| Grazie, Silvio |
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di Marco Travaglio - 18 giugno 2008 A lui interessano le sue tv e i suoi processi, cioè le due ragioni sociali della discesa in campo del ’94, quando confidò a Montanelli e Biagi: «Se non entro in politica, finisco in galera e fallisco per debiti». Ora bisognerà allestire comunità di recupero con terapie d’avanguardia per aiutare i vedovi del dialogo a superare lo choc e riabituarli a trattare il Cainano per quello che è: un impunito. Le loro lacrime crepuscolari meritano il massimo rispetto. Come non intenerirsi dinanzi agli strazianti appelli sul Corriere di Paolo Franchi e Massimo Franco, detti anche Franco & Ciccio, a «non chiudere la stagione del confronto»? Come non commuoversi al pensiero dei cronisti dell’inciucio sempre a caccia dei 2-3 giapponesi asserragliati nella trincea del «confronto costruttivo»? Basti pensare che il Messaggero riesuma addirittura Franco Debenedetti, entusiasta per la legge bavaglio; il Corriere interpella la Merloni, e financo Calearo in gran fregola per «ottimi ministri come Brunetta, Sacconi, Zaja, Tremonti». C’è ancora chi non vuole arrendersi alla cruda realtà e continua a raccontarsi le fiabe, tipo il «ritorno dell’antiberlusconismo», senz’accorgersi del ritorno di Berlusconi, che peraltro non se n’era mai andato. Panebianco lancia l’allarme contro chi parla di «regime», «deriva autoritaria», «attentato alla Costituzione», ma contro chi li pratica nemmeno una parola: non lo preoccupa l’azione, ma l’eventuale reazione. Un vero liberale. Altri, come il geniale Nicola Rossi e l’acuto Enrico Letta, sono «preoccupati per le riforme istituzionali». Ma il Cainano le sta già facendo, le sue riforme istituzionali: la salva-Rete4 e le blocca-processi. Che altro dovrebbe fare un premier titolare di una tv abusiva e di quattro processi? Infatti lui continua a ripetersi, sempre uguale a se stesso, anche se tutti lo trovano cambiato. Abolisce i suoi processi, replica il lodo incostituzionale per le alte cariche (soprattutto quella bassa), strilla alle toghe rosse. Ultima della serie: quella che lo processa sul caso Mills, guardacaso il più prossimo a sentenza. Si chiama Nicoletta Gandus, non ha macchie sulla coscienza (a parte forse aver assolto Formigoni per la discarica di Cerro), ma un giorno firmò un appello contro le leggi ad personam. Fra la Costituzione e chi la calpesta, ha scelto la prima. Ergo è sospetta, prevenuta. «Mi ha accusato di aver determinato atti legislativi a me favorevoli», tuona il Cainano. Il quale, per rieducarla, le blocca il processo con altri due atti legislativi a lui favorevoli. Ma, s’intende, lo fa «per il bene del Paese». Se poi, incidentalmente, vi rientrano anche i suoi processi, pazienza. Tantopiù che l’ha appena saputo, di essere imputato a Milano da 4 anni per la corruzione giudiziaria del teste Mills. «I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile a uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica». Sono fatti così, i suoi avvocati: sebbene siano tutti e tre in Parlamento, non gli avevano mai detto niente. Volevano fargli una sorpresa. Non una parola nemmeno sulla rossa Gandus, che lo processa da due anni. O forse han voluto fare una sorpresa anche a lei: anziché ricusarla all’inizio, la ricusano alla fine. Tanto la corruzione giudiziaria non desta «allarme sociale»: è solo il reato di chi paga il giudice o il testimone per essere assolto anche se è colpevole. Che sarà mai. Proprio ieri la Procura di Palermo ha scoperto alcuni mafiosi che, per ritardare o aggiustare i loro processi, si rivolgevano a un cancelliere perché parlasse con un gesuita perché parlasse con una poliziotta. Benedetti ragazzi: non sapevano che, per bloccare i propri processi basta molto meno. Si va al governo e si fa un emendamento al decreto sicurezza. E, se non basta, si allungano 600 mila dollari al testimone Mills perché dimentichi tutto. Poi si spiega che quello è un reato minore e si abolisce il processo per il nostro bene. Alla peggio, ci si sente dire che non bisogna tirare troppo la corda, se no il dialogo rischia e torna l’antiberlusconismo. Non sia mai. Ora d'Aria L'UNITA' |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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