Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Friday
Nov 21st
Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Diritto alla verita' e diritto all'errore
Diritto alla verita' e diritto all'errore PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Diritto alla verita' e diritto all'errore
Pagina 2
Pagina 3

In altri casi le menzogne vengono dette in buona fede, trattandosi di persone non pienamente consapevoli o disinformate. E' il caso degli insegnanti scolastici, che spesso senza saperlo impartiscono lezioni basate su assunti errati, ad esempio riguardo al Risorgimento italiano e alle due guerre mondiali. Si tratta di persone che si fidano del sistema e che ritengono assurdo il fatto che la storia possa esser stata mistificata in modo grave allo scopo di manipolare il pensiero e le coscienze. Eppure questa è la sconcertante verità.
In alcuni casi le persone comuni non hanno elementi tali da poter cogliere la verità, non avendo fatto letture che esprimono un punto di vista diverso da quello ufficiale, o non avendo riflettuto abbastanza sugli aspetti contraddittori e paradossali che consentirebbero di smascherare l'attuale sistema di potere.
La difficoltà a far propria la verità è aggravata dal fatto che sia i telegiornali che i documentari mandati in onda alla TV presentano il punto di vista storico o scientifico "ufficiale", rafforzando idee e associazioni errate. In tal modo si nega il diritto alla verità, imponendo un unico punto di vista, utile ad evitare dubbi sul sistema vigente. Si ottunde il senso critico, e si abituano le persone ad accettare quello che proviene da fonti ufficiali, anche quando si tratta di notizie non suffragate da prove concrete, oppure di associazioni dettate dall'esigenza di creare nemici o di far apparire le autorità occidentali come promotrici di libertà e democrazia. I mass media sono così diventati la "fabbrica" del falso o del similvero, promuovendo giudizi errati su noi stessi, sui nostri simili, sugli immigrati, sulla nostra Storia, e sulla realtà politica, economica e finanziaria. Senza questi inganni quotidiani le persone potrebbero svegliarsi dal torpore, e iniziare a comprendere la pericolosità dell'attuale situazione per il futuro dell'umanità. Lo svegliarsi farebbe anche comprendere che i popoli non sono costretti a sottostare ad un potere iniquo e dittatoriale, se lo fanno è perché non ne comprendono il rischio e il gravissimo danno, che colpisce in vario modo tutti gli abitanti del pianeta.

I fatti storici non costituiscono "ideologia". Infatti, gli storici indipendenti dai condizionamenti del sistema non hanno alcun intento di professare una precisa ideologia, limitandosi a far emergere prove che confuterebbero molti assunti che siamo abituati a considerare verità inoppugnabili.
Nell'accettazione delle menzogne mediatiche è implicato anche il fattore emozionale, utilizzato ampiamente dalla propaganda per "fissare" associazioni o concetti similveri o errati. Chi di noi non si è commosso almeno una volta di fronte ad immagini di vittime della Shoàh, oppure all'evocazione di concetti come "sacrificio per il bene di tutti"? Il problema è che tale "sacrificio" viene utilizzato per giustificare le guerre, e che le vittime ebree non sono certo state le uniche della Seconda guerra mondiale. Chiediamoci perché nessuno ci chiede di commuoverci e dedicare un momento di silenzio per le vittime irachene o afghane. Oppure perché nei paesi occidentali non c'è alcun museo dedicato alle vittime innocenti uccise in Vietnam o in alcuni paesi del Sud America (come il Nicaragua). Le nostre emozioni sono indirizzate in modo tale da produrre forti reazioni di fronte ad alcuni eventi, e indifferenza o deboli reazioni di fronte ad altri, altrettanto criminali o ingiusti. Il gruppo dominante ci abitua ad una morale relativa, che vede più pesi e più misure, a seconda che si tratti di un popolo da considerare "amico" o "nemico" o di un personaggio storico vinto o vincente.

Negli anni Cinquanta e Sessanta lo studioso Paul Rassinier iniziò una ricerca indipendente, tirando fuori dagli archivi documenti "sfuggiti" agli storici di regime e mettendo in analisi aspetti storici dati per scontati senza alcuna prova. Altri storici proseguirono la ricerca, in modo del tutto apolitico e senza secondi fini. Come scrive Cesare Saletta, gli storici indipendenti lavoravano ignorando "del tutto gli appelli alla violenza e all'odio lanciati da questi e da quelli... (Il revisionismo) Parte dal principio dell'unità del genere umano. E' di una calma olimpica in una ricerca completamente materialistica e razionale, cioè aperta alla confutazione e alla critica, una ricerca che rivendica il diritto all'errore e alla correzione degli errori".(3)

Diversamente agirono gli storici ufficiali, pronti ad evitare ogni confronto e a sostenere contenuti non suffragati da prove documentali. La differenza fra storici indipendenti e storici "ufficiali", è che i primi non posseggono verità alcuna prima di attuare le loro ricerche, mentre i secondi sono già sicuri di alcuni assunti fondamentali, prima ancora di averli verificati. Ad esempio, molti di essi sono sicuri che i vincitori delle guerre siano migliori dei vinti, che esista una "democrazia occidentale" basata sulla sovranità popolare, o che personaggi come Winston Churchill o il presidente statunitense Harry Truman siano stati fondamentalmente "positivi" (pur con eventuali critiche) all'interno dei fatti della Storia della Seconda guerra mondiale.
Gli Storici indipendenti sono alla ricerca di fatti concreti, e senza alcuna censura o remora li valutano per quello che sono stati, rischiando ostracismo e persecuzioni giudiziarie. Lo scopo del sistema è quello di farli apparire matti o pericolosi, suscitando nella gente il bisogno di credere alle versioni ufficiali, per paura, conformismo o convenienza.
Ci vorrebbero far credere che la cultura possa essere un luogo pieno di dogmi, in cui alcuni "sacerdoti" sono abilitati ad elargire conoscenza, mentre altri sarebbero da colpire con un terribile anatema.

La domanda è: perché l'attuale sistema è così interessato a controllare il pensiero e la libera ricerca? E' evidente che se gli individui fossero capaci di libero pensiero (non condizionato dal sistema) sarebbe assai arduo imporre un potere ingiusto. Dunque, oggi le tecniche di controllo del pensiero e della libera ricerca sono diventate così sottili e subdole da far ritenere "democratico" un contesto in cui vengono create strutture atte ad imporre un rigido controllo, persino delle coscienze.
Molti ritengono, pur ammettendo l'esistenza di un controllo sul pensiero e sulla cultura, che tutto sommato la realtà sia accettabile, poiché potrebbe essere peggiore. A parte il fatto che, ovviamente, non possono pensarla allo stesso modo quei popoli vessati e ridotti a vivere nell'estrema miseria dalla medesima élite, occorre considerare che nessuno sa cosa sarebbe l'esistenza umana qualora fosse lasciata libera di autorealizzarsi. Probabilmente, se molte persone fossero in grado di saperlo diventerebbero assai più sicure e agguerrite nel contrastare l'asservimento.

Le leggi che hanno l'obiettivo di tenere sotto controllo la libera ricerca della verità storica sono state approvate a partire dagli anni Novanta. In Francia, nel 1990, è stata approvata la legge 90-615 detta Fabius-Gayssot (cognomi del socialista Laurent Fabius e del comunista Claude Gayssot ), che combatte "il delitto di revisionismo", a cui è subentrata nel 2003 la legge Lellouche, che pretende di affrontare la "provocazione alla discriminazione".
Queste leggi sortirono gli effetti sperati e, come rivelò "Le Monde", gli storici francesi indipendenti iniziarono a temere di essere trascinati in tribunale, e terrorizzati iniziarono a limitare gli articoli sui giornali.
Alcuni storici francesi reagirono a tutto questo firmando un manifesto dal titolo "Liberté pour l'histoire!," in cui chiesero l'abrogazione delle leggi che restringevano la libertà di opinione.
In Austria la legge che controlla la ricerca storica è stata approvata il 26 febbraio e il 19 marzo 1992, in Germania il 28 ottobre 1994, in Svizzera il I' gennaio 1995, in Belgio il 23 marzo 1995, in Spagna l'l1 luglio 1995, in Lussemburgo il 19 luglio 1997. La legge lussemburghese prevede il carcere da otto giorni a sei mesi o con ammenda da 10.000 a un milione di franchi a "chi contesta, minimizza, giustifica o nega l'esistenza di uno o più crimini contro l'umanità o crimini di guerra, come definiti nell'art. 6 dello statuto del Tribunale Militare Internazionale". Anche la Polonia, nel gennaio 1999, ha approvato una legge analoga.
Nel 1993, le autorità italiane presero a pretesto l'esistenza dei naziskin, e la presunta lotta interetnica nell'ex Jugoslavia, per parlare di "incitamento all'odio razziale" e di possibilità che si verificassero violenze "di stampo razzista". Il governo Amato si sentì obbligato, sollevate le istanze morali, di dover contrastare il "razzismo e l'antisemitismo" con una legge. Fu dunque approvato il decreto n.122 del 26 aprile 1993, convertito il 25 giugno nella legge n. 205 "Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa". La vaghezza della definizione del termine "discriminazione" permette di interpretare la legge in modo ampio, facendovi entrare anche intellettuali privi di ogni sentimento discriminatorio o razzistico. La legge, infatti, non aveva tanto l'obiettivo dichiarato di combattere la "discriminazione", quanto quello non esplicitato, perché vergognoso, di tenere sotto controllo le ricerche storiche degli intellettuali indipendenti. La legge dava la possibilità di criminalizzare posizioni di pensiero o nuove teorie storiche, associando "revisionismo" a "razzismo".
Nel 2007, l'allora ministro della giustizia Clemente Mastella stilò un disegno di legge per poter perseguire penalmente il "negazionismo" dell'Olocausto. Si trattava di un tentativo di reintrodurre il reato di opinione, al fine di tenere sotto controllo gli intellettuali indipendenti facendoli sentire soggiogati e limitati dal sistema di potere. Il disegno di legge è stato approvato con voto unanime nel gennaio 2007.
La legge Mancino è stata dunque riconfermata e ampliata dal disegno di legge Mastella n° 1694. Per non rendere troppo evidente il vero scopo della legge, non è stato citato esplicitamente il termine "negazionismo", limitandosi a mettere in evidenza presunti scopi obiettivi di punire "l'istigazione al razzismo".
Che l'intento non fosse quello di perseguire il vero razzismo è palese nel fatto che nessuna questione è stata mai sollevata di fronte a comportamenti islamofobi o a chiari intenti xenofobi, ad esempio manifestati dai leghisti in moltissime occasioni. Com'è risaputo, molti esponenti di primo piano della Lega Nord hanno sostenuto che gli stranieri poveri fossero come "una malattia", che fossero come animali e che dovessero essere presi a cannonate o a colpi di bazooka. I leghisti ripropongono contro gli immigrati gli stereotipi comuni utilizzati in passato anche contro gli ebrei: dicono che puzzano, sono brutti, sono parassiti, possono attaccare malattie, sono tutti criminali e sono da considerare come bestie. Addirittura, nel 2002 la Lega Nord fece affiggere sui muri di alcune località lombarde un manifesto che mostrava una bambina bionda con gli occhi azzurri (tipologia "ariana") e su cui si leggeva "Sì ai bambini della Padania".(4) Propaganda degna delle peggiori tradizioni nazifasciste.
Eppure non risulta che queste persone siano mai state perseguite penalmente, pur facendo, com'è evidente, incitazione all'odio xenofobo. Al contrario, quest'ultimo viene alimentato ampiamente dai mass media, che si curano di accrescere la paura e il senso di insicurezza dei cittadini, in modo tale che il malcontento venga indirizzato verso gli immigrati e non verso chi crea insicurezza, disperazione e miseria. Il sistema attuale mira ad utilizzare gli immigrati per distogliere l'attenzione dall'impoverimento progressivo a cui sono soggetti i cittadini europei, e al sistema di potere gravemente iniquo e criminale, che produce mafia e corruzione. I criminali, anziché i corrotti e i personaggi che organizzano guerre e commettono genocidi e massacri, diventano gli immigrati poveri, specie se arabi o slavi.
Ovviamente, la propaganda xenofoba non parla mai delle condizioni che gli stegocrati creano nel Terzo Mondo, e cela che la maggior parte degli immigrati lavora duramente per pochi spiccioli, senza alcuna tutela da parte di quelle stesse autorità che professano di voler combattere razzismo e ingiustizie.


 
< Prec.   Pros. >
passaparola
  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

    LEGGI TUTTO...
     
 

Approfondimento quotidiano

newsletter-home.jpg


Video

IL VIDEO/TUTORIAL DEL SITO ANTIMAFIADUEMILA

tutorial-web.jpg
banner-processi-ok.gif

Link

comitato_addiopizzo.gif



liberainformazione.jpg



ilresto_banner.jpg



telejatoweb.jpg



banner_corrierenews_web1.png



banner-u-cuntu-web.jpg




APPELLO

contro-il-lodo-alfano-web0.jpg

Statistiche

Utenti: 891
Notizie: 6430
Collegamenti web: 68
Visitatori: 2896001

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Rss Feed

rss_web.png



Google Adv


Libri

solo-per-giustizia-home.jpg

Libri

e-la-stampa-bellezza-home.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-big--web1.jpg

E' successo oggi

clock.jpg