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Operazione "Hiram": massoni e boss a braccetto PDF Stampa E-mail

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di Dora Quaranta - 17 giugno 2008
Palermo. Arresti eccellenti stamani con l’operazione “Hiram”.

 


I carabinieri di Agrigento, Trapani, Palermo, Roma e Terni hanno eseguito otto provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di professionisti, medici, imprenditori, boss mafiosi ed alcuni membri di logge massoniche. I capi d’accusa sono, a vario titolo, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d’ufficio. Sono in corso perquisizioni e controlli su conti correnti bancari. Secondo gli inquirenti boss di Cosa Nostra sarebbero riusciti, grazie alla compiacenza di iscritti alla massoneria, a far ritardare alcuni processi, affinché cadessero in prescrizione, di affiliati alle cosche di Trapani ed Agrigento. Gli arresti sono stati richiesti dal procuratore Francesco Messineo, dall’aggiunto Roberto Scarpinato e dal sostituto Paolo Guido. Le primi indagini hanno preso il via nel 2006 con accertamenti sulle famiglie mafiose di Mazara del Vallo e Castelvetrano. Sono finiti in carcere: Michele Accomando, 60 anni, di Mazara del Vallo, imprenditore, membro della loggia “Gran Serenissima” della massoneria trapanese, già arrestato nel 2007 per appalti pubblici truccati, condannato per mafia a nove anni e quattro mesi, Renato Gioacchino Giovanni De Gregorio, 59 anni, ginecologo palermitano, condannato in appello per violenza sessuale su una minorenne, Rodolfo Grancini, 68 anni, personaggio chiave di tutta l’operazione, faccendiere in contatto secondo la magistratura con deputati e senatori, <<una personalità poliedrica>>, scrivono gli inquirenti, che sarebbe riuscito ad acquisire notizie riservate sull’andamento di alcuni processi giudiziari e che avrebbe pilotato i ricorsi pendenti in Cassazione dei suoi clienti, Calogero Licata, 57 anni, imprenditore agrigentino ed ex assessore comunale di Canicattì, Guido Peparaio, 55 anni, addetto alla cancelleria della seconda sezione della Corte di Cassazione con la qualifica di ausiliario, Calogero Russello, 68 anni, imprenditore agrigentino, indagato per associazione mafiosa e turbativa degli appalti nell’inchiesta “Appalti liberi”, coinvolto il 29 marzo del 2004 con l’accusa di associazione mafiosa nell’operazione “Alta Mafia”, Nicolò Sorrentino, 64 anni, Francesca Surdo, 35 anni, agente della Polizia di Stato in servizio presso la Direzione anticrimine di Roma. 

 

Nell’inchiesta della Dda di Palermo risultano inoltre indagati anche altri due nomi eccellenti. Il primo è padre Ferruccio Romanin, gesuita, 79 anni, rettore della Chiesa di Sant’Ignazio, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Per la procura sarebbe accertato che Rodolfo Grancini avrebbe fatto scrivere delle lettere al gesuita indirizzate a giudici <<previo pagamento da parte di Michele Accomando>> al fine di <<raccomandare alcuni imputati di mafia>>. Padre Romanin avrebbe intercesso affinché venissero concessi i domiciliari ad Epifanio Agate, figlio del capomafia di Trapani e a Dario Gancitano, genero di Accomando, imputati entrambi dinanzi al tribunale di Reggio Calabria. Il secondo indagato è il gran maestro Stefano De Carolis, membro illustre della Serenissima Gran Loggia Unita d’Italia, che sarebbe stato a conoscenza, tramite Michele Accomando ed un altro indagato nell’operazione Hiram, del piano per insabbiare un processo di terzo grado riguardante il boss Giovanbattista Agate, fratello di Mariano capomafia di Trapani.  Il gip Roberto Conti ha stralciato la posizione della poliziotta Francesca Surdo perché il suo caso non è connesso <<soggettivamente ed oggettivamente agli altri>> ed ha trasmesso gli atti alla Procura di Roma competente territorialmente.

Durante la conferenza stampa a Roma il procuratore capo di Palermo Messineo e l’aggiunto Scarpinato hanno spiegato che dalle intercettazioni sarebbe emerso che alcuni degli arrestati <<erano molto preoccupati>> di una possibile reazione del boss Matteo Messina Denaro in caso di una loro non riuscita. <<Quello che abbiamo scoperto – hanno detto i magistrati – potrebbe essere soltanto la punta di un iceberg perché il sistema c’è sembrato molto rodato>>.

A margine dell’importante operazione di questa mattina il senatore del Pd Giuseppe Lumia ha dichiarato che << Esiste un rapporto perverso e capillare fra mafia e settori della massoneria nel nostro Paese, ma tutte le volte che si e' cercato di toccare questo tasto, vi e' stata, anche sui media, una strana congiura del silenzio, anche da parte della politica. Le mafie sono potenti proprio per la loro capacità di inquinare e di tessere rapporti con altre centrali di potere, fra queste anche le logge coperte o deviate. La prossima Commissione Antimafia dovrà indagare con coraggio e rigore su questo legame che non e' affatto recente, ma che non e' stato mai davvero affrontato>>.




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    di Giorgio Bongiovanni

    E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa.
    Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo.
      
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