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Indice articolo
Caso intercettazioni
Pagina 2
Le adesioni


LE VOCI

Anche noi adesso diciamo «arrestateci tutti»
Ieri Marco Travaglio ha scritto un articolo «arrestateci tutti» in cui inviatava tutti i giornalisti a continuare a scivere le notizie nonostante il bavaglio del ddl intercettazioni. Ha ricevuto numerose risposte, eccone alcune:


Diciamo no a questo quadro agghiacciante
Aderisco all’appello «Arrestateci tutti». Se l’agghiacciante quadro della nuova legge sulle intercettazioni con il divieto di cronaca giudiziaria sulle indagini passerà in Parlamento, l’unica risposta possibile sarà la disobbedienza civile. Cioè organizzare, per quanto riguarda noi giornalisti, una violazione dichiarata e di massa delle norme, accettando nel caso l’arresto. Ovviamente la violazione (cioè la pubblicazione di articoli basati su atti giudiziari che il Governo vorrebbe mantenere segreti, anche se già messi a disposizione delle parti processuali e dunque non più segreti) dovrà avere un contenuto strettamente giornalistico. Si dovranno pubblicare cioè notizie e non pettegolezzi o vicende coperte dalla privacy. A quel punto, una volta finiti sotto inchiesta o in galera, potremo tentare di rivolgerci alla Corte Costituzionale e alla Corte di giustizia europea per far cancellare una legge che minaccia di spingere il nostro paese verso derive pericolose e autoritarie.
Peter Gomez
inviato de l’Espresso


E io continuerò a dare notizie
Il mio mestiere è dare notizie - verificando le fonti - e continuerò a farlo nonostante una legge che minaccia il mio arresto. Se avranno paura gli editori, lo farò sul mio blog rispettando sempre l’unica cosa che mi ha mosso in quasi 30 anni (ho iniziato a 18): il desiderio di raccontare e dare notizie ad altri, sempre verificandone l’attendibilità. Il Ddl sulle intercettazioni è solo il regolamento di conti di una casta - quella dei politici - contro magistrati e giornalisti (fra l’altro, se fosse già in vigore, oggi Stefano Ricucci sarebbe lo stimatissimo editore del Corriere della sera, Luciano Moggi avrebbe fatto vincere alla Juve gli ultimi due scudetti e gli italiani non saprebbero nulla di quel che accadeva nella clinica Santa Rita di Milano). Di liberale questa norma non ha nulla. Non potrà impedirmi di fare il mio mestiere.
Franco Bechis
direttore di Italia oggi


È sancito: adesso sarà regime
La legge Berlusconi-Ghedini-Alfano, che proibisce le intercettazioni per i reati dei politici e degli imprenditori (e non solo), vieta anche la pubblicazione delle notizie giudiziarie fino al processo: impedisce così la formazione della pubblica opinione e sancisce l’ingresso nel regime. I giornalisti devono reagire continuando a scrivere tutto e a informare i loro lettori. Anche a costo del carcere. A una legge-bavaglio non possiamo che rispondere con la disobbedienza civile. Diventiamo tutti obiettori di coscienza.
Gianni Barbacetto
Annozero, Societacivile.it


Nessuna intimidazione dai boss, nessuna dai bavagli
Nonostante sia stato recentemente indagato per favoreggiamento a Cosa nostra, per aver pubblicato i "pizzini" del boss Lo Piccolo, non mi lascerò intimidire da una legge che viola i principi basilari di libertà. Propongo sin da ora a chi è d’accordo di realizzare un sito internet con sede legale in un paese libero dove, se saremo costretti, pubblicheremo tutto quello che in Italia non vorranno far sapere ai lettori.
Francesco Viviano
la Repubblica


Il nostro dovere: pubblicare quello che sappiamo
Pubblichiamo tutto quello che sappiamo, facciamolo sempre: è questo il nostro dovere. Ogni mattina uomini e donne si affacciano in edicola e versano un euro per essere informati, hanno fiducia nei loro giornali e nei giornalisti, noi non possiamo tradirli, né deluderli. Se c’è da rischiare rischiamo e facciamolo a viso aperto.
Enrico Fierro
L’Unità


Facciamo un golpe bianco di libertà
Caro Direttore, invio la mia totale adesione al progetto resistenziale-Travaglio da casa mia, dove sono già in una specie di «arresti domiciliari». Metaforici, certo, dal punto di vista di una professione che stava precipitando di suo e a forza di Alfano verrebbe colpita e affondata del tutto. Aderisco ad «arrestateci tutti» (che risulta così tragicamente attuale per assonanza con «ammazzateci tutti» dei ragazzi di Locri) perché se la reazione sarà generale facendo come se la legge non ci fosse forse riusciremo a non far passare un «golpe bianco»: o comunque gli italiani sapranno che di questo si tratta, del diritto/dovere dell’informazione democraticamente indispensabile e non di un qualunque dibattito su opposte visioni del giornalismo. Stanno rapinandoci della democrazia, almeno se ne dia l’allarme.
Oliviero Beha



«No censure»: De Bortoli sta con i suoi cronisti

Il disegno di legge governativo sulle intercettazioni «nei fatti rappresenta una censuraall’informazione». Lo scrivono, in una lettera aperta al direttore, i cronisti del Sole 24 ore che seguono la giustizia Giovanni Negri e Donatella Stasio.
Si tratta di «un colpo all’informazione» che ha poco a vedere con la privacy e più con «l’ansia di rivincita della politica... e il prezzo lo paga l’opinione pubblica».
De Bortoli condivide l’«allarmata analisi» citando i casi Antonveneta e Santa Rita. Aggiungendo che «i giornalisti che sbagliano è giusto paghino (prima i direttori) ma forse il carcere fino a 3 anni per un solo reato è eccessivo».
Conclusione del direttore del Sole: «Non avevamo capito che la tolleranza zero, che ci vede d’accordo, contro criminalità e immigrazione clandestina, si applica a cominciare dai cronisti di giudiziaria».
Il Sole 24 ORE



In questo caso disobbedire è un dovere
Sono d'accordo con Travaglio e, per quanto mi riguarda, non muterò nulla del mio modo di lavorare. Se avrò a disposizione intercettazioni, o atti d'indagine, che riterrò utili per la libera circolazione delle notizie, li trascriverò nei miei articoli come ho sempre fatto. Siamo sempre più spesso preda di un capovolgimento di valori, e persino di «categorie» -come spesso accade quando diviene regola il capovolgimento «soffice» delle regole- e quindi: «disobbedire», come dice Marco, in certi casi diviene un dovere, e pertanto il carcere e le pene pecuniarie, lungi dall'essere un «discredito», per chiunque si «macchi» del reato di informare, si trasformeranno in un certificato di buona condotta sociale. Mi auguro che questa «disobbedienza» parta da tutta la nostra categoria. Una mobilitazione repentina mi pare giustificata, necessaria e doverosa.
Antonio Massari
Collaboratore de La Stampa


È una legge che calpesta la Costituzione
L'informazione è un diritto del cittadino, ma anche un dovere del giornalista. Sono d'accordo con Travaglio. Dobbiamo continuare a scrivere quello che i potenti vogliono nascondere. Una legge che calpesta i princìpi della Carta costituzionale e delle convenzioni Ue merita la disobbedienza civile e un referendum che la spazzi via.
Marco Lillo
L’Espresso



Non potremo più fare il nostro lavoro
Non sono state disposte intercettazioni nell'inchiesta sui presunti abusi nella scuola di Rignano Flaminio. Non sono state disposte intercettazioni nell'inchiesta sul delitto di Meredith Kercher, a Perugia. Eppure quando entrerà in vigore la nuova legge non si potrà scrivere sui giornali perché le maestre sono state arrestate, né perché è finito in galera Patrick Lumumba Diya. E i giornalisti non potranno sottolineare, come invece è accaduto in questi due casi, perché le ordinanze di custodia cautelare erano basate su elementi deboli e quindi dovevano essere annullate. Sono soltanto due esempi. Credo possano essere eloquenti per capire che la cronaca giudiziaria racconta i fatti tenendo conto sia delle posizioni dell'accusa, sia di quelle della difesa. Ma senza conoscere i fatti, non si può raccontare proprio nulla.
Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera


Uno sciopero immediato la prima cosa da fare
Quando ho scoperto che grazie al ddl sulle intercettazioni per poter indagare i preti bisogna prima avvertire il vescovo, ho subito telefonato a mia mamma e le ho detto che aveva ragione lei a insistere che dovevo farmi prete invece di pensare al giornalismo e così candidarmi alla galera. Persino se fossi stato un prete pedofilo avrei potuto sperare in un maggiore riguardo. Come sopravvivere, dunque, senza essere né preti né pedofili? Forse con un server all'estero. In un Paese in cui non ci sia la «democratura» italiana. Intanto, uno sciopero generale immediato della cosiddetta categoria e una manifestazione nazionale affinché il capo dello Stato non firmi dovrebbero essere le prime cose da fare.
Carlo Vulpio
Corriere della Sera


Vogliono il silenzio ma noi faremo rumore
Disse un giorno Martin Luther King: «Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare: ma bisogna prenderla, perché è giusta». Quell’ora per noi è arrivata. Un anno fa scioperammo contro il ddl Mastella sulle intercettazioni, oggi serve una mobilitazione ancora più forte. Non a difesa delle prerogative di una fantomatica casta, ma per la tutela di una libertà di stampa che è interesse primario di un paese veramente democratico. Ha ragione Travaglio, è il momento di prendere una posizione e di assumerci il rischio delle nostre scelte. Continuerò a fare il mio lavoro senza cambiare di una virgola il mio metodo. Pubblicherò le notizie di cui sarò in possesso e, se sarà il caso, violerò consapevolmente una legge che punta soltanto a imbavagliare la magistratura e comprimere la libertà di ciascuno di noi di essere informati. Vogliono il silenzio intorno alle loro azioni. Noi invece faremo rumore.
Massimo Solani
L’Unità


La prima pagina de «l’Unità» di ieri su cui Marco Travaglio ha lanciato l’appello «Arrestateci tutti» contro il disegno di legge sulle intercettazioni
L'UNITA' 17 GIUGNO 2008



FNSI-ORDINE-UNCI

«Intercettazioni, pronti a più giorni di sciopero»

«I giornalisti italiani, uniti, confermano la loro opposizione a qualsiasi progetto che limiti la possibilità di informare i cittadini sui fatti di cronaca giudiziaria e sulle indagini della magistratura, come si profila con il disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal Governo». La Fnsi e l'Ordine dei Giornalisti, con la partecipazione dell'Unione nazionale cronisti, ribadiscono la loro posizione sul ddl e la possibilità che si ricorra allo sciopero, anche per più giorni e insieme chiedono al governo di modificarlo. Fnsi, Ordine e Unci «hanno costituito un Comitato per gestire l'emergenza e rispondere con tempestività, alla portata delle iniziative che si delineano contro il diritto all'informazione, man mano che assumeranno rilievo. In una riunione di ieri, è stato deciso «di dichiarare lo sciopero, se necessario per più giorni, ed altre iniziative d'intesa anche con Fieg, per contrastare con i migliori strumenti comuni disponibili “l'intercettazione della liberta di cronaca».


È una censura inaccettabile!

No alla legge bavaglio sulle intercettazioni. Il diritto costituzionale alla libertà di informazione non solo va garantito, ma corrisponde al preciso dovere deontologico di ogni giornalista di assicurare un'informazione corretta e completa. È un diritto-dovere garantito dalla Costituzione che non può essere conculcato. Sarebbe una censura inaccettabile. Non è così che si tutela la privacy dei cittadini. Questo, semmai, richiede un di più di attenzione e di responsabilità per chi esercita questa professione e non un'espropriazione della responsabilità di giornalisti e direttori e ancora meno un informazione affidata alle «veline» di comodo. Per questo il cdr de l'Unità esprime la sua più ferma opposizione al ddl Alfano che impedisce le informazioni sulle indagini e punisce con il carcere chi intende semplicemente informare i cittadini. E aderisce alle iniziative di mobilitazione promosse dall'Associazione Stampa Romana e dalla Fnsi in collaborazione con gli altri soggetti come i magistrati e le forze, destinatari del progetto. La libera informazione non si lascia imbavagliare e non si farà intimidire.
Il Cdr de l'Unità

 

Curo la rassegna stampa tutti i giorni ma non sono una giornalista. Cerco di dare ai lettori di questo sito le informazioni che, a mio giudizio, nell'ambito dei temi del sito, sono importanti. Essere informati è un diritto, sancito dall'articolo 10 della Convenzione Europea. La legge cosiddetta "sulle intercettazioni" è, in realtà, una legge per impedirci di sapere. Altro che tolleranza zero verso la delinquenza! Si tratta di stravolgimento delle regole democratiche. Non c'è democrazia senza libertà di stampa e autonomia della magistratura (lo scrisse Tocqueville, non un estremista). Questa legge colpisce l'una e l'altra e calpesta il diritto dei cittadini a "conoscere per deliberare". Perciò pubblico qui l'annuncio di Marco Travaglio, che spero diventi un appello a cui aderiscano i giornalisti che conservano ancora rispetto per la professione e per i lettori e dignità personale. Alcuni hanno già sottoscritto. Ne aspettiamo altri.
Vanna Lora

Aderisco all'invito della nostra insostituibile collaboratrice e provvederò subito a firmare l'appello di Marco Travaglio. Vi invito anche a continuare a firmare la petizione che trovate in basso nella prima pagina del nostro sito. Grazie a tutti quelli che lottano e continueranno a lottare insieme a noi per la Giustizia e per la Libertà.
Salvatore Borsellino


Un blog per le adesioni

Il blog voglioscendere.it lancia la campagna «Arrestateci tutti» dopo l’appello di Travaglio su l’Unità contro il ddl bavaglio del governo. Già centinaia le adesioni di cittadini comuni e giornalisti (il primo elenco è sul blog). Si può aderire scrivendo a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo o lasciando un commento sul blog.



 
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