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Rassegna Stampa
Mafia e politica, un'anima sola? | Mafia e politica, un'anima sola? |
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A fare un quadro della situazione italiana oggi, dei problemi e dell’impegno nella lotta alla criminalità organizzata è Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia. Mafia viene spesso utilizzato come termine generico per riferirsi alla criminalità organizzata. Ma quali sono le organizzazioni mafiose presenti in Italia e in cosa si differenziano? «Le organizzazioni criminali italiane tradizionali sono essenzialmente quattro. La mafia siciliana, la ’ndrangheta calabrese, la camorra campana e la sacra corona unita pugliese. Queste criminalità hanno uno strettissimo collegamento con il loro territorio di riferimento. La mafia ha un’organizzazione centralizzata e da quella si dirama sul territorio. Molto diversa è la ’ndrangheta composta essenzialmente da famiglie. La camorra, invece, è un’organizzazione pulviscolare, parcellizzata sul territorio». Da questo quadro appare evidente che si tratta di un fenomeno del Sud Italia, questo significa che le altre aree dello Stato non sono toccate dalla mafia? «No. Si tratta di un fenomeno che nasce e si muove a partire dal Sud, ma poi tende ad infiltrarsi il più possibile nel potere e nell’economia. Abbiamo una continua opera di “mafizzazione” delle altre organizzazioni criminali. L’obiettivo è quello di ottenere il controllo del territorio e delle attività economiche. Gli enormi proventi delle società mafiose hanno, ovviamente, un’origine illegale, questi introiti vengono poi reinvestiti. Le mafie si avvalgono di una lunga serie di consulenti, tecnici e collaboratori, non interni all’organizzazione, che hanno il compito di investire in attività “lecite” e di nascondere, quindi, l’origine del denaro. Gli investimenti vengono fatti in altre parti d’Italia, al Nord in particolare, ma anche al di fuori dei confini nazionali». Quindi le mafie fanno parte dell’economia? «Sì. Questo sistema d’infiltrazione azzera la libertà dei mercati commerciali. I mafiosi intervengono nel mercato partendo da fondi che non gli sono costati niente. A differenza degli altri imprenditori a loro il denaro non costa niente, e dunque uccidono la libera concorrenza». Possiamo quantificare la presenza della mafia sul territorio nazionale? «È molto difficile. Per fare un esempio, secondo le stime nella mafia siciliana i componenti effettivi, cioè quelli che hanno fatto il giuramento sono 5mila. I siciliani sono 5 milioni quindi non ci dovrebbe essere storia, insomma i siciliani dovrebbero facilmente far soccombere i mafiosi. In realtà questi numeri sono ingannevoli, perché a reggere il sistema non sono solo i mafiosi organici, ma tutta quella serie di collaboratori a vario titolo e collusi presenti sul territorio». In quali settori si muovono le mafie? «Nel territorio sono i gestori del traffico di stupefacenti, del racket, del gioco clandestino. Si infiltrano negli appalti pubblici tramite imprese mafiose o collegate alla mafia. La grande capacità di queste organizzazioni è quella di coniugare i loro antichi principi con la modernità. S’infiltrano rapidamente in qualsiasi settore ci siano nuove possibilità di guadagno. Per esempio nel settore dei rifiuti. Ricordo un’intercettazione in cui un mafioso diceva a un altro: “Buttiamoci nella monnezza che è oro”. Ma non è una capacità recente. In un’altra intercettazione che risale esattamente al giorno della caduta del muro di Berlino, un mafioso diceva a un suo “inviato” in Germania: “Vai subito a comperare a Berlino Ovest, devi comperare tutto, alberghi, ristoranti, discoteche”». Insomma sembrerebbero ottimi imprenditori? «Imprenditori che lavorano senza avere il problema del costo del denaro e che impongono le loro imprese sul mercato con l’uso della violenza e dell’intimidazione». Le organizzazioni mafiose escono al di fuori dei confini nazionali, come è possibile?
«Acquisiscono potere economico e investono in altri Paesi.
In quasi tutto il mondo ci sono basi mafiose, che si collegano con le
organizzazioni criminali locali. Nel traffico di stupefacenti le mafie italiane
si legano con le organizzazioni olandesi, spagnole e delle coste africane. Il
mercato della droga si lega poi con il traffico delle armi e la prostituzione.
Ci sono incroci con la Colombia e i Paesi dell’Est. Quando si va al di fuori
dell’Italia la mafia si appoggia su concittadini emigrati. Essendo della stessa
regione o città c’è solidarietà e fratellanza, e spesso così riescono ad
ottenere appoggio logistico e a creare delle relazioni per poter iniziare la
loro “attività”». |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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