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Antimafia Duemila

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Aug 29th
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Intercettazioni: politici bugiardi e ipocriti PDF Stampa E-mail

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E’ pretestuoso nascondere dietro il paravento della privacy l’attacco della maggior parte dei politici ad una delle poche armi rimaste in mano alla magistratura inquirente e alle forze dell’ordine impegnate in delicate inchieste: le intercettazioni.

Già con uomini e mezzi ridotti all’osso e con cavilli legislativi che ostacolano l’azione repressiva contro crimini e criminali gli investigatori si ritroverebbero così con una capacità di azione davvero limitata. E la storia ci insegna benissimo che mafia e terrorismo non sono l’unica piaga che infetta il nostro Paese, anche perché Cosa Nostra, ‘ndrangheta e Camorra non sarebbero così potenti e devastanti se non godessero della collusione di settori deviati in tutti i poteri, a cominciare proprio dalla politica, per poi coinvolgere l’alta finanza, il mondo delle imprese, e persino le forze dell’ordine stesse e la magistratura corrotta con cui condividono metodi e scopi.
Dire che si consentono le intercettazioni per indagini di mafia e fare finta di non dover considerare questo aspetto è una ipocrisia oltre ad una manipolazione bella e buona dell’informazione. Ancora si vuol far credere che le mafie siano mere organizzazioni criminali da perseguire con mezzi ordinari.
In realtà si sta promulgando un dictat che obbliga i magistrati che onestamente svolgono il loro lavoro e le forze dell’ordine ad agire solo per colpire i delinquenti minori pretendendo di diffondere nel cittadino la falsa impressione che la sicurezza si ottiene solo arginando chi manifesta il crimine e non chi lo causa, lo alimenta e lo protegge.
Per non parlare del bavaglio di ferro che si vuole imporre all’informazione, quella seria ovviamente che non si trastulla sui pettegolezzi che riguardano persone di presunto successo di cui abbonda il nostro bagaglio cultural-televisivo. Si vuole impedire che i cittadini sappiano come si comporta chi li rappresenta al di là delle responsabilità puramente penali o giudiziarie. Quali personaggi, con quale senso delle istituzioni e delle regole e con quali obiettivi amministrano la res che dovrebbe essere pubblica e che invece è sempre più un cortiletto dove vengono coltivati interessi privati e di natura meschina e gretta.
Siano onesti almeno questi signori, ci dicano che pretendono l’assoluta licenza di comportarsi come credono al di sopra della legge e del giudizio dei cittadini che, sempre più inebetiti da una informazione supina e connivente, credono e pure con convinzione, di essere difesi e invece sono strumentalmente ingannati.
Abolire le intercettazioni e la possibilità di renderle pubbliche, nel rispetto dell’intimità personale e senza arrecar danno alle indagini, è l’ennesima mossa per rendere i cittadini sempre più inermi sudditi.

La redazione di ANTIMAFIADuemila
 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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