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Sono di Lino Spatola i resti trovati a Villagrazia di Carini PDF Stampa E-mail

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di Maria Loi – 10 giugno 2008
Palermo
. E’ stato l’esame del Dna a confermare che i resti umani ritrovati a Villagrazia di Carini appartengono al padrino di Tommaso Natale Lino Spatola.





Il 16 gennaio 2008 Gaspare Pulizzi, il colonnello dei Lo Piccolo, ha iniziato a collaborare con la giustizia.
I primi verbali relativi alle sue dichiarazioni sono in gran parte omissati. Ma da quelli in circolazione, è emerso che Pulizzi sa parecchi cose anche degli ultimi delitti che hanno insanguinato l’estate palermitana: quello di Nicola Ingarao, di Giuseppe d’Angelo e di Lino Spatola. Sul quest’ultimo omicidio il boss ha riferito che fu strangolato da Sandro Lo Piccolo perché considerato “troppo vicino” al capomafia di Pagliarelli, Nino Rotolo, che tramava di uccidere Lo Piccolo. Pulizzi ha dichiarato di essere stato lui a prelevare Spatola da casa per condurlo all’appuntamento mortale con i Lo Piccolo. Spatola, pensando che la convocazione di Salvatore Lo Piccolo riguardasse un summit, aveva portato un coniglio e una bottiglia di whisky per brindare, in realtà era una trappola. Quando Pulizzi lo rivede il boss è già morto. I Lo Piccolo lo incaricarono di seppellire il corpo. <<Scavai nel fondo Pottino, a Villagrazia di Carini - ha raccontato Pulizzi -, fra le villette in costruzione accanto l’autostrada, prima dell’aeroporto Falcone Borsellino>>. Ciò che resta di Spatola è stato identificato grazie all’esame del Dna. Si rimane in attesa dell’esito delle analisi per riconoscere i resti di Giovanni Bonanno, reggente del mandamento di Resuttana, sparito l’11 gennaio 2006 con il metodo della lupara bianca per essersi impadronito indebitamente di soldi delle estorsioni di Cosa Nostra.
 
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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