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Antimafia Duemila

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Intercettazioni: politici bugiardi e ipocriti PDF Stampa E-mail

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E’ pretestuoso nascondere dietro il paravento della privacy l’attacco della maggior parte dei politici ad una delle poche armi rimaste in mano alla magistratura inquirente e alle forze dell’ordine impegnate in delicate inchieste: le intercettazioni.

Già con uomini e mezzi ridotti all’osso e con cavilli legislativi che ostacolano l’azione repressiva contro crimini e criminali gli investigatori si ritroverebbero così con una capacità di azione davvero limitata. E la storia ci insegna benissimo che mafia e terrorismo non sono l’unica piaga che infetta il nostro Paese, anche perché Cosa Nostra, ‘ndrangheta e Camorra non sarebbero così potenti e devastanti se non godessero della collusione di settori deviati in tutti i poteri, a cominciare proprio dalla politica, per poi coinvolgere l’alta finanza, il mondo delle imprese, e persino le forze dell’ordine stesse e la magistratura corrotta con cui condividono metodi e scopi.
Dire che si consentono le intercettazioni per indagini di mafia e fare finta di non dover considerare questo aspetto è una ipocrisia oltre ad una manipolazione bella e buona dell’informazione. Ancora si vuol far credere che le mafie siano mere organizzazioni criminali da perseguire con mezzi ordinari.
In realtà si sta promulgando un dictat che obbliga i magistrati che onestamente svolgono il loro lavoro e le forze dell’ordine ad agire solo per colpire i delinquenti minori pretendendo di diffondere nel cittadino la falsa impressione che la sicurezza si ottiene solo arginando chi manifesta il crimine e non chi lo causa, lo alimenta e lo protegge.
Per non parlare del bavaglio di ferro che si vuole imporre all’informazione, quella seria ovviamente che non si trastulla sui pettegolezzi che riguardano persone di presunto successo di cui abbonda il nostro bagaglio cultural-televisivo. Si vuole impedire che i cittadini sappiano come si comporta chi li rappresenta al di là delle responsabilità puramente penali o giudiziarie. Quali personaggi, con quale senso delle istituzioni e delle regole e con quali obiettivi amministrano la res che dovrebbe essere pubblica e che invece è sempre più un cortiletto dove vengono coltivati interessi privati e di natura meschina e gretta.
Siano onesti almeno questi signori, ci dicano che pretendono l’assoluta licenza di comportarsi come credono al di sopra della legge e del giudizio dei cittadini che, sempre più inebetiti da una informazione supina e connivente, credono e pure con convinzione, di essere difesi e invece sono strumentalmente ingannati.
Abolire le intercettazioni e la possibilità di renderle pubbliche, nel rispetto dell’intimità personale e senza arrecar danno alle indagini, è l’ennesima mossa per rendere i cittadini sempre più inermi sudditi.

La redazione di ANTIMAFIADuemila
 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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