La Rivista
Salvatore Borsellino
Intervista a Salvatore Borsellino | Intervista a Salvatore Borsellino |
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Pagina 2 di 2 Ecco, Paolo Borsellino in quei giorni era su tutti i giornali, per 57 giorni fu su tutti i giornali, e allora può un’alta carica dello Stato com’era Mancino non ricordare un simile incontro? O soffre veramente di qualcosa di peggio dell’Alzheimer, o di amnesie croniche, oppure mente spudoratamente. Mente spudoratamente, perché il punto è che a lui fa comodo non ricordare quell’incontro: perché se se lo ricordasse, allora poi dovrebbe dire innanzitutto perché Paolo vide uscire dal suo ufficio Contrada e Parisi, proprio pochi minuti dopo che nell’interrogatorio Mutolo gli aveva rivelato che Contrada era colluso con la mafia. Voi pensate, Borsellino stava interrogando Mutolo, Mutolo gli rivela proprio in quel momento (oltre al giudice Signorino, che si era venduto alla mafia per debiti di gioco) tutte le infiltrazioni mafiose nelle istituzioni, in particolare nei servizi segreti e nella polizia, gli fa esattamente il nome di Contrada, e proprio in quel momento Paolo viene chiamato dal ministro, quando invece nessuno dovrebbe sapere che Gaspare Mutolo gli sta parlando di quelle cose. Ebbene lui arriva nell’ufficio del ministro e ne vede uscire Contrada, quindi capisci lo sconvolgimento che deve avere provato Paolo, e quindi il motivo per cui Mutolo racconta che Paolo al suo ritorno era così agitato che si accese due sigarette una dopo l’altra e se le mise in bocca contemporaneamente. Ecco, questo è il motivo per cui Mancino non può ricordare, perché se ricordasse allora ci dovrebbe parlare anche di quell’ignobile patto tra Stato e mafia che sicuramente fu proposto a Paolo in quell’ufficio, patto al quale Paolo si dev’essere rifiutato sdegnosamente di aderire: motivo per il quale egli dovette essere eliminato pochi giorni dopo, in tutta fretta. I: Ecco, proprio da questo fatto ci è sorta una domanda: pensando alla vita di Paolo ci ricordiamo tutti come lui fosse un uomo con un profondissimo senso delle istituzioni, un uomo che si immedesimava totalmente nel suo ruolo di magistrato e nutriva profonda fiducia nella democrazia: ma allora, se gliene ha parlato, come viveva lui la scoperta di questi fatti così gravemente antigiuridici ed immorali, che sembravano minare l’esistenza stessa di una vera democrazia in Italia? S: La viveva in maniera veramente tragica, tanto che vedendolo nelle interviste di quei giorni (io allora abitavo a Milano e l’ultima volta che incontrai Paolo di persona fu nelle vacanze natalizie del 1991) Paolo sembrava essere invecchiato di dieci anni in due mesi. Disse più di una volta “Sto vivendo la mafia in diretta”, perché si stava rendendo conto di che cosa veramente era la mafia: qualcosa che lui magari fino a quel momento aveva solo potuto sospettare od intuire, cioè che la mafia fosse già pesantemente addentrata all’interno delle istituzioni. Agnese (la moglie di Paolo, N.d.R.) racconta che, tornando da questi interrogatori, Paolo più di una volta aveva vomitato, quindi si può capire da questa reazione come Paolo vivesse quei giorni. Sicuramente in quelle rivelazioni che gli furono fatte stanno alcuni dei motivi per cui venne infine eliminato, e sicuramente io chiederò, visto che la giustizia non li sta adoperando come dovrebbe, di avere i verbali degli interrogatori di Gaspare Mutolo e Leonardo Messina. Sto cercando di ottenere anche quello di Vincenzo Calcara, perché purtroppo lo stato non può processare sé stesso, come continuo a ripetere. I: E’come se Paolo fosse arrivato a toccare un cortocircuito dello Stato, come se avesse scoperto una sorta di segreto indicibile, il che comportò la sua condanna a morte. S: Guarda, io ho sentito più volte dire da persone che erano più vicine di me a Paolo, che sulla morte di mio fratello non si sarebbe mai venuta a sapere la verità, perché altrimenti sarebbe saltato in aria lo Stato italiano. Quindi io sono non rassegnato, perché quello non lo sono affatto, però so che non riuscirò a veder fatta giustizia per mio fratello. Però non per questo bisogna smettere di lottare: anzi bisogna alzare il livello della nostra reazione per opporsi a questa vergogna che è la giustizia negata a questi uomini, da un lato, ma la giustizia negata anche all’Italia intera, dall’altro. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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