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La minaccia permanente della centrale nucleare di Krsko | La minaccia permanente della centrale nucleare di Krsko |
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LE STRUTTURE PER GESTIRE L'EMERGENZA In caso di incidente nucleare dovrebbero essere impiegati i reparti operativi specializzati della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, delle forze dell'Ordine (Carabinieri, Polizia), dell'Esercito e della Marina. Questi reparti avrebbero il compito di verificare il livello di inquinamento radioattivo e garantire alla popolazione gli approvigionamenti necessari, i trasporti ai centri di decontaminazione, nonchè di organizzare l'evacuazione nei centri di raccolta al di fuori dell'area di rischio. Solo nel caso della provincia di Trieste si tratterebbe di gestire circa 250.000 persone in un'ambiente fortemente contaminato. A causa della contaminazione, la popolazione non potrebbe utilizzare l'acqua degli acquedotti e la maggior parte delle riserve alimentari presenti nell'area contaminata (l'assunzione di alimenti contaminati determina delle conseguenze irreversibili). Per espletare quest'opera immane non sarebbero sufficenti i circa 8.000 volontari della Protezione Civile regionale, che oltretutto non hanno una preparazione valida per affrontare tali emergenze (si consideri che a Trieste la Protezione Civile Comunale non è nemmeno operativa!), e le poche centinaia di uomini messi a disposizione dalle forze dell'ordine e dalla forze armate. La dotazione di questi reparti, in materia di inquinamento radioattivo inoltre è largamente incompleta; mancano le tute NBC e le maschere antigas (con gli opportuni filtri), i rilevatori di radiazioni , , , i dosimetri personali (che consentono di vedere quante radiazioni si stanno assorbendo e quindi permettono di non superare la soglia di rischio), i contatori geiger. Si renderebbe quindi impossibile utilizzare tutti i reparti allertati, vuoi per impreparazione del personale, vuoi per mancanza di attrezzature.
Analogo discorso per le strutture sanitarie, dovrebbero essere attrezzate i centri di decontaminazione in cui dovrebbero essere accolte le persone contaminate (che dovrebbero essere curate in sale predisposte appositamente in cui si dovrebbe procedere al lavaggio dei pazienti) che dovrebbero essere, nei casi più gravi ospedalizzate e curate con iodoprofilassi. Il personale sanitario, trattando le persone irradiate, è sempre a rischio di contaminazione (rilascio di liquidi corporei, ferite dei pazienti con perdite di sangue, vomito, feci, urine) e senza la possibilità di sostituzione.
Si consideri che nelle prime fasi di un'incidente nucleare rilevante la popolazione, senza avere potuto avere una campagna di informazione per ridurre i rischi di esposizione, verrebbe pesantemente contaminata rendendo necessari i ricoveri (solo nel caso di Trieste) di decine di migliaia di persone. Le strutture sanitarie non sono attrezzate per gestire una tale massa di pazienti (può essere garantita al massimo l'assistenza a poche centinaia di persone) necessitanti oltretutto di cure specialistiche estremamente complesse e di lunga durata. Tutto questo si verificherebbe inoltre in un'arco di tempo limitatatissimo di poche ore (gli interventi di decontaminazione devono essere realizzati rapidamente nelle prime ore in cui il paziente è stato irradiato per avere qualche speranza di successo).
LA MANCANZA DELLA CAMPAGNA DI INFORMAZIONE PREVENTIVA Ecco perchè, difronte ad uno scenario di questo tipo, che porterebbe ad una catastrofe di proporzioni enormi, è assolutamente necessario procedere ad una seria campagna informativa della popolazione attuando semplicemente quanto previsto dalle leggi esistenti. Per ridurre in maniera esponenziale il numero delle vittime di un deprecabile incidente nucleare catastrofico, basterebbe informare i cittadini in particolare su come: - isolarsi nelle unità abitative sigillandole anche con materiale di fortuna (sigillare le finestre con teli di plastica) - evitare l'assunzione di cibo e liquidi contaminati (quindi niente acqua di rubinetto e verifica della radioattività dei cibi) - rivolgersi agli Enti preposti (specificare quali) a gestire l'emergenza nucleare (dovrebbero essere subito resi noti i numeri telefonici dei centri operativi che dovrebbero assistere i cittadini).
Dovrebbero essere comunicate ai cittadini quali sono le strutture antiatomiche (gallerie, grotte ecc.) esistenti nella propria città e le modalità di accesso alle stesse.
Dovrebbero essere inoltre resi noti quali sono i centri di raccolta previsti per l'evacuzione della popolazione (altrimenti in caso di emergenza si genererebbe il caos) e quali sono le procedure di evacuazione previste.
Dovrebbero essere forniti, non solo alle unità operative di emergenza, strumenti di misura delle radiazioni (ad esempio ai gruppi già attivi nel settore - vedasi associazioni di volontariato che operino nel settore ambientale o sociale) per consentire un efficace controllo delle esposizioni a livello territoriale. Tutto il personale coinvolto dovrebbe essere regolarmente addestrato all'utilizzo delle apparecchiature.
Le maggiori responsabilità della mancata campagna di informazione preventiva e dell'addestramento della popolazione in caso di emergenza radioattiva sono sicuramente da ascrivere a carico della Direzione Nazionale della Protezione Civile (Dipartimento della Presidenza del Consiglio) che, dovrebbe provvedere a verificare in tutte le regioni italiane: 1) l'esistenza dei piani di emergenza 2) la loro applicabilità 3) le campagne di informazione della popolazione condotte a livello locale 4) la reale preparazione dei reparti assegnati alle emergenze nucleari.
I kit dovrebbero contenere: 1) 1 Dosimetro (per verificare la dose di radiazione assorbita nelle abitazioni e il livello di contaminazione degli alimenti) 2) Almeno 4 tute protettive (compresi i guanti e gli stivali di gomma) per famiglia (la tute una volta contaminate devono essere buttate) 3)Teli di plastica in numero sufficente per sigillare le finestre di un'abitazione di 100 m 4) Almeno 4 maschere antigas per famiglia compresi i filtri. TRATTO DA MEGACHIP |
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di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
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