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Antimafia Duemila

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Nuove accuse per Sebastiano Scuto PDF Stampa E-mail

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di Maria Loi – 12 giugno 2008

Catania. Altri guai giudiziari per il re dei supermercati siciliani Sebastiano Scuto.



Davanti alla II sezione del Tribunale di Catania il pg Gaetano Siscaro, nell’udienza dell’11 giugno 2008, ha contestato all’imprenditore Scuto l’accusa di aver finanziato Cosa Nostra in maniera continuativa <<in cambio di una duratura protezione, riciclando in attività economica legale ingenti proventi delle attività illecite del clan Laudani e di altri clan alleati>>. Capo d’accusa che si aggiunge a quelli di associazione mafiosa ed estorsione per i quali Scuto è sotto processo.

L’impresario non si sarebbe limitato ad appoggiare la cosca locale dei Laudani ma avrebbe aperto anche nuovi centri Despar a Palermo e in provincia, <<gestiti in comune con il clan di appartenenza dei Laudani e con quelli alleati di Benedetto Santapaola, di Bernardo Provenzano, Sandro e Salvatore Lo Piccolo>>. Questo sarebbe scaturito dall’analisi delle intercettazioni affidate al vice questore Gioacchino Genchi. In seguito il pg ha depositato agli atti del processo l’attività integrativa d’indagine e le dichiarazioni rese negli scorsi mesi dai collaboratori di giustizia Nino Giuffrè, Francesco Campanella, Gaspare Pulizzi, Antonino Nuccio e Francesco Franzese. Quest’ultimo in particolare si è soffermato a raccontare quali erano gli interessi dei boss Lo Piccolo e Provenzano nella catena dei supermercati: <<I Lo Piccolo mi dissero che i centri Despar non dovevano essere toccati in quanto interessavano alla famiglia, mentre cosa diversa era per i singoli negozi affiliati che molte volte erano solo piccole attività con insegne Despar>>. Sempre secondo il pentito <<I Despar interessavano direttamente anche Matteo Messina Denaro>>. Un particolare che era già emerso nell’inchiesta che a fine dicembre aveva portato all’arresto dell’imprenditore Giuseppe Grigoli gestore esclusivo del marchio Despar in diversi centri della Sicilia accusato di essere un prestanome del latitante Matteo Messina Denaro. <<I Lo Piccolo – spiega ancora Franzese – si rivolgevano ai catanesi perché facessero avere lavoro a nostri affiliati tramite i Milazzo nei centri commerciali Despar di Palermo. Mi risulta che anche Provenzano aveva interessi diretti nella gestione dei grandi supermercati Despar, e cioè che i centri commerciali a insegna Despar non si dovevano toccare, mentre gli affiliati, in genere negozi, potevano essere oggetto di estorsioni>>.

L’accusa ha fornito anche alcuni “pizzini” sequestrati nel covo del boss Bernardo Provenzano e le lettere trovate a Sandro e Salvatore Lo Piccolo il giorno del loro arresto.

 
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