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Salerno-Reggio, l'autostrada dei clan | Salerno-Reggio, l'autostrada dei clan |
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Pagina 2 di 2 Gli è stato revocato dal prefetto di Roma - dove la società ha la sede legale - che ha ricevuto un dossier inviato da Reggio e firmato dalla Dia, un´informativa sui pericoli e i tentativi di infiltrazione mafiosa «sulla gestione di alcuni cantieri della Salerno-Reggio Calabria e della nuova strada statale 106 jonica». Una decisone presa dopo gli «accessi» (le verifiche periodiche delle forze di polizia previste dalla legge antimafia) e che ha bloccato appalti per 232 milioni di euro. Un provvedimento contestato dalla società con un ricorso al Tar del Lazio, il 18 giugno il tribunale amministrativo deciderà le sorti della Condotte spa. È uno scontro senza precedenti sugli appalti pubblici. Da una parte ci sono le indagini sulla vergogna permanente dei grandi lavori in Calabria, dall´altra le imprese si dichiarano prigioniere fra criminalità e Stato. Chiedono di rivedere le regole. Qualcuno mette in discussione perfino la Rognoni-La Torre, la legge antimafia approvata nel 1982 dopo l´uccisione a Palermo del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. «Così com´è, è una meraviglia per la mafia ma non per gli imprenditori che vogliono lavorare seriamente. Lo Stato non può andare contro la grande impresa. Ci deve indirizzare, ci deve proteggere e invece… siamo molto preoccupati», dice Duccio Astaldi, il vicepresidente della Condotte spa. Aspetta il verdetto del 18 giugno e intanto spiega: «Noi non abbiamo mai accettato compromessi con quella gente, abbiamo sempre denunciato tutto, però adesso ci ritroviamo in questa incredibile situazione». Nell´inchiesta giudiziaria che sfiora la Condotte spa (il suo manager in Calabria è indagato ma non imputato), è ricostruito lo scenario calabrese: «Si comprende molto bene che la Condotte spa mirava, attraverso un giro di fatture maggiorate, a ricavare un surplus finanziario e a metterlo a disposizione per la tassa ambientale da versare alle cosche mafiose». E ancora: «Sia Condotte spa sia Impregilo spa hanno compreso molto bene la realtà mafiosa calabrese, insediando nelle loro società personaggi che da sempre hanno avuto a che fare con esponenti della criminalità organizzata e con imprese di riferimento delle cosche. La scelta di rivestirli della carica di capo area della Calabria non è casuale e la prova viene direttamente dalle indagini pregresse che hanno già portato ad inquisire questi professionisti che erano scesi a patti con la ´ndrangheta». Chilometro dopo chilometro, sull´autostrada lo schema operativo delle «famiglie» è sempre lo stesso. La cosca del luogo pretende quel 3 per cento. E poi impone anche le sue ditte per i sub appalti. Fornisce cemento, calcestruzzo, sabbia, pietrisco. Obbliga tutti a utilizzare le sue cave e i suoi camion. Costituisce società e «cartelli» di imprese ancora prima che il contratto di appalto sia sottoscritto. Si fanno trovare già pronti i boss. Quando arrivano i general contractor sanno sempre a chi rivolgersi, con chi trattare. Quanto chiedere e quanto avere. Avete mai ricevuto una comunicazione da Confindustria dopo il provvedimento di sospensione del prefetto? Risponde ancora Duccio Astaldi della Condotte: «Né da Confindustria né dai vertici dell´Associazione costruttori che ci conoscono e sanno bene come lavoriamo». Ve l´avevamo detto che il «pizzo» non è uguale per tutti. Ce n´è uno in Sicilia e ce n´è un altro in Calabria. Ce n´è uno che vale per il piccolo commerciante e ce n´è un altro per i grandi gruppi. C´è quello che riduce in schiavitù l´imprenditore del Sud e quell´altro che aggredisce l´imprenditore del Nord. Comunque, sull´autostrada della vergogna, tutti evitano di chiamarlo «pizzo». LA REPUBBLICA EDIZIONE NAZIONALE |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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