| Intercettazioni: politici bugiardi e ipocriti |
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E’ pretestuoso nascondere dietro il paravento della privacy l’attacco
della maggior parte dei politici ad una delle poche armi rimaste in
mano alla magistratura inquirente e alle forze dell’ordine impegnate in
delicate inchieste: le intercettazioni. Dire che si consentono le intercettazioni per indagini di mafia e fare finta di non dover considerare questo aspetto è una ipocrisia oltre ad una manipolazione bella e buona dell’informazione. Ancora si vuol far credere che le mafie siano mere organizzazioni criminali da perseguire con mezzi ordinari. In realtà si sta promulgando un dictat che obbliga i magistrati che onestamente svolgono il loro lavoro e le forze dell’ordine ad agire solo per colpire i delinquenti minori pretendendo di diffondere nel cittadino la falsa impressione che la sicurezza si ottiene solo arginando chi manifesta il crimine e non chi lo causa, lo alimenta e lo protegge. Per non parlare del bavaglio di ferro che si vuole imporre all’informazione, quella seria ovviamente che non si trastulla sui pettegolezzi che riguardano persone di presunto successo di cui abbonda il nostro bagaglio cultural-televisivo. Si vuole impedire che i cittadini sappiano come si comporta chi li rappresenta al di là delle responsabilità puramente penali o giudiziarie. Quali personaggi, con quale senso delle istituzioni e delle regole e con quali obiettivi amministrano la res che dovrebbe essere pubblica e che invece è sempre più un cortiletto dove vengono coltivati interessi privati e di natura meschina e gretta. Siano onesti almeno questi signori, ci dicano che pretendono l’assoluta licenza di comportarsi come credono al di sopra della legge e del giudizio dei cittadini che, sempre più inebetiti da una informazione supina e connivente, credono e pure con convinzione, di essere difesi e invece sono strumentalmente ingannati. Abolire le intercettazioni e la possibilità di renderle pubbliche, nel rispetto dell’intimità personale e senza arrecar danno alle indagini, è l’ennesima mossa per rendere i cittadini sempre più inermi sudditi. La redazione di ANTIMAFIADuemila |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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