La massoneria è un
grande potere, tutti massoni sono in Italia i più grossi. Andreotti è un
massone, Berlusconi è un massone”. “Soltanto Prodi forse non è un massone”,
dice la figlia. Ed Altomonte: “Agazio Mastella è massone, Agazio Loiero è
massone, tutti massoni sono”. La figlia insiste: “Prodi dove cavolo deve
andare”. E Altomonte conclude: “Neanche nella macelleria lo vogliono”. Successivamente
“u’prufessuri, che a Natale aveva mandato un biglietto d’auguri e una cassetta
di vini al boss superlatitante di San Luca Domenico Pelle, detto “Gambazza”, si
sfoga e fa emergere la propria voglia di arrivare in alto: “Voglio passare i
prossimi 10 anni di prestigio, pure che mi arrestano, però li voglio di pieno
prestigio, fino ad ora ho lavorato una vita compare ora io voglio il
riconoscimento di quello che ho dato, è giusto compare? Ma il mio ragionamento
vi piace? Fino ad ora ho lavorato sempre come una formica, ora voglio un
riconoscimento di quello che ritengo che merito, se poi, voglio dire, le altre
persone pensano, che voglio dire che io..che mi inquisiscano e che facciano
quello che vogliono, vado pure in galera ma con onestà però….però stavolta
voglio una goccia di gestione, la voglio avere pure io. Per gestire 10 anni,
pure che dobbiamo uscire sui giornali, però voglio che queste cose le dobbiamo
fare”. A confermare i suoi legami
con la criminalità organizzata c’è il colloquio, intercettato, con Pietro Verno “noto pregiudicato cognato
del boss Nino Pangallo della cosca di Roccaforte del Greco, ucciso nel 2004”. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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