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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow 'Ndrangheta: cosche gestivano appalti
'Ndrangheta: cosche gestivano appalti PDF Stampa E-mail

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17 giugno 2008
Reggio Calabria.
Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri stanno eseguendo nel reggino una trentina di fermi per associazione mafiosa legata alla spartizione di appalti pubblici riferiti a grandi opere.



Circa 200 carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dei ''Cacciatori" e di unità cinofile del Gruppo Operativo Calabria di Vibo Valentia, sono impegnati nell'operazione, nel comprensorio tra Bova Marina e Africo Nuovo, per la esecuzione dei provvedimenti di fermo emessi dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria a carico di indagati di associazione di tipo mafioso ed armata finalizzata alla spartizione e gestione di pubblici appalti, all'infiltrazione in pubbliche amministrazioni, locali e regionali, al procacciamento di voti ed altro. Le persone da sottoporre al fermo disposto dal pubblico ministero sono 33, alcune già coinvolte in pregresse vicende giudiziarie, altre sino ad oggi ritenute estranee al contesto criminale indagato, che è quello delle cosche della `ndrangheta ("Morabito - Bruzzaniti - Palamara", "Maisano", "Vadalà", "Talia") attive nella fascia jonica della provincia.        Le misure restrittive in via di esecuzione segnano un'ulteriore fase di un articolata attività investigativa, condotta dai Carabinieri di Reggio Calabria sotto il coordinamento della locale Dda e convenzionalmente denominata "bello lavoro", che nello scorso mese di febbraio aveva già portato al sequestro preventivo di sette cantieri (ed al sequestro probatorio degli uffici delle imprese ivi operanti) allestiti per la realizzazione della c.d. "variante di Palazzi", opera rientrante nei lavori di ammodernamento della S.S. 106 "Jonica" nella cui realizzazione erano state riscontrate difformità, potenzialmente incidenti sulla tenuta strutturale dei manufatti, tra i materiali impiegati e quelli previsti dai protocolli di settore. Secondo i carabinieri le modalità di aggressione ai settori economici sono quelle ormai collaudate della `ndrangheta: la conduzione di vere e proprie imprese, ammantate da una parvenza di liceità, attraverso le quali accapararsi l'assegnazione dei più importanti affidamenti relativi agli appalti, primo fra tutti la fornitura del calcestruzzo preconfezionato. Altri elementi messi in atto dalle cosche, secondo gli investigatori, l'estromissione di fatto di appaltatori "estranei" al contesto, mediante l'imposizione di subappalti e/o noli, ovvero anche la sottoscrizione di lucrosi contratti di forniture nelle fasi del movimento terra, dell'approvvigionamento e trasporto di inerti. E ancora: l'effettuazione di operazioni sovrafatturate attraverso il meccanismo fraudolento legato alla realizzazione di opere di qualità inferiore a quelle oggetto di pattuizione negoziale; la gestione delle assunzioni di manodopera, funzionale anche all'accrescimento del "consenso ambientale" costituente il tipico humus in cui la 'ndrangheta si sviluppa e accresce gli ormai noti suoi livelli di infiltrazione nel tessuto sociale, imprenditoriale, politico ed amministrativo.

ANSA
 
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    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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