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Pena massima al reclutatore di bimbi soldato PDF Stampa E-mail

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Primo processo
Il procuratore capo dell'Aja, Luis Moreno Ocampo: "Anche questo è un crimine contro l'umanità"
Il dossier sui ragazzi costretti a combattere in Congo inaugura il 23 giugno la Corte penale internazionale. Imputato Thomas Lubanga.

 

Il pm: «Pensate di avere 9 anni e di essere rapiti da qualcuno che vi insegnerà a uccidere. È accaduto a centinaia di minorenni»

ROMA — Tra i tanti figli della globalizzazione, ce n'è uno che verrà alla luce tra poco più di una settimana e che potrà segnare un cambiamento sia nella storia del diritto sia in quella delle brutalità compiute sulla Terra. Dal 23 giugno, all'Aja, verrà celebrato il primo processo davanti alla Corte penale internazionale. Entrerà pienamente in funzione un tribunale permanente contro i crimini dell'umanità che fece uno scatto nella sua lunga gestazione dieci anni fa, quando a Roma una conferenza ne approvò lo statuto. Firmato da 139 Stati, il trattato istitutivo è stato ratificato finora da 106 nazioni. Ne mancano ancora di importanti, come Usa e Cina, ma ciò non ha fermato l'operazione.

L'imputato destinato a essere giudicato da questa corte autorizzata a intervenire per crimini contro l'umanità, crimini di guerra e genocidi non sottoposti a processi da parte di Stati ha un nome che da noi dice poco: Thomas Lubanga. E' in prigione con l'accusa di essere stato artefice di una delle perfidie del nostro, moderno XXI secolo: l'arruolamento di bambini come soldati nella Repubblica democratica del Congo.

«Immaginate di avere nove anni, di andare a scuola una mattina e di essere portati via da qualcuno che poi vi addestrerà a uccidere gente. In questo caso è accaduto non a uno o due, bensì a centinaia di minorenni sotto i 15 anni. Nel mondo, i bambini-soldato sono tuttora trecentomila », spiega al Corriere il pubblico ministero della Corte penale internazionale, l'argentino Luis Moreno Ocampo. Lubanga ha 46 anni, Ocampo 56. Il primo era capo della milizia dell'Unione dei patrioti congolesi, i fatti dei quali deve rispondere risalgono al 2003. Il secondo ha un curriculum

variegato: da magistrato argentino, si è occupato delle crudeltà commesse dai militari golpisti del proprio Paese, poi, da avvocato, ha difeso Diego Maradona che aveva sparato contro giornalisti con un fucile a piombini e ha assistito le famiglie dei morti delle Fosse Ardeatine sull'estradizione del nazista Erich Priebke in Italia.

«Lubanga era leader di un gruppo di Ituri, nell'Est del Congo. Uno dei posti con le miniere d'oro più ricche del mondo. Alcuni bambini servivano per proteggere quelle. Erano stati catturati per strada o erano stati consegnati dalle famiglie, alle quali veniva detto che avrebbero difeso la comunità», ricapitola il procuratore. Il processo comporterà 180 ore di udienza, durerà dai tre ai sei mesi, ascolterà 31 testimoni. Compresi otto ragazzi che sono stati bambini soldato.

«Altri che erano con loro non possono testimoniare», racconta Ocampo. «Non sarebbero in grado perché usano droghe, sono nella prostituzione o non in salute. Gli otto chiamati oggi studiano all'estero », riferisce il pubblico ministero.Non sarà un'altra dura prova, per questi ragazzi, testimoniare? «Certo. Ma c'è un risvolto liberatorio. Una delle ragazze che vennero violentate in Uganda è stata interrogata tre giorni dai miei investigatori. Ha pianto. Gli investigatori si sono scusati: "Era spiacevole chiederle i dettagli, ma dovevamo farlo". Lei: "Non sono triste, è il giorno più felice della mia vita. Nessuno si è mai occupato così tanto di me"».

Saranno campionari di carnefici e di sofferenze quelli che sfileranno all'Aja. In luglio Ocampo illustrerà ai giudici gli addebiti su Ahmad Harun, oggi ministro per gli Affari umanitari in Sudan, coordinatore dei massacri di civili in Darfur mentre era ministro dell'Interno, e Ali Kushaib, un capo della milizia Janjaweed. Liberi. Nel codice della Corte, il massimo della pena è l'ergastolo. Se il genocidio è il reato più grave, qual è la pena adatta per chi trasformava ragazzini in assassini? Di meno?

Se lo domanda anche Ocampo: «Qual è la punizione giusta?». E si risponde così: «La nostra sanzione non può essere paragonata a quelle delle leggi nazionali, questi sono crimini contro l'umanità, non soltanto una singola comunità. Lubanga è il numero uno in una serie di crimini di massa. Di massa per autori e per vittime. Credo si debba andare ai massimi della pena, o vicino».

Maurizio Caprara 

CORRIERE DELLA SERA 11 GIUGNO 2008

 
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